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La pira dell’Occidente

ottobre 1, 2020 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Intervista a Bruce Thornton*, in esclusiva per Caratteri Liberi con versione in inglese  a margine.

Professor Thornton, vorrei iniziare con una citazione da un suo recente articolo scritto per Frontpage Magazine: «Il marxismo è stato così mantenuto in vita nella sua forma “più gentile” di progressismo», quali relazioni collegano il marxismo e il progressismo? 

Il marxismo e il progressismo condividono due idee importanti. Entrambi sono il frutto dello scientismo: la discutibile nozione che possa esserci una comprensione “scientifica” della natura e del comportamento umano. Poiché il marxismo, la filosofia della storia di Marx – inteso come l’avanzamento progressivo e graduale verso l’abolizione della proprietà privata in un’utopia di giustizia sociale – è visto come un fatto scientifico piuttosto che come una filosofia. Allo stesso modo il progressismo nasce dalla creazione delle cosiddette “scienze umane” come la sociologia, la psicologia e l’economia, che forniscono una comprensione della natura e del comportamento umano come conseguenza di leggi materialiste simili alla fisica. Questo porta alla seconda somiglianza: la tecnocrazia. Entrambe le ideologie ritengono che una élite di esperti illuminati, armati di conoscenze “scientifiche”, dovrebbe avere il potere di gestire la società e di fare politica sulla base di tali conoscenze piuttosto che sulla tradizione, sulla saggezza pratica, sul buon senso.  Entrambe sono quindi antidemocratiche e sempre potenzialmente tiranniche.

Dopo la prima guerra mondiale, lo scrittore francese Paul Valéry disse: “Noi civiltà ora sappiamo di essere mortali”. Qual è lo “stato di salute” della civiltà occidentale? Chi sono oggi i suoi principali nemici?

Malsano. L’Occidente da oltre un secolo sta subendo quella che Solzhenitsyn ha definito una “la rabbia dell’automutilazione”, facendo proprio un dubbio di sé alla moda e un’autodenigrazione basata su presunti crimini come il colonialismo, l’imperialismo, il razzismo, il sessismo, ecc.

L’Occidente ha inoltre accettato la dubbia idea che “il paradiso in terra” possa essere creato, e gli esseri umani liberati dalle dimensioni tragiche dell’esistenza umana che ha definito l’umanità fin dal suo inizio, legittimando così il pericoloso disgusto di sé a causa della nostra incapacità di raggiungere quell’impossibile utopia. Queste disfunzioni del pensiero indeboliscono i nostri nervi ed erodono il patriottismo, che, correttamente inteso è l’affetto e la fedeltà al nostro stile di vita e ai beni come la libertà politica e i diritti umani che lo definiscono. Senza questa fiducia, la nostra autostima si erode e ci rende riluttanti a rischiare di affrontare definitivamente le sfide globali che dobbiamo affrontare – la jihad islamica e, a partire da ora, la minaccia esistenziale della Cina comunista, che intende chiaramente soppiantare gli Stati Uniti come potenza dominante del mondo.

In Italia, come in tutta Europa, è in corso un processo di scristianizzazione e di abbandono del triplice patrimonio occidentale: Greco, romano, giudeo-cristiano. La civiltà europea è ridotta solo all’Illuminismo. Quali sono le origini intellettuali di questa tendenza?

La secolarizzazione, che ha cominciato a diffondersi a metà dell’Ottocento, è arrivata al punto per cui il Cristianesimo d’Occidente è ormai una mera scelta di vita, non più valida di qualsiasi altra preferenza soggettiva. Infatti, in alcuni ambiti di sinistra è inferiore a una fede militante come l’islam, che gode di privilegi ed esenzioni che in Occidente non sono stati mai permessi ai cristiani. Con il cristianesimo indebolito, il fondamento necessario di idee come i diritti inalienabili, i diritti umani, l’individualismo, la libertà politica e simili, cosa resta per dare un’autorità trascendente a tutti questi ideali? Diventano mere preferenze culturali soggettive dell’Occidente, non verità trascendenti al di là della negoziazione.

E dobbiamo notare che la notevole creazione di ricchezza nel secolo scorso, e le tecnologie che ci liberano dalla fatica quotidiana, dalla fame, dalla malattia e dalla morte precoce, ci hanno ingannati nel credere che possiamo fare a meno di Dio e di qualsiasi pensiero relativo al destino dell’anima. Viviamo per il presente, per il consumo e il piacere. Ma in un mondo di nemici spietati, fiduciosi in ciò in cui credono e per cui sono pronti a uccidere e  a morire, la dolce vita edonistica non è altro che un suicidio. Nessuno combatterà e morirà per più canali via cavo o l’I-phone o i videogiochi.

Lei ha scritto un libro intitolato Greek Ways. How the Greeks created Western civilization, non tradotto in italiano, può dirci perché la Grecia antica è così importante e perché un giovane studente americano o europeo dovrebbe studiare l’antichità classica?

Devo darle una risposta breve. Gli antichi greci sono stati i primi a praticare quella che io chiamo “coscienza critica”: la volontà di pensare analiticamente a tutto, dal cosmo alla propria cultura e al proprio sé. Da quell’abitudine scaturiscono tutte le innovazioni, in particolare la filosofia, l’arte, il razionalismo e i governi costituzionali, che ancora oggi definiscono l’Occidente. E l’abitudine alla critica porta a mettere in discussione ciò che una cultura dà per scontato, sia la medicina, l’etica o qualcosa come la schiavitù. Il male della schiavitù è stato per lo più terminato all’inizio del XIX secolo dagli abolizionisti cristiani in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Ma i primi semi dell’abolizionismo furono piantati da greci come Alcidamante all’inizio del IV secolo a.C., il quale  disse: “Il dio ha dato la libertà a tutti gli uomini, e la natura non ha reso l’uomo schiavo”. Come disse il grande storico Jacob Burckhardt: “Noi vediamo con gli occhi dei greci e quando parliamo usiamo le loro frasi”.

Il filosofo Leo Strauss, esperto sia di Platone che di Maimonide, ha concluso che non è possibile giungere a una sintesi soddisfacente tra Atene e Gerusalemme. Qual è la sua opinione sul rapporto tra ragione e fede?

Penso che Dante nella Commedia sia la guida migliore su questa questione. La modernità, avendo affermato a priori che tutta la realtà è materiale, ha ridotto la ragione a un metodo per comprendere e manipolare il mondo materiale. Ma c’è una realtà spirituale, un’anima che ci rende umani e un Dio che ci ha creati. La teologia cristiana è razionale e coerente, per non dire che è meglio supportata dall’evidenza empirica e dall’esperienza. A mio avviso la descrizione che Dante fa dell’anima, del peccato e della redenzione è molto più aderente alla nostra natura complessiva, materiale e spirituale, di quanto non lo siano le varie panacee pseudo-scientifiche e riduzioniste della psicologia moderna.

Quanto sono importanti l’antica Roma e l’Italia nella definizione dell’identità occidentale?

Dirò semplicemente: senza la sintesi di Gerusalemme, Atene e Roma, non c’è identità occidentale. Queste tradizioni hanno creato la coscienza e la vita della mente, senza la quale non possiamo essere pienamente umani. Roma ha un’importanza particolare che deriva dalla sua cristianizzazione, che ha conservato, interiorizzato, e in alcuni casi superato, il patrimonio di Atene. Roma ha creato l’infrastruttura dell’Europa moderna, che ha superato il crollo della sua autorità nell’Europa occidentale. Roma e l’Italia rappresentano uno dei nostri antenati intellettuali, e non possiamo conoscere appieno noi stessi se non conosciamo la storia e le conquiste di Roma

*Bruce Thornton è uno dei più influenti filosofi conservatori degli Stati Uniti d’America. È professore di studi classici alla California State University e ricercatore presso il Hoover Institution dell’Università di Stanford. È autore di nove libri e numerosi saggi, mai apparsi in italiano, sulla cultura classica e la sua influenza sulla civiltà occidentale. Vogliamo qui ricordare: Plagues of the Mind: The New Epidemic of False Knowledge (1997), Greek Ways. How the Greeks Created Western Civilization (2000), Decline and Fall: Europe’s Slow Motion Suicide (2007) e The Wages of Appeasement: Ancient Athens, Munich, and Obama’s America (2011).

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by Davide Cavaliere –

 Bruce Thornton exclusively for Caratteri Liberi 

Professor Thornton, I would like to start with a quote from your recent article written for Frontpage Magazine, «Marxism has thus been kept alive in its “gentlest” guise of progressivism», what relations connect Marxism and progressivism?

Marxism and progressivism share two important ideas. Both are the fruit of scientism: the questionable notion that there can be a “scientific” understanding of human nature and behavior. For Marxism, Marx’s philosophy of history–– as a progressive, phased advancement towards the abolition of private property in a utopia of social justice–– is viewed as a scientific fact rather than a philosophy. Likewise progressivism springs from the creation of the so-called “human sciences” like sociology, psychology, and economics, all of which provide an understanding of human nature and behavior as the consequence of materialist laws akin to physics. This leads to the second similarity: technocraxcy. Both ideologies believe that an elite of enlightened experts, armed with “scientific” knowledge, should be empowered to run society and make policy on the basis of that knowledge rather than on tradition, practical wisdom, common sense.  They both then are antidemocratic and always potentially tyrannical.

After the First World War, the French writer Paul Valéry said: “We civilizations now know that we are mortal”. What is the “state of health” of Western Civilization? Who are your main enemies today?

Unhealthy. The West for over a century has been undergoing what Solzhenitsyn called a “rage of self-mutilation,” embracing a fashionable self-doubt and self-denigration predicated on alleged crimes like colonialism, imperialism, racism, sexism, etc. The West has additionally accepted the dubious notion that “heaven on earth” can be created, and humans freed from the tragic dimensions of human existence that has defined humanity from the its beginning, thus legitimizng the dangerous self-lothing because of our failure to achieve that impossible utopia. These dysfunctions of thought weaken our nerve and erode patritotism, which is correctly understood as the affection for and loyalty to our way of life and the goods such as political freedom and human rights that define it. Without that confidence, our morale erodes and leaves us unwilling to risk confronting definitively the global challenges we face––Islamic jihad and, as of now, the existential the threat of communist China, which clearly intends to supplant the US as the world’s dominant power.

In Italy, as in all of Europe, a process of de-Christianization and abandonment of the triple Western heritage is underway: Greek, Roman, Judeo-Christian. European civilization is reduced only to the Enlightenment. What are the intellectual origins of this trend?

Secularization, which began to spread in the mid-nineteenth century, has reached the point where for the West Christianity is now a mere life-style choice, one no more valid than any other subjective preference.  Indeed, in some leftist quarters it is inferior than a militant faith like Islam, which enjoys privileges and exemptions in the West never allowed Christians. With Christianity––the necessary foundation of ideas like unalienable rights, human rights, individualism, political freedom, and the like–– weakened, what remains to give transcendent authrority to all those ideals? They become mere subjective cultural preferences of the West, not transcendent truths beyond negotiation. And we should note that the remarkable creation of wealth over the last century, and the technologies that free us from daily drudgery, hunger, sickness, and early death, have fooled us into thinking that we can dispense with God and any thought for the fate of the soul. We live for today, for consumption and pleasure. But in a world of ruthless enemies who are confident about what they believe and what they are passionate about killing and dying for, dolce vita hedonism is nothing but suicide. Nobody will fight and die for more cable channels or I-phones or video games.

You have written a book called Greek Ways. How the Greeks created Western civilization, not translated into Italian, can you tell us why ancient Greece is so important and why a young American or European student should study classical antiquity?

Well, I have to give you the short answer. The ancient Greeks are the first people on record to practice what I call “critical consciousness”: the willingness to think analytically about everything from the cosmos to their own culture and selves. From that habit spring all the innovations, particularly philosophy, art, rationalism, and constitutional governments, that still define the West today. And the habit of critical consiousness leads to questioning what a culture takes for granted, whether medicine, ethics, or something like slavery. The evil of slavery was mostly ended in the early nineteenth century by Christian abolitonists in Britain and the United States. But the firt seeds of abolition were planted by Greeks like Alcidimas in the early 4th century B.C. who said, “The god gave freedom to all men, and nature made no man a slave.” As the great historian Jacob Burckhardt said, “We see with the eyes of the Greeks and use their phrases when we speak.”

The philosopher Leo Strauss, an expert on both Plato and Maimonides, concluded that it is not possible to arrive at a satisfactory synthesis between Athens and Jerusalem. What is your opinion on the relationship between reason and faith?

I think Dante in the Commedia is a better guide on that quesiton. Modernity, having claimed a priori that all reality is material, has limited reason to a method for understanding and manipulating the material world. But there is a spiritual reality, a soul that makes us human and a God who created us. Christian theology is rational and coherent, not to mention better supportorted by empirical evidence and experience. To my mind Dante’s description of the soul and sin and redemption is much truer to our complete nature, material and spiritual, than are the various pseudo-scientific, reductionist nostrums of modern psychology.

How important are ancient Rome and Italy in defining Western identity?

I’ll put it simply: without the synthesis of Jerusalem, Athens, and Rome, there is no Western identity. These traditions created consciousness and the life of the mind, without which we cannot be fully human. Rome has a particular importance that comes from its Chrtistianization, which preserved, internalized, and in some cases surpassed, the heritage of Athens. Rome created the infrastructure of modern Europe, which suvived the collapse of its authority in Western Europe. Rome and Italy comrpise one of our intellectual ancestors, and we can’t fully know ourselves if we don’t know Rome’s history and achievements.

*Bruce Thornton is one of the most influential conservative philosophers in the United States of America. He is a professor of classical studies at California State University and a researcher at Stanford University’s Hoover Institution.  He is the author of nine books and numerous essays, never appeared in Italian, on classical culture and its influence on Western civilization. We want to mention here:  Plagues of the Mind: The New Epidemic of False Knowledge (1997), Greek Ways. How the Greeks Created Western Civilization (2000), Decline and Fall: Europe’s Slow Motion Suicide (2007) and The Wages of Appeasement: Ancient Athens, Munich, and Obama’s America (2011). 

 

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