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Un voto riluttante per Donald Trump, ma senza alcuna esitazione 

giugno 15, 2020 • Mondo, z in evidenza

 

di Daniel Pipes* – 

 

Devo ammettere che la mia buona fede nei confronti del movimento #NeverTrump è davvero sorprendente.

Mentre davo una mano alla campagna presidenziale di Ted Cruz sono rimasto sgomento nel vedere gli elettori delle primarie repubblicane scegliere Donald Trump in una rosa di 16 candidati e portarlo alla vittoria. Ho firmato una lettera aperta impegnandomi a “lavorare strenuamente per impedire l’elezione di una persona così totalmente inadatta” alla presidenza e ho scritto molti articoli che redarguivano Trump. Ho lasciato il Partito repubblicano quando il GOP ha nominato Donald Trump come suo candidato alla presidenza degli Stati Uniti e alle elezioni generali ho votato per il libertario Gary Johnson . Dopo le elezioni, speravo nella destituzione di Trump e nel subentro del vicepresidente Mike Pence.

Nel 2016, mi preoccupavano principalmente due cose di Donald Trump: il suo temperamento e le sue politiche.

Le questioni relative al suo temperamento includevano pratiche imprenditoriali poco etiche (Trump University), l’egocentrismo (“Sono davvero ricco”), la litigiosità (3.500 cause legali, ossia una ogni quattro giorni), l’intolleranza (contro il giudice Curiel) e la volgarità (“Prenderle [le donne] per la f∗∗a”). Le sue politiche mi preoccupavano ancora di più: vi ravvisavo un’impulsività incontenibile ed ero preoccupato per le tendenze  neo-fasciste (da cui il nomignolo Trumpolini che gli ho dato). La sua dichiarazione del 2004, “Probabilmente mi identifico più come un Democratico”, lasciava intendere che si sarebbe mosso tra Democratici e Repubblicani, andando in una direzione populista.

Quasi quattro anni dopo, la personalità di Trump mi preoccupa ancora e mi ripugna. Anzi, il suo egocentrismo, la slealtà e la retorica superano quei difetti di quando era un semplice candidato.

Ma con mio infinito stupore, ha governato da conservatore risoluto. Le sue politiche in materia di istruzione, tasse, deregolamentazione e ambiente sono state più audaci di quelle di Ronald Reagan. Le sue nomine giudiziarie sono le migliori del secolo scorso (grazie, Leonard Leo). Il suo attacco senza precedenti allo stato amministrativo procede rapidamente, ignorando le prevedibili urla dell’establishment di Washington. Anche la sua politica estera è stata conservatrice: esigendo che gli alleati contribuiscano in modo equo; affrontando Cina e Iran, e appoggiando in particolare Israele. Paradossalmente, come osserva David Harsanyi, un potenziale difetto caratteriale funziona di fatto a nostro vantaggio: “La caparbietà di Trump sembra averlo reso meno vulnerabile alle pressioni che tradizionalmente inducono i presidenti repubblicani a capitolare”.

(L’andamento dell’economia spinge molti elettori ad appoggiare o a opporsi a un presidente in carica, ma non è così per me. In parte, perché il presidente ha un controllo limitato; in parte, perché è una questione transitoria che conta molto meno delle politiche a lungo termine.)

Chiaramente, dissento altresì con alcune posizioni e idee di Trump: il protezionismo, il disinteresse per il debito pubblico, l’ostilità verso gli alleati, il debole mostrato nei confronti dell’uomo forte turco Erdoğan e quei pericolosi incontri con Kim Jong-un. Il suo comportamento sfrenato interferisce con il corretto funzionamento del governo. I tweet sono un inconveniente costante.

Ovviamente, però, non tutti approviamo l’operato di ogni presidente. La cosa più sorprendente è che io condivido circa l’80 per cento delle azioni di Trump, una percentuale più alta rispetto a qualsiasi altro dei suoi predecessori, andando indietro fino a Lyndon Johnson.

Ho compreso la saggezza insita nelle parole scritte da  Salena Zito nel settembre 2016, secondo la quale, “la stampa lo prende [Trump] alla lettera, ma non sul serio, mentre i suoi sostenitori lo prendono sul serio, ma non alla lettera”. Oppure, come osserva  Daniel Larison, “Dobbiamo giudicare Trump dalle sue azioni e non dalle sue parole”. Concordo anche con James Woolsey che come primo ministro Trump sarebbe decisamente migliore.

Lentamente ma inesorabilmente, negli ultimi tre anni, la mia approvazione delle politiche ha compensato la mia avversione per la persona. Infine, sapendo che Joe Biden rappresenterà a novembre i democratici radicalizzati, arguisco che farò la mia piccola parte per aiutare Trump a essere rieletto, scrivendo, dando e votando.

Sono arrivato a questa conclusione con riluttanza, ma senza alcuna esitazione. Dal punto di vista emotivo, estetico e intellettuale, preferirei mantenere le distanze da Trump e occupare uno spazio neutrale tra i partiti, come nel 2016. Ma voterò per lui come politico che rappresenta le mie idee conservatrici. Esorto altri conservatori riluttanti a fare lo stesso.

Addendum del 4 giugno 2020: A giudicare dalle risposte a questo articolo, avrei dovuto esprimere chiaramente un punto che ho dato per scontato.

Un tempo ero preoccupato per le tendenze  neo-fasciste di Trump. Qui di seguito un  brano di un articolo da me scritto nell’ottobre 2016:

C’è da aspettarsi che tratterà il governo americano come una sua proprietà personale, come una versione più grande della Trump Organization. Sarà sprezzante della giurisprudenza, degli usi e costumi. Contesterà le leggi e l’autorità. Tratterà i senatori, i magistrati, i generali e i governatori come membri del suo staff che devono esaudire i suoi desideri, altrimenti… . Insomma, sfiderà la separazione dei poteri come mai era stato fatto prima.

Ma di fatto Trump non ha compiuto alcun passo verso l’autocrazia né ha trasgredito la Costituzione. Sono particolarmente impressionato dal fatto che, data l’opportunità offerta dal Covid-19 per una presa di potere, Trump abbia lasciato le decisioni chiave ai governatori. Avrebbe potuto stizzirsi per i limiti del suo potere, ma li ha rispettati, come ha fatto, ad esempio, Barack Obama.

Pertanto, questa preoccupazione è svanita.

 

*Newsweek  – 4 giugno 2020. Traduzione a cura di Angelita La Spada

http://www.danielpipes.org/19529/a-reluctant-but-unhesitating-vote-for-donald-trump

 

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