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“The Nation of Islam”, il movimento islamista radicale dei neri americani

luglio 30, 2020 • Mondo, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

The Nation of Islam, «La Nazione dell’Islam», è il movimento islamista radicale dei neri americani. Fondato negli anni Trenta a Detroit, una delle roccaforti dell’islamismo statunitense, dal predicatore Wallace Ford, divenuto successivamente «Fard Muhammad». 

Della vita di questo predicatore si hanno pochissime notizie: era un bianco venditore di cappotti e un membro della setta islamica Moorish Science Temple of America. Negli ambienti afroamericani divulgò un fondamentalismo islamico di stampo messianico, il suo nome divenne di dominio pubblico nel 1932, quando un suo seguace commise un omicidio per sentirsi più vicino ad Allah. 

Uno dei primi discepoli di Fard fu Elijah Poole, divenuto poi Elijah «Muhammad», un nero convinto che gli africani fossero i discendenti della tribù di shabbaz, una razza originaria dell’Arabia e de La Mecca. Elijah Muhammad è stato autore del saggio «La Nazione dell’Islam. Il messaggio ai neri in America», in cui sosteneva un razzismo separatista e condannava le unioni fra bianchi e neri. In seguito, strinse un legame con George Lincoln Rockwell, fondatore del Partito Nazista Americano, poiché erano entrambi favorevoli alla separazione razziale e all’antisemitismo. 

The Nation of Islam ha goduto di una notevole notorietà nel corso degli anni Ottanta e Novanta, per via di Louis Farrakhan, un musicista diventato imam del Tempio di Nation of Islam di Boston. Dapprima compone l’inno del movimento, intitolato «Il paradiso dell’uomo bianco è l’inferno dell’uomo nero», poi si lancia nella lotta al racket nero della prostituzione.

 Farrakhan è un virulento antisemita e un odiatore compulsivo dei bianchi. Paragona gli afroamericani ai palestinesi, definisce New York «città ebrea», accusa Israele di essere uno «Stato criminale», esprime ammirazione per Adolf Hitler, si fa chiamare l’«Hitler nero» e invita i suoi seguaci a uccidere i «diavoli» bianchi. Il suo lavoro di avvicinamento della comunità nera americana al mondo islamico viene premiato con finanziamenti libici a The Nation of Islam. 

Nonostante la sua organizzazione sia seguita solo dal dieci per cento dei neri musulmani, nell’ottobre del 1996, Farrakhan ha organizzato la «Marcia di un milione di neri», la più grande manifestazione afroamericana di tutti i tempi, durante la quale ha riproposto la sua volontà di creare uno Stato separato per i neri. 

Nello stesso anno, si è recato in Iran e davanti agli ayatollah ha dichiarato: «Dio distruggerà gli Stati Uniti per mano dell’Islam». Tre anni prima, nel 1992, Farrakhan partecipò al Congresso mondiale antisionista di Stoccolma. 

The Nation of Islam ha attecchito anche in Francia e in Inghilterra. Negli Stati Uniti, l’associazione islamica sostiene Black Lives Matter e promuove lo scontro razziale e religioso. 

Farrakhan porta avanti la strategia promossa da Al-Qaeda, che incitava i musulmani di tutto il mondo a fare leva sulle faglie che attraversano la civiltà occidentale per generare il caos. Ayman al-Zawahiri, l’erede di Osama Bin Laden, da anni incita i neri americani alla rivolta e alla conversione, anche diffuondeno video della predicazione di Malcolm X. 

I fondamentalisti islamici cercano, da tempo, di sfruttare gruppi come Black Lives Matter per indebolire l’Occidente. Al-Qaeda e The Nation of Islam definiscono il cristianesimo come «religione dell’uomo bianco» e propagandano l’Islam come mezzo per il raggiungimento della «giustizia sociale». 

Nel 2014, Abdullah Brinsley, sostenitore di Black Lives Matter, ha ucciso due poliziotti richiamandosi ad Allah. Edward Archer, un altro nero americano convertito all’Islam, ha ucciso un agente di polizia. Segnali inquietanti, che rendono evidente l’esistenza di asse che unisce le frange più radicali degli afroamericani alla galassia dell’Islam radicale, che usa la «lotta antirazzista» come strumento di terrore e propaganda.  

 

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