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LaJihad islamica a Malmö e il senso di onnipotenza

settembre 9, 2020 • Mondo, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

La Svezia, e in particolare la nota enclave musulmanaMalmö, sono nuovamente protagoniste del vandalismo degli immigrati islamici. Sabato scorso, i manifestanti hanno lanciato pietre contro la polizia, bruciato pneumatici e automobili. Tutto è avvenuto, hanno detto le autorità, poche ore dopo che a un politico danese anti-islamico è stato impedito di tenere un discorso nelle vicinanze della città svedese.

Il “politico danese anti-musulmano” o i partecipanti alla manifestazione contro l’immigrazione di massa, hanno lanciato pietre contro la polizia o bruciato pneumatici? No, ma per quanto riguarda le autorità svedesi, e la stampa progressista di tutta Europa, il problema erano loro e non i rivoltosi musulmani.

Oltre 300 persone erano per le strade di Malmö col solo obiettivo di compiere atti di violenza. La guerriglia urbana è stata collegata a una copia del Corano data alle fiamme da alcuni esponenti della destra del Paese scandinavo, almeno così afferma il portavoce della polizia, Rickard Lundqvist.

Il politico danese Rasmus Paludan aveva intenzione di andare a Malmö per parlare alla manifestazione anti-immigrazione, ma le autorità svedesi si sono mosse rapidamente per impedirglielo, vietandogli di entrare in Svezia almeno fino al 2022. Paludan è comunque entrato nel Paese ed è stato successivamente arrestato dalle autorità locali. 

Il portavoce della polizia di Malmö, Calle Persson, ha spiegato: “Sospettavamo che avrebbe infranto la legge svedese. C’era anche il rischio che il suo comportamento rappresentasse una minaccia per la società”. La polizia ha anche arrestato tre persone per “incitamento all’odio razziale”.

Le autorità svedesi, con le loro azioni, hanno chiarito chi pensano sia la vera minaccia: non i migranti musulmani violenti e fondamentalisti, ma coloro che osano offenderli. Bruciare il Corano è un atto provocatorio, ma in una società libera, bruciare libri non è o non dovrebbe essere illegale. Fa parte della libertà di espressione; potrebbe non piacerci, ma metterlo fuori legge viola la libertà di espressione. Inoltre, alimenta il senso di onnipotenza delle comunità islamiche.

Se Rasmus Paludin avesse voluto recarsi in Svezia per bruciare una Bibbia, a qualcuno sarebbe importato? Sarebbe stato bandito dalla nazione o arrestato? Quando quel portavoce della polizia, Calle Persson, ha detto: “C’era anche il rischio che il suo comportamento rappresentasse una minaccia per la società”, non si è domandato per quale ragione il rogo di un libro diventa così pericoloso? Non si è chiesto la ragione della violenza cieca e irrazionale dei musulmani? Per quieto vivere, lo Stato svedese preferisce limitare la libertà dei cittadini invece di affrontare il fanatismo islamico. Forse, non hanno nemmeno i mezzi per opporsi a rivolte islamiche endemiche?

Nonostante gli sforzi delle autorità statali, i musulmani sono comunque furiosi. Ogni minima provocazione è buona per distruggere la proprietà pubblica e privata. I rivoltosi, neanche a dirlo, gridano “Allah akbar”. Il grido di battaglia dei terroristi dell’Isis e delle altre sigle del terrore islamico.

Il multiculturalismo svedese, ma europeo più in generale, si sta rivelando debole contro la montante marea jihadista. Le violenze di Malmö e quelle di Parigi di qualche mese fa sono i prodromi di uno scontro etnico-religioso inevitabile, se non si porranno limiti all’immigrazione e alla arroganza musulmana. 

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