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Abracadabra

luglio 10, 2020 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti –
Quando il pensiero si innalza verso vette estreme, entra in scena Michela Murgia.
A Bologna, feudo prodiano, durante la kermesse di “La Repubblica”, la scrittrice, commentando con Maurizio Molinari, i fatti avvenuti negli Stati Uniti a seguito dell’uccisione di George Floyd, ha spiegato che le proteste messe in scena da Black Lives Matter e condite da saccheggi e abbattimenti di statue sarebbero “Il primo movimento di protesta intersezionale, parola poco nota in Italia, ma che negli Stati Uniti è al centro del dibattito politico e intellettuale”.
L’intersezionalità, ha continuato è, in fondo, una specie di nuova internazionale che chiama alle armi (si fa per dire) tutti coloro che “Sono messi ai margini da chi sta ai vertici del potere nella maggior parte delle società americane: il maschio, bianco, etero, sano e benestante”.
Ecco. Il vertice del potere bianco ed eterosessuale, questa infamia che è durata anche troppo. Potere opprimente che ha marginalizzato i neri, gli omosessuali, i non abbienti e i malati. E’ ora che finisca. Non solo in USA diciamo noi, ma un po’ ovunque. Ci vorrebbe un ricambio. Una nuova classe dirigente, nera possibilmente, gay, magari con qualche problema di salute e rigorosamente pauperista.
Non contenta, l’utopista ha proseguito.
“So che rischio di trovare domani un titolo in cui mi si attribuirà di incitare alla violenza, ma ritengo che in alcuni momenti il potere è un muro, una violenza statica, che va abbattuta a colpi di piccone”.
Ecco. Il piccone contro “La violenza statica”, metafora imaginifica che indicherebbe le strutture vigenti. Una bella picconata qui, un’altra là, per farla venire giù. Michela Murgia non ha specificato con cosa sostituirla.
Hanno sempre questo grave problema coloro che ci dicono che la società è ingiusta e repressiva e che va cambiata, anzi, abbattuta. Persino il buon vecchio Marx, che rispetto alla Murgia era capace di analisi più approfondite, non seppe spiegare come si sarebbe passati dal “Regno della necessità” al “Regno della libertà”, se non, che il secondo, si sarebbe prodotto palengeneticamente una volta che l’umanità si fosse finalmente disalienata.
Abracadabra. A me le orecchie in modo che possa riempirvele con parole vuote.
Quando Maurizio Molinari ha ricordato come le statue di Cristoforo Colombo, per molti italoamericani, sono il simbolo della loro appartenenza alla nazione americana, la Murgia ha espresso l’auspicio di potere trovare simboli che invece che ribadire l’oppressione di alcuni su altri possano nobilitare tutti.
Cristoforo Colombo è troppo parrocchiale e divisivo. Bisogna che ci sia qualcosa di più inglobante. Chissà cosa. L’importante è che nobiliti “tutti”.
Abracadabra. A me le orecchie in modo che possa riempirvele con parole vuote.
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