MENU

Conferenza transatlantica sui diritti umani in Iran

settembre 25, 2020 • Mondo, z in evidenza

 

Redazione –

Maryam Rajavi: Il massacro del 1988 e le uccisioni del novembre 2019 devono essere deferiti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È giunto il momento di rimuovere l’impunità per Khamenei e per i dirigenti del regime. Devono affrontare la giustizia

Alla vigilia della sessione annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, una Conferenza internazionale online, intitolata “Conferenza transatlantica sulla politica iraniana – È ora di rendere responsabile il regime iraniano”, si riuniti iraniani in vari Paesi del mondo, da 10.000 località.

Tra le personalità che presenti alla Conferenza c’erano 30 legislatori statunitensi bipartisan della Camera e del Senato, tra i quali il senatore Ted Cruz, il senatore Roy Blunt, il senatore Marco Rubio, il senatore Bob Menendez e personalità come Rudy Giuliani, ex sindaco di New York, il generale James Jones, consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Obama (2009-2010), Newt Gingrich, 50° presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Joseph Lieberman, ex senatore degli Stati Uniti, nonché una delegazione di legislatori britannici e l’ambasciatore Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri italiano.

 Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) e oratore principale della Conferenza, ha reso omaggio a Navid Afkari, un eroe nazionale ribelle recentemente giustiziato dal regime, e ha detto: “Di fronte alle esecuzioni e ai massacri, il popolo iraniano sollecita le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in particolare, a ripristinare le sanzioni previste dal meccanismo di re-imposizione ‘snapback’ stipulate nelle sei Risoluzioni delle Nazioni Unite contro il regime clericale in Iran. Altrimenti, Khamenei continuerà a devastare la nazione poiché la sopravvivenza del suo regime dipende dalle uccisioni e dalla repressione.

Se Khamenei interrompesse le esecuzioni, perderebbe il controllo della situazione e le rivolte che sono in ebollizione nelle profondità della società iraniana scoppierebbero e rovescerebbero il fascismo religioso dei mullah”.

 Rajavi ha evidenziato il ruolo di Khamenei nella straziante morte di oltre 105.000 persone a causa del Coronavirus, classificando l’Iran come il Paese con il maggior numero di vittime nel mondo in rapporto alla popolazione, e ha aggiunto: “Nessuno inizialmente credeva che il regime clericale avesse deliberatamente abbattuto l’aereo di linea ucraino, quando questo è accaduto. Allo stesso modo, è difficile credere che Khamenei e Rouhani stiano deliberatamente mandando tante persone a morire esponendole al Coronavirus. Ma essi hanno, infatti, adottato la strategia di causare vittime in massa per proteggere il loro regime dalle proteste del popolo iraniano e dal pericolo di essere rovesciato”.

La signora Rajavi ha aggiunto: “Il valore dei beni accumulati da istituzioni e fondazioni controllate da Khamenei ammonta a più di mille miliardi di dollari. Tutte queste proprietà e risorse appartengono al popolo iraniano, ma finora non è stato assegnato un centesimo alla loro salute e alla loro assistenza medica.

Il Coronavirus è il più forte alleato dei mullah; la reclusione e le esecuzioni sono i loro strumenti di potere più essenziali, e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) è la macchina per uccidere più affidabile per sostenere il loro potere. […] Se non si intende reprimere la popolazione, alimentare guerre ed esportare terrorismo, un solo esercito dovrebbe essere sufficiente. Non attribuite le spese astronomiche dell’IRGC al popolo iraniano.Sciogliete l’IRGC e spendete invece i soldi utilizzati per le sue spese in sanità e assistenza medica, e pagate gli stipendi di infermieri, lavoratori, insegnanti e altri dipendenti del settore pubblico!”.

Inoltre la presidente Maryam Rajavi ha ricordato le rivolte del 2017 e del 2019, indicando l’escalation della repressione e le uccisioni di sostenitori del MEK e manifestanti, incluso il massacro di 1.500 giovani e adolescenti durante le rivolte del novembre 2019. Ha anche menzionato gli arresti di massa, le torture e le recenti condanne a morte per i detenuti con l’accusa di moharebeh(‘fare guerra a Dio’) e ha detto: “Il regime clericale è in guerra con il popolo dell’Iran e con la comunità mondiale.

Le politiche internazionali sbagliate che aiutano gli assassini del popolo iraniano, permettendo al fascismo religioso di violare i diritti del popolo iraniano e diffondere guerra e terrorismo in Medio Oriente, devono essere fermate”.

La presidente-eletta del CNRI ha delineato un approccio politico su tre fronti nei confronti del regime dei mullah, composto da: diritti umani per tutto il popolo iraniano, sanzioni globali contro la dittatura religiosa e riconoscimento della Resistenza e della lotta del popolo iraniano per la libertà in Iran.

 Rajavi ha aggiunto: “È un errore pensare che una riduzione delle sanzioni internazionali porterà il regime ad abbandonare la sua belligeranza. Paradossalmente, è stato sotto gli auspici dell’accordo sul nucleare JCPOA che il terrorismo del regime iraniano ha imperversato in Europa”.

La Conferenza transatlantica sulla politica iraniana ha visto la partecipazione di centinaia di illustri personalità politiche degli Stati Uniti e dell’Europa. Alcuni dei dignitari che si sono rivolti direttamente alla Conferenza o hanno inviato messaggi di sostegno sono stati: il sindaco Rudy Giuliani, l’ex presidente della Camera dei Rappresentanti Newt Gingrich, l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti generale James Jones, il generale Jack Keane, il senatore Joseph Lieberman, il senatore Robert Torricelli, il senatore Kelly Ayotte, l’ex primo ministro albanese Pandeli Majko, il presidente del Partito Repubblicano albanese Fatmir Mediu, il presidente della Commissione per la politica estera del Movimento Socialista per l’Integrazione ed ex ministro dell’Integrazione Europea dell’Albania Klajda Gjosha, l’ambasciatore Robert Joseph, l’ex ministro degli esteri italiano Giulio Terzi, il parlamentare britannico ed ex ministro per la Brexit David Jones, il membro anziano del Parlamento britannico Bob Blackman; molti senatori degli Stati Uniti, quali il presidente della Commissione per le Regole Roy Blunt, il membro di rilievo della Commissione per le Relazioni Estere Bob Menendez, il presidente della Sottocommissione sulla Costituzione della Commissione per la Magistratura e membro della Commissione per le Relazioni Estere Ted Cruz, il membro della Commissione per le Relazioni Estere Jeanne Shaheen, il presidente della Commissione di Selezione sull’Intelligence e membro delle Sottocommissioni su Diritti umani e Questioni delle donne Marco Rubio, il membro della Sottocommissione sulle Indagini della Commissione Relazioni Estere Rob Portman, il membro della Commissione per i Servizi Armati e presidente della Sottocommissione per l’Acqua e l’Energia Martha McSally; il presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti Eliot Engel, i membri della Camera dei Rappresentanti Ted Yoho, Sheila Jackson-Lee, Tom McClintock, Raul Ruiz, Judy Chu, Paul Gosar, Lance Gooden, Janice Schakowsky, Kathleen Rice, Tom Emmer, Dan Crenshaw, David Joyce, Robert Aderholt, French Hill, Brad Schneider, Don Bacon,. Glenn Grothman,. Jody Hice, nonché Mikie Sherrill e Rob Woodall che hanno inviato dichiarazioni scritte di sostegno all’incontro.

Il raduno virtuale globale è iniziato venerdì alle 17:00 ora dell’Europa Centrale ed è continuato fino alle 22:00. Gli oratori hanno chiesto giustizia per gli oltre 30.000 attivisti del MEK e altri prigionieri politici massacrati nel 1988. Hanno sollecitato la fine della politica di accondiscendenza e hanno chiesto che coloro che ordinarono e compirono quel grande crimine, che attualmente occupano posizioni di rilievo nel regime, siano assicurati alla giustizia.

Gli oratori hanno anche ricordato l’esecuzione criminale del campione di wrestler Navid Afkari e hanno sollecitato un intervento internazionale per fermare l’ondata di esecuzioni e di condanne a morte di manifestanti anti-regime, e in particolare di quelli arrestati durante la rivolta del novembre 2019.

La Conferenza è stata trasmessa in diretta via satellite in Iran ed è stata disponibile anche su social media, tra cui Twitter e Facebook, in onda in diretta su Internet in cinque lingue diverse

Contemporaneamente con  la condanna alla pena di morte e lunghissimi anni di penitenziari per i prigionieri arrestati nella rivolta, il regime iraniano ha arrestato molti giovani e simpatizzanti r familiari dei Mojahedin del popolo. L’organizzazione dei Mojahedin del popolo ha pubblicato 7 nominativi degli arrestati degli ultimi mesi.

  1. Zeinab Hamrang, 45 anni di Ardebil. Zeinab è stata arrestata, dagli agenti del ministero delle Informazioni ad agosto 2020 mentre si recava nell’Azerbaijan occidentale e portato nel carcere di Evin.
  2. Esmail kazem-zadeh, 61 anni di Sarab. Esmail era stato incarcerato per 5 anni negli anni ’80, ora è stato arrestato in una irruzione delle forze di oppressione a casa sua a Sarab.
  3. Vahid Papi, 35 anni di Andimeshek, saldatore. Vahid è stato arrestato nel luglio 2020.
  4. Sedighe Morseli, 55 anni. Arrestato a luglio 2020 in una irruzione delle forze di oppressione a casa sua a Qom. Il fratello di Sedighe, Ali, era stato fucilato nel 1980.
  5. Aqdas Puor-ashrag 64 insegnante. Aqdas è stata arrestat, il 26 luglio, al quartiere Narnak a Teheran e ora si trova sotto la tortura in carcere Evin nella sezione 209. La sorella di Aqdas, la Soqra è stata uccisa dai pasdaran nel 1983, e altra sorella Masumau è stata uccisa nel bombardamento della base Bonyad Alavi [dei Mojahedin in Iraq], nel 2003.
  6. Esmail Namazi, 39 anni di Behbahan. Esmail è stata arrestato nel giugno 2020 a Bebahan.
  7. Khadijeh (Jalda) Emamduost 47 di Ilam. Jalda è stata arrestata nel giugno 2020 nella sua abitazione ad Esfafan.
  8. La Resistenza Iraniana si appella al Consiglio di Sicurezza, Consiglio dei Diritti Umani, Alto commissariato per i Diritti Umani e tutte le organizzazioni della difesa dei Diritti Umani per un intervento per la liberazione degli arrestati, e ribadisce ancora una volta la necessità della visita di una delegazione internazionale alle carceri in Iran e incontrarsi con i prigionieri. Gli arrestati attualmente sotto la tortura, rischiano seriamente la pena di morte.

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »