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Maturità, è solo un diploma?

giugno 28, 2020 • Paralleli, z in evidenza

di Roberto Zadik –

In questa fine giugno fra il massacro epidemico del Coronavirus, con mascherine e ipocondrie varie e esami scolastici, abbondano le riflessioni. L’esame di Maturità e le ferite e le speranze della scuola e dell’adolescenza sono al centro di questo articolo, a 25 anni dalla mia Maturità Classica dopo quel Liceo così tormentato e complesso che però mi ha in alcuni lati costruito e in altri scombussolato. Cosa si ricorda di quell’esame? A cosa serve la Maturità, il Liceo Classico e la scuola in generale e quali le emozioni e le riflessioni sul durante e sul dopo? Siamo davvero cresciuti o regrediti, migliorati o diversamente peggiorati? 

Osservando questa generazione di quarantenni, spesso così imborghesiti, pieni di sé e spenti intellettualmente, rispetto a quanto erano scatenati e vitali da adolescenti. Poi ci sono invece quelli che sono sprofondati, senza trovare una loro strada che non fosse un doloroso punto di domanda costante. 

Gli “eterni fanciulli” single a vita, all’aperitivo con gli amici, quelli con la cosiddetta “sindrome di Peter Pan”, quelli di un bel film molto amaro come “L’ultimo Bacio” di Muccino con l’intricata vicenda di un gruppo di “post-giovani”  visto nei miei spumeggianti vent’anni universitari. Poi abbiamo  saccenti “vecchi anzitempo”, chi non riusciva a vivere quelli anni sfuggenti e incerti che si rimpiangono solo nella mezza età chiamati “adolescenza”. 

Quanti film, libri, canzoni ispirati alla fine della scuola superiore e ai compagni-amici inseparabili o nemici da sempre che si ritrovano nelle cosiddette “rimpatriate”, bellissimo il film di Carlo Verdone “Compagni di scuola” o il classico americano “Il grande freddo” del bravo regista Lawrence Kasdan. 

Quante canzoni su quella Maturità, come la mitica “Notte prima degli esami” di Venditti, che tanti studenti pensano sia il patibolo, la prova della vita, il grattacielo che ci cadrà addosso, mentre l’estate inizia e il futuro rimane in sospeso, in “stand by” fino all’esito di quell’esame. Ma alla fine come direbbe un bel film di Tornatore si tratta di “una pura formalità” e tutto si sfiata come un copertone  scoppiato su un sasso sull’asfalto. Come un “gavettone” lanciato, magari all’insaputa della “vittima”, sulla schiena di uno degli amici della compagnia del mare mentre dorme sul lettino al sole in spiaggia a Ferragosto. 

Come le speranze di aver ottenuto chissà che cosa dopo quel faticoso Diploma e peggio ancora nel salto mortale, un baratro, fra l’euforia della Laurea e l’atterraggio-schianto nel mondo del lavoro italiano odierno. Tutto questo in un Paese dove spesso non si sa quando finisca la giovinezza, fra mancanza di prospettive lavorative, troppi costretti a vivere coi genitori, le maree di single che solo a Milano silenziosamente respirano orgoglio e solitudine mentre il tempo passa. 

E non si sa quanti riusciranno a concludere qualcosa, a vivere qualche soddisfazione e se il  cosiddetto “successo nella vita”,  sia davvero una forma di felicità e per quanto tempo esso possa durare e se esso consista in una vita stabile ma magari monotona o stimolante e magari rischiosa. Guardate quante domande e riflessioni suscita la Maturità e come essa vada ben oltre a un semplice esame.

Tipi di Maturità, ricordi, emozioni, speranze? Ognuno ha la sua Maturità. Per chi è stato il “primo” della classe è un grande dispiacere, dopo la gloria scolastica e il massimo dei punti alla Maturità impressa su quel cartellone davanti ai genitori tornare una persona qualsiasi. 

Per chi era l’idolo delle ragazze o la più corteggiata è il ritorno alla realtà e il successo sentimentale e i primi “flirt “sono uno dei tormenti e delle ossessioni dell’adolescenza, molto condannati dalle religioni che invece predicano il matrimonio come unica sessualità permessa. Per chi è stato invece isolato e “bullizzato”, da compagni o docenti, o entrambi e sono diversi adolescenti, la Maturità è simile a una scarcerazione, alla giornata di Liberazione più appagante della vita e la scuola spesso è responsabile ancora più della famiglia e del futuro lavoro dell’autostima di una persona con tutte le ferite e i traumi che ne conseguono durante e dopo. Primi della classe, saccenti e magari non molto svegli, che si credono chissà chi e che diventeranno arrampicatori sociali e “iene” da competizione sul lavoro pronti a additare come “rimbambiti” chiunque non sia così “smart” e efficiente come loro.

 Individui che andavano “discretamente” che vacilleranno tutta la vita con l’etichetta di “mediocre” appiccicata addosso. Poi i “ragazzacci”, quelli che venivano definiti “asini”, a volte aggressivi e litigiosi e altre assenti e scambiati per “anomali” da docenti superficiali e ottusi che invece si riveleranno geniali e incompresi o invece assoluti fuoriclasse come lo scienziato Einstein o il regista Kubrick che a scuola andavano davvero malissimo. 

 Poi ci sono i tanti che si sono “bruciati nella giovinezza”, morti nelle discoteche, per qualche spericolatezza, per umiliazioni di compagni o docenti e che non vedranno mai la fine di quella stagione della vita che invece del loro “bocciolo” per sbocciare si è rivelata la loro fossa. 

Quante conseguenze ha quella adolescenza sulla psiche di ognuno di noi, in materia di autostima, fra esaltazione e depressione, quanti ricordi di voti, interrogazioni, uscite con gli amici e pomeriggi in casa chinati su quei libri che poi alcuni, fieramente avrebbero buttato. “Carta straccia”? E’ brutto dirlo ma a volte è così e dopo anni ritrovarsi a girare le pagine ingiallite dei quaderni e del diario scolastico e magari commuoversi per un attimo o riporlo con composta indifferenza in un cassetto. 

Cosa ci lascia la Maturità: Alla fine di questa lunga riflessione, è una domanda importante. Per alcuni è un bel ricordo, quando però si azzeccheranno anche università e percorso professionale. Per altri un incubo finito e dimenticato, per altri ancora un piccolo shock prima delle vacanze. Si dice sempre “mi sono maturato con..” un certo voto ma quanto davvero si matura è difficile saperlo. Quanto si impara dal Liceo, come si sopravvive alla giovinezza, stando lontani dai suoi eccessi, dalle droghe, dall’alcool, dagli istinti o invece appassendo in un eccesso di repressione e di autocontrollo. 

E’ difficile stare bene in tutte le età, sapere quanto davvero siamo cresciuti e se crescere sia trovare la serenità spegnendosi o invece restare sempre vivaci ma irrequieti. E’ difficile quando si rivedono quei “compagni di avventure”, magari dopo vent’anni che l’amicizia si spezzi se si è rimasti amici o che si crei se ci si detestava o si era indifferenti e spessò è come se le emozioni e i sentimenti fossero rimasti intrappolati in qualche foto di classe quando sorridevamo per la posa mentre la professoressa credeva fossimo una classe unita quando ognuno avrebbe voluto o dovuto prendere la sua strada, ovunque essa lo conducesse.

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