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la musica si ferma, addio Morricone, la “colonna sonora” del secondo novecento italiano

luglio 7, 2020 • Paralleli, z in evidenza

Roberto Zadik

Ci sono personaggi che non sono solo “grandi artisti” , ma che costituiscono parte integrante del patrimonio culturale e umano non solo italiano ma internazionale. 

E’ il caso del geniale, vulcanico e riservato compositore  e direttore d’orchestra romano  Ennio Morricone, morto in queste ore a 91 anni per una caduta e tutto il web si scatena in un diluvio universale di omaggi impersonali, a volte molto distaccati altre estremamente retorici.

 Nel mio piccolo volevo scrivere qualcosa di completamente  diverso. Non solo analizzare la figura di questo sobrio e raffinato compositore, Oscar alla carriera nel 2007, alla faccia dello stereotipo di “genio e sregolatezza” dedicò tutta la sua vita al lavoro e alla famiglia, padre di quattro figli, ricordandolo non solo per il suo talento e il suo personaggio, ma cercando di riflettere sulla centralità spesso tralasciata o sminuita della musica nella vita di tutti noi. 

Chi era Morricone e a cosa serve la musica? Spesso si dà terribilmente per scontato che tutti sappiano tutto, ma visto l’abbassamento verticale del livello culturale e l’ignoranza che non è solo non conoscenza ma indifferenza grossolana delle masse, volevo soffermarmi sul contributo eccezionale di Morricone elogiato anche dal presidente Mattarella stamattina che lo ha definito nell’articolo apparso sull’Ansa “un artista geniale”. Morricone  ha inventato un genere, quello della “colonna sonora” nel vero senso del termine. 

Tanti sono stati i grandi compositori di musiche da film, da Michael Nyman e le sue musiche per Il pianista, a Luis Bacalov per il Postino, epitaffio artistico del bravo Troisi, lo storico Nino Rota che ha scandito le atmosfere oniriche felliniane con le sue musiche per Amarcord. Ma Morricone è stato diverso. Ha creato la “colonna sonora” del secondo Novecento, ha reso questo genere specifico per il cinema d’intrattenimento, diventando compositore per tutti e non solo per intenditori ed esportando il suo talento a Hollywood e all’estero come Fellini, Versace, Pavarotti e pochi altri, purtroppo appartenenti al passato in questo anonimo e smorto presente, ha portato la bandiera italiana in spalla all’estero rendendo grande questo Paese e nobilitando un genere considerato di “SERIE B” (e diciamolo) come lo Spaghetti western. 

Da lì poi la sua carriera è decollata, dal sodalizio artistico con un altro formidabile romano come Sergio Leone con classici low cost come “Per un pugno di dollari” che lanciarono il glaciale Clint Eastwood divenuto poi la star della serie di film de “L’ispettore Callaghan”, per approdare negli Usa scrivendo colonne sonore indimenticabili. Alcuni esempi? Mi vengono in mente, fra emozione e rigore giornalistico, alcune sue “gemme” internazionali, dale musiche di un classico di Brian De Palma come “Gli intoccabili” fondamentale gangster movie con una sfilata di super attori, da Sean Connery a De Niro, all’ultimo film dell’amico Sergio Leone “C’era una volta in America”, per arrivare al bellissimo “Mission” sulle stragi di indios in Sud America da parte degli spietati conquistadores spagnoli come Cortes diretto dal regista ebreo inglese Roland Joffè.

Queste solo alcune tracce scritte da questo compositore estremamente versatile e laborioso, di grande cultura e classe che sapeva deliziare un po’ tutti, dalle classi intellettuali al pubblico “di massa”. Morricone è stato dunque un simbolo di una grande Italia, lontanissima dall’oggi, di un artista serio e rigoroso, che seppe dedicarsi alla musica con tutto sé stesso mantenendo sempre un “basso profilo” (noto per la modestia e la sottile ironia con cui si definiva “un compositore come tanti altri devo tutto al mio pubblico” nell’evento in occasione del suo 90esimo compleanno) non scadendo mai nel basso livello, non scandalizzando mai con atteggiamenti e dichiarazioni sconvenienti. 

Un modello di qualità, di autoironia “il compositore non esiste come lavoro, esisto solo perché qualcuno mi ascolta” (da Youtube, pubblicato il 29 settembre 2018 intervento sul canale de La Repubblica), di senso della misura, uno dei romani più famosi di sempre, come Sordi, Leone,  Verdone,  Moravia, un genio di rigore ma anche di spontaneità, di disciplina e di emotività, uno che come diceva in una intervista la musica ce l’aveva dentro, che sapeva passare da vari generi musicali segnando con l’espressività delle sue note la sequenza di ogni film che grazie alle sue musiche diventava parte dello spettatore. 

 Addio al grande Ennio che con la sua musica sapeva nobilitare il cinema, condendo di note sapienti e precisamente inserite al momento giusto, lo scorrere delle immagini e di stati d’animo che intrappolavano lo spettatore nella sala buia davanti al paesaggio visivo impresso sullo schermo. 

L’importanza della musica: Mi ero promesso di non scrivere solo un omaggio a Morricone, ma come in ogni articolo cerco di realizzare una riflessione più di ampio respiro ogni volta su un tema diverso. Stavolta scelgo la musica che da sempre è una delle mie passioni più divoranti e costanti. La musica come diceva un bel libro del talentuoso direttore d’orchestra Baremboim, tralasciando qualsiasi valutazione politica sulle sue idee, “sveglia il tempo” ed è una battuta assai azzeccata. Le melodie, dalle sinfonie classiche alle canzonette estive, hanno vari poteri inconsci alcuni e altri molto palesi, quasi ovvi.

 La musica ha una forza straordinaria e occulta, per questo le religioni a volte “vietano” alcune musiche considerate lontane dalla santità e dalla spiritualità. Le canzoni sono l’unica forza in grado di fermare quello che viviamo e di ridargli quell’intensità che inevitabilmente evapora nel passare del tempo e nel flusso della vita e di quell’ansia logorante che i più ottimisti chiamano speranza. 

La musica resuscita passioni, sogni e situazioni, trattiene ricordi e sobilla  illusioni, riempie il vuoto di una stanza silenziosa e di una vita grigia, colora attimi anonimi e persone insipide o negative, è un mare etereo e aereo che da enigmatiche note incastonate chirurgicamente su un foglio dello spartito è capace di volare, di travolgerci, di diventare qualcosa di estremamente emozionante pur nascendo da mezzi “freddi” come spartiti, microfoni i e strumenti.

 La musica ha un enorme potere, a volte inebriante, estraniante, coinvolgente. Non so se molti sentono questo, e molti non hanno nessun interesse o passione per la musica o si accontentano di ascoltare qualsiasi cosa, ma per me la musica è l’armonia segreta del mondo, la sua poesia non verbale e per questo dal Re Davide, ai poeti greci, alla musica klezmer o etnica, al rock testi, la musica ha sempre accompagnato l’uomo nella grande storia dei secoli e in quella piccola delle nostre vite. 

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