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La servitù volontaria del “folle volgo”

ottobre 6, 2020 • Politica, z in evidenza

di Loredana Biffo –

 

“I segreti de’ regi al folle volgo, ben commessi non sono” . Questo faceva dire Tasso a Torrismondo. Infatti in base al principio “salis rei publica suprema lex” il sovrano per diritto divino o di natura, o per diritto di conquista ha il dovere di tenere celati il più possibile i suoi disegni. E la sua immagine, nonché la somiglianza al Dio nascosto, tanto più il sovrano è potente, a maggior ragione adempie alla funzione di governare sudditi, che dovranno essere indotti e docili.

In base a questa visione, la raffigurazione del rapporto tra governante e governato, consiste in una sinallagma, ovvero un rapporto di scambio: il governante presta protezione e in cambio riceve obbedienza; poiché chi protegge deve avere mille occhi, chi obbedisce non deve vedere alcunché. La protezione suprema, richiede la cieca obbedienza.

Naturalmente questa è una visione assolutista del potere e del governo, nonché del rapporto con quelli che erano sudditi, e che con la democrazia rappresentativa (ormai allo smantellamento) sono divenuti cittadini. Nello stato autocratico, il segreto e l’imposizione non sono l’eccezione ma la regola; quando non puoi fare a meno di apparire in pubblico, ti metti la maschera; si ricordi il tema della “nobile menzogna” di Platone o i “discorsi sofistici” di Aristotele.

E’ quindi fondamentale far diventare communis opinion  la menzogna o l’assurdo, perché chi detiene il potere ha il diritto di mentire e “simulare”, facendo apparire ciò che non è, e dissimulare ciò che è. In passato si faceva il paragone del medico che nasconde al malato la malattia, oggi con la questione del Covid 19, avviene l’opposto, si enfatizza la malattia per scopi politici e non per il bene dei cittadini. Scriveva il grande Bodin: “Non si devono risparmiare né le belle parole, né le promesse” (le minacce, potremmo aggiungere oggi): infatti in questo caso Platone e Senofonte permettevano ai magistrati e ai governanti di mentire, come si faceva con i bambini e i malati.

Ma veniamo a noi, alla vicenda del virus Covid-19, siamo passati dal brindare ai navigli  (alias Zingaretti) quando già era stato proclamato lo stato di emergenza, al bloccare totalmente il paese con gli arresti domiciliari per tutti. Tuttavia, nel pieno della viralità di marzo e aprile, non si aveva obbligo di mascherina all’aperto se non in caso di affollamento, al “imbavagliamo tutti” oggi che non vi è altra emergenza che quella dei neuroni asfittici di quelli che a decreto non ancora approvato, indossano “volontariamente” la mascherina all’aperto, in spiaggia, in montagna, ovunque sia immaginabile, perché temono di essere contagiati dagli asintomatici. Naturalmente aggredendo e trattando da untori coloro che non fanno altrettanto, con tanto di repertorio trito e ritrito che i ventriloqui del governo ripetono “siete irresponsabili nei confronti degli altri”; ma questo è naturale, i servi truci sono sempre i migliori alleati dei governi autoritari. Quindi sia dannato chi obietta, schierare l’esercito per gli indomiti ribelli della mascherina salvavita, minacce di isolamento totale e ri-chiusura del paese, scaricate app immuni, zitti e muti che se no vi facciamo il TSO.

Siamo scivolati dalla dittatura sanitaria alla dittatura paternalistica tout-court, e la china si fa sempre più scivolosa. Stranamente nessuno si scandalizza che l’OMS abbia candidamente ammesso che il lokdown è a tutti gli effetti una misura politica.

Tutto questo provoca un’ulteriore riflessione, i rapporti di potere possono essere simmetrici o asimmetrici, la forma ideale di governo democratico nasce dall’accordo di  ciascuno con tutti gli altri, ovvero dal pactum societario, mentre ora ci troviamo in un rapporto asimmetrico dove l’ordine arriva dal sovrano che instaura un rapporto comando-obbedienza; il massimo della coazione e il minimo della libertà, proprio come quelle istituzioni sociali fondate fondate sul principio del massimo  coercitivo, come i manicomi, le caserme e in parte gli ospedali, che erano state definite “totali” perché “tutto ciò che non è proibito è obbligatorio”. Tutto questo può essere definito il modello ideale dello stato autocratico. 

E ancora potremmo dire che l’ideale a cui si ispira il potere del governante mediocre, è di diventare onniveggente e invisibile, come mirabilmente spiegava Foucault nell’analisi del Panopticon di Bentam: “un insieme di celle separate, racchiudenti ciascuna un detenuto, disposte a raggiera e terminanti in una torretta , dall’alto della quale il sorvegliante, simbolo del potere, può vedere ad ogni momento gli atti anche minimi del sorvegliato. Importante non è che i prigionieri vedano chi li vede: importante è che sappiano che c’è qualcuno che li vede, o meglio che li può vedere. Foucault definisce correttamente il Panopticon come una macchina per dissociare la coppia “vedere-essere visto”. Chi vede non è visto, chi non vede è visto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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