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Le banlieue di Parigi sono in fiamme

giugno 4, 2020 • Mondo, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Le banlieue di Parigi sono un’altra volta in fiamme. Dopo la pubblicazione di un nuovo referto sulla morte dell’africano Adama Traorè, numerosi manifestanti magrebini e africani hanno messo a ferro e fuoco la periferia della capitale francese.

Gli Stati Uniti sono percorsi da rivolte razziali e violenze gratuite contro i bianchi. Nelle baraccopoli italiane stracolme di immigrati clandestini la rabbia ribolle e la tensione sociale cresce continuamente. Le coste di tutta Europa sono assaltate da immigrati africani, arabi, afghani e pakistani.

Gli allogeni che penetrano in Occidente sono animati da volontà di conquista, da un revanscismo verso l’uomo bianco considerato responsabile di tutte le loro sciagure e nei confronti del quale sentono di avere un credito.

La maggioranza degli immigrati è di fede islamica, una religione che vede l’Europa come una civiltà corrotta da convertire e redimere. Davanti a questa invasione morbida, all’islamizzazione strisciante e al montante odio verso gli autoctoni, gli occidentali sanno opporre solo un deleterio masochismo etnico e culturale. La religione dei diritti umani e la morale antirazzista hanno distrutto le difese immunitarie del mondo euro-occidentale.

Gli occidentali, europei in particolare, sono preda di una stanchezza generale, di un esaurimento delle risorse fisiche e morali. Si sentono appesantiti dalla loro storia, dal Cristianesimo, paralizzati dalla memoria dei loro orrori passati. La loro sonnolenza si traduce in un inverno demografico e culturale, non si riproducono biologicamente e non trasmettono alcuna idea forte di civiltà.

L’ideologia dominate alimenta il disprezzo di sé degli occidentali, li induce a credere che tutta la loro storia sia un gigantesco errore e che vivono nel più oppressivo dei sistemi. Nel frattempo, si accolgono immigrati prolifici e portatori di una fede granitica, preparando il terreno alla futura scomparsa dei tanto vituperati «bianchi».

La sinistra e la destra europee quando considerano il destino degli immigrati si appellano a valori «umanitari», che conducono a soluzioni contraddittorie. Ripetono ossessivamente che dobbiamo «integrare» ma respingono l’idea di «assimilazione» poiché sarebbe una violenza razzista e non rispettosa della diversità. Un altro mantra recitato quotidianamente è quello della «tutela delle differenze», che immagina una convivenza pacifica fra Islam e Occidente  e nella costruzione di una società pluriculturale senza conflitti né attriti.

Contemporaneamente, viene propagandata la «bellezza» del meticciato e dell’ibridazione razziale, che entra in contrasto con la tutela delle differenze e delle identità. I cortocircuiti sono numerosi e lampanti: integrazione senza assimilazione, identità e meticciato, Islam e democrazia.

La sinistra, ma anche un ampio settore della destra, crede ciecamente all’ideologia antirazzista e disprezza la realtà. Sono convinti che leggi in favore dello straniero renderanno migliore la convivenza, che basti affastellare genti diverse affinché il multiculturalismo funzioni.

Promuovono una pericolosa forma di utopia, alimentata anche da un liberalismo totalmente ripiegato sull’individuo, quella di una società dove privatamente si può vivere la propria alterità, che però deve scomparire nello spazio pubblico per lasciare campo libero a una «comunicazione democratica». Dentro casa la Sharia, per strada la laicità.

Una situazione destinata a esplodere in uno scontro fra concezioni opposte del mondo. Non esiste società multietnica e multiculturale che non sia una santabarbara pronta a esplodere, dall’Impero Austro-Ungarico alla Jugoslavia post-Tito, fino alle banlieue parigine e agli Stati Uniti.

Ci stiamo avviando verso un periodo di scontri etno-religiosi-culturali, il cui esito è imprevedibile.

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