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L’istrione Renato Zero e i suoi 50 anni di carriera

ottobre 1, 2020 • Paralleli, z in evidenza

Un numero 1 che si chiama Zero, il grande cantautore de “Il Triangolo” compie 70 anni.

Un artista unico e irripetibile il cantautore e showman romano Renato Fiacchini, noto al pubblico con lo pseudonimo di Renato Zero, il 30 settembre ha compiuto 70 anni. Fin dagli inizi della sua carriera si è da subito distinto per talento, verve e carisma in una personalità brillante, vitale e estremamente profonda sorprendendo e emozionando il suo pubblico in quasi mezzo secolo da protagonista della canzone italiana. 

Misterioso e al tempo stesso esuberante, in bilico fra canzone melodica popolare e ricerca intellettuale e esistenziale, caratterizzato da un’espressività e da una sensibilità davvero eccezionali e da un forte senso dello humour presente in testi straordinari come “Il triangolo” maliziosa canzone sull’infedeltà o la spiritosa e frizzante “Baratto” così come da forti slanci spirituali in classici come “Il cielo”, questo artista è un personaggio davvero particolare.  Versatile e teatrale ma enigmatico e imprevedibile, molto estroso e estroverso in scena è sempre stato estremamente riservato sulla sua vita privata. Proprio come altri grandi showman, da Freddie Mercury, David Bowie o Marc Bolan leader dei T-Rex, Renato Zero si esibiva scatenato sul palco, si travestiva, indossava maschere e costumi ma ben poco si sapeva della sua vera indole, camuffando con le sue maschere il suo vero volto proprio come loro.

Quasi cinquant’anni di carriera, è in giro dal 1973, egli ha affrontato una pluralità di tematiche anche molto scomode, dall’amicizia nella bellissima “Amico”, uno dei suoi più grandi successi, alla sessualità senza mai scadere nella volgarità, dalla solitudine, dalla fragilità della vita,  alla malinconia esistenziale di canzoni “serie” poetiche e intellettuali. Ne sono un esempio capolavori come  I migliori anni della nostra vita”, “La pace sia con te” e “L’impossibile vivere”, uno dei suoi testi migliori, o la splendida riflessione sulla vita e sulla morte “Il carrozzone” del 1979.

Questo artista,  dalla voce melodica e suggestiva e misto di grinta, audacia e sentimento, si è segnalato per la sua abilità di intrattenitore oltre che di musicista e di arrangiatore nei concerti e nelle apparizioni televisive e per l’originalità del suo percorso artistico. Nato da famiglia medio borghese, figlio di un poliziotto, abbandonò presto la scuola, studiando fino alla terza media per dedicarsi alle sue passioni, dal cinema alla musica. Fin da giovane si cimentò nel canto e in brevi siparietti pubblicitari, sviluppando la sua inconfondibile vena istrionica, l’abilità di inscenare emozioni e stati d’animo opposti fra loro e lo caratterizzarono fin dalla fine degli anni ’60 quando venne scoperto dal ballerino e showman italoamericano Don Lurio che rimase stregato dal suo talento mentre si esibiva nel celebre locale romano “Piper”.

Fra le tappe della sua lunga e fortunata carriera artistica da segnalare la svolta nei primi anni ’70 quando si immerse totalmente nella scena glam rock, quel rock espressivo e secco alla David Bowie, Rod Stewart o del primo Elton John di  brani trascinanti come Saturday night is right for fighting, dove si esibiva dimenandosi con vestiti luccicanti, capelli lunghi e trucco vistoso ricordando la band dei Kiss ma mantenendo un repertorio di cantautorato italiano in un mix estremamente coinvolgente.

In bilico fra leggerezza e impegno, ribelle e intellettuale, refrattario a etichette e definizioni, molto legato al suo pubblico che ha sempre definito affettuosamente “sorcini” (in romanesco “topolini”), Renato Zero ha dato il suo meglio fra la metà degli anni ’70 e i primi anni ’80 per poi rifiorire negli anni ’90 dove si è reinventato cambiando la sua immagine, da quella di brillante frontman, anticonformista e eccentrico a cantautore maturo e raffinato. Zero non è stato un semplice cantautore, ma ha  inventato un modo nuovo di scrivere canzoni e di stare sul palco, poeta ribelle e altruista della canzone italiana, dedito a ideali sociali e umanitari così come a una instancabile creatività espressa in capolavori come “Più su” canzone davvero emozionante o “Spalle al muro” sul passare del tempo, descrivendo una vasta gamma di emozioni e di sensazioni mantenendo originalità, verve e espressività nonostante crisi artistiche e personali e momenti di difficoltà dai quali ha sempre saputo risollevarsi.

Intenso, a volte spiazzante, filosofico e cerebrale così come viscerale, malizioso, provocatorio e sarcastico Renato Zero ha dato una immagine di cantautore romano del tutto personale e al di fuori di stereotipi e luoghi comuni. Lontano anni luce dal “romanticismo senza pretese”, dal sentimentalismo di Ramazzotti, Baglioni o Venditti, artisti molto validi ma esponenti di una canzone italiana molto più classica, dal sentimentalismo nostalgico e struggente di Lucio Battisti, Zero ha innovato ma senza stravolgere la canzone italiana.

Nel suo percorso artistico si è rivelato un efficace esempio di “cantattore”, un attore che cantava, un cantastorie vagabondo e sognatore capace di emozionare senza sprofondare nella banalità, di divertire e di commuovere tre generazioni di fans, di svelare al pubblico i suoi stati d’animo senza rivelare nulla o quasi della sua vita, in una ricerca musicale e intellettuale stimolante e interessante per chi è in grado di apprezzarla e di coglierne il fascino e l’intensità rimasta invariata nonostante il trascorrere del tempo e delle generazioni. 

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