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L’Italia s’è desta o mesta?

giugno 2, 2020 • Cultura e Società, z in evidenza

di Roberto Zadik –

Riflessioni sul Bel Paese nella Festa della Repubblica. Ormai relegati a semplici “giorni di vacanza” e di riposante ozio, a volte deprimente e noioso, diciamolo, le ricorrenze del calendario come il Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, con disoccupazione e sfruttamento largamente praticati e quasi “fisiologici” in molti ambienti e il 2 giugno, Festa della Repubblica, dovrebbero spingerci ad alcune riflessioni anche decisamente amare ma a mio avviso stimolanti.

Com’è diventata questa Italia e siamo migliorati, fermi o peggiorati in questo silenzioso trentennio? Come mai parlo dagli anni ’90 e non da prima?

 In questi ultimi decenni le giovani o ex giovani generazioni come noi quarantenni, siamo davvero cambiati preferendo vie sicure, di praticità, concretezza limitiamo ad accettare, a sopportare, a sopravvivere e non più a esprimere in una sorta di “morte del pensiero e dell’opinione” e in un abbassamento del livello culturale, non come istruzione, ma come acculturamento personale, si legge davvero poco e si discute solo sui social e non più fra persone.

Troppe riflessioni, che non vorrei straripassero. Contenendoci al 2 giugno cosa festeggiamo e c’è davvero  da essere orgogliosi della nostra Italia? Molti si sono dimenticati che nel giugno 1946 tutto cambiò e dopo anni allucinanti e soggiogati dall’orrore del fascismo, su cui non si riflette abbastanza ancora oggi, abbiamo assaporato il gusto inebriante e al tempo stesso disorientante della libertà.

Nonostante i casi di corruzione, le ingiustizie, il malcostume di molta politica dobbiamo sempre pensare a quanto sia meraviglioso e dimenticato il fascino della libertà. Molti se lo dimenticano, lo danno per scontato, ne abusano sui social offendendo e esagerando e troppi vivono piccole schiavitù coniugali o lavorative che però sono in democrazia e questo non va mai dimenticato.

La nostra Costituzione nasceva in quelli anni, quelli articoli così intensi e interessanti, che a prescindere dalle critiche e dalle strumentalizzazioni politiche hanno costruito la nostra società. Giusta o sbagliata che sia.

Tante le considerazioni su questo Bel Paese che ha tanti pregi ma troppi giovani se ne vanno da qui. Troppa gente abbandona l’Italia e non torna più ed è un vero peccato. Non so cosa ci sia all’estero e se davvero ci sia più lavoro e più felicità ma chi può e ha studiato se ne va nella cosiddetta “fuga di cervelli”(definizione che detesto perché sottintende che chi resta non ha cervello, secondo loro).

In questo articolo volevo solo esprimere qualche considerazione libera sull’essere italiano, sulla cultura che sembra aver abbandonato questo Paese ma è fondamentale, su quanto l’Italia abbia bisogno di conoscenza, intelligenza, estro, umorismo e brillantezza e quanto spesso questa società maltratti i talenti, ostacoli il merito, escluda e freni i grandi da vivi e li dimentichi da morti. 

Cosa dobbiamo festeggiare: Sicuramente sono davvero contento del passato remoto, adoro la letteratura italiana di Manzoni e la sua Milano austera e etica, ma anche il toscano e spirituale Dante, i siciliani Quasimodo e specialmente Pirandello.

Meravigliosi i cantautori da Battisti, a Guccini che sta per compiere 80 anni il prossimo 14 giugno e Renato Zero 70enne il 30 settembre, a 8 giorni dal mio compleanno. Mi piace la “commedia all’italiana”, il cinema d’autore, sia ridere che riflettere. 

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