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In ricordo di Giorello, ma che fine ha fatto la filosofia?

giugno 21, 2020 • Agorà, z in evidenza

 

Roberto Zadik –

Personalmente la filosofia fin dagli annoiati tempi liceali mi ha sempre accompagnato e mi  segue quotidianamente anche oggi . Però molto sinceramente la media della gente mi sembra ben poco interessata a questa fantastica “ginnastica cerebrale” e  escludendo alcune lodevoli eccezioni che in questi ultimi anni hanno illuminato il sempre più sbiadito panorama culturale italiano noto un profondo declino di questa materia.

Primo fra tutti, e intendo rendere breve omaggio a questi intellettuali italiani recenti, non solo  il grande Giorello brillante diffusore di un pensiero filosofico intrecciato con la scienza, la matematica e la vastità di temi che lo interessavano e scomparso lunedì 15 giugno a 75 anni per Coronavirus ma anche Emanuele Severino, Geymonat o Cacciari e il bravissimo giornalista e pensatore, Roberto Gervaso, anche lui scomparso da poco.

Che fine stanno facendo la cultura, l’arte e la filosofia in Italia e nel mondo? Mi sembra che attualmente, ma si parla ormai di un bel trentennio, dagli anni ’90, ci sia un immenso “vuoto filosofico”  e un grave affaticamento intellettuale e artistico davvero inquietante in questo Occidente terrorizzato dal Coronavirus, dalla società multietnica e dalla crisi economica.

Tempi durissimi per i filosofi, o aspiranti tali, che ormai sono spesso over 60, per gli artisti e gli intellettuali in un Paese e in un sistema di valori o meglio di “disvalori” che ormai consacrato alla sopravvivenza, alla pratica e all’estetica sembra snobbare o ostacolare la cultura, figuriamoci la filosofia e peggio ancora la poesia, nonostante cornici esterne e spesso molto esteriori e mondane come eventi e manifestazioni che coinvolgono spesso e volentieri solo un certo tipi di utenza, anziani, alto borghesi.

E ogni lume che si spegne è un aumento dell’attuale oscurità anche se non escludo mai risalite e speranze da ottimista “part time” quale mi definisco.

Per  questo la morte del grande Giulio Giorello professore universitario milanese, saggista e pensatore  mi ha molto colpito e ne sono sinceramente dispiaciuto.

Questo non intende essere  l’ennesimo commiato a Giorello ma una riflessione molto più ampia. Ma superando la fiumana di articoli su Giorello che hanno sommerso il web e i social, da tempo gli intellettuali interessano le masse solo quando muoiono, scrivo queste brevi e mi auguro interessanti riflessioni interrogandomi sulla filosofia, in oggettiva crisi in questo Paese ma non solo,  assieme alla poesia  e sulla sua importanza spesso ignorata o sminuita. Come mai è scomparsa dalle giovani generazioni a partire dagli ex giovani come noi 40enni, non solo in Italia ma nei vari Paesi dove sono stato, a cosa serve e perché è invece importante tanto che la scuola e le università sono le uniche oasi che ne impediscono la definitiva sparizione. Provo a dare alcuni pareri se non delle risposte davvero difficili da fornire, secondo il mio modesto parere. 

Come mai la crisi della filosofia e a cosa essa serve?

La filosofia è una materia fondamentale per varie finalità. Anche per studiare certi settori dell’ebraismo, dalla mistica alle parti di pensiero ebraico di luminari come Buber, Scholem o Hescel, luci intellettuali tedesche e austriache prima che la bestialità nazista distruggesse un mondo ebraico di eccezionale vivacità come quello dell’Impero Austro-Ungarico.

Nonostante moltissimi sostengano anche aggressivamente “non serve a niente”, nonostante alcuni orientamenti religiosi ne sottolineino i pericoli che ci sono, perché è innegabile che alcuni pensatori, come Hegel, Marx o Fichte, abbiano generato idee degenerate in maniera davvero terribile, dal Comunismo al nazismo, che curiosamente soppressero il pensiero e massacrarono diversi intellettuali e che diversi pensatori del mondo pagano instillano pensieri legati al politeismo della loro cultura di base e profondamente fuorvianti per gli uomini di fede,  c’è uno stretto legame fra filosofia  e spiritualità.

E nonostante tutto penso che conoscere sia sempre importante anche se si dissente da idee e modi di pensare alieni dal proprio o dalla propria religione o cultura di base. La ricerca di “qualcosa di più” accomuna queste due materie, inoltre la filosofia se usata costruttivamente e non in maniera ideologica, fanatica o saccente, e la saccenza è un tratto di diversi pseudo-intellettuali, è una materia splendida.

Non pretenderò di redigere un saggio sulla filosofia ma vorrei solo stimolare alcune riflessioni in chi legge. La filosofia allena al pensiero, al ragionamento, alla discussione. E’ una disciplina elitaria per nascita, non è per tutti e bisogna esserci portati, molte persone pratiche e tecniche la rifiutano e la trovano noiosa e inutile, e non sono pochi individui, e la società odierna orientata alla concretezza e alla scienza da ragione a queste persone, è una materia molto affascinante  che stimola a ragionare, a mettere in discussione, a interrogarsi preferendo le domande alle risposte.

Per questo e altri motivi è estremamente complessa e alcuni filosofi, da Platone, a Heidegger, da Kant, ai matematici, si pensi a Husserl e a Wittgenstein, sono davvero astrusi se non incomprensibili in diverse parti.

Ma come mai il pensiero sta sparendo? La società, il culto delle apparenze, l’assorbimento nella tv commerciale o nella politica dove i filosofi spesso erano delle popstar o messaggeri intellettuali dei partiti di appartenenza, il relegamento nelle università, la superficialità e l’ossessione dei giovani e degli under 50  per “il successo e il risultato” col conseguente imborghesimento e imbarbarimento della società sono potrebbero essere flebili risposte.

Mi chiedo in conclusione che posto hanno i filosofi, coi loro pensieri vagabondi, con il look spesso trasandato e l’aria sognante che caratterizzava molti fra questi, hanno in questo tipo di mondo e di mentalità. Forse dovremmo cambiare noi o forse dovrebbe cambiare la filosofia o meglio l’immagine che spesso se ne da.

Più vivacità, modernità, uso di tecnologie e video per diffonderla, tante sono le domande ma come direbbe Bob Dylan molto filosoficamente “La risposta soffia nel vento” nella sua bellissima “Blowin in the wind”. In ricordo di Giore

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