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Quei morti che non scandalizzano e l’ipocrisia dominante

maggio 31, 2020 • Politica, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

La morte di George Floyd, per mano di chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini, lascia per certi versi sconvolti. Ma è più un sapore mediatico che non un qualcosa che veramente scandalizza. 

C’è di mezzo l’eterno conflitto tra bianchi e neri, inasprito dalla presidenza Trump, al solito origine di ogni male, ma ci si dimentica che nel caso di Eric Gainer, morto più o meno in modo analogo nel 2014, la presidenza era quella di Barak Obama, nobel per la pace. 

Gli scontri tra bianchi e neri erano meno? Era diminuita la tensione laziale? Gli afroamericani erano soddisfatti dell’amministrazione Obama? Chiedete a Hillary Clinton per avere conferme.

Poi si sottolinea sempre il fatto che sono nere le vittime e bianchi i carnefici, tuttavia ci si scorda che chi purtroppo soccombe all’abuso di potere, è stato colto in flagranza di reato. Oppure ci sono casi come quello di Treyvor Martin che risultano poco chiari, ma che tuttavia non hanno dimostrato l’aggravante del razzismo.

Nel Bel Paese, ancora storditi dalla quarantena del Covid-19, siamo a indignarci, a postare le foto di LeBron James con la maglietta “I Can’t Breathe” o la foto di Colin Kaepernik in ginocchio durante l’inno americano alle partite di Football. 

Eppure, a distanza di anni, si perdona ancora a Michael Jordan di aver dichiarato “anche i repubblicani comprano scarpe”, quando non fece l’endorsement al candidato al Senato del North Carolina Hervey Gantt. Due pesi due misure?

Ma soprattutto, i morti di casa nostra? I malati nelle case di riposo contagiati dal Covid-19 morti e sepolti senza nemmeno l’addio ai propri cari?

Oppure le centinaia di persone in carcere in attesa di giudizio, le persone che si suicidano per abusi di stato, quelle non fanno rumore? No, perché non ci sono né Trump né Salvini da poter accusare di essere il male assoluto. Non c’è un Saviano pronto a puntare il dito contro il capitalismo che genera disuguaglianze che portano un nero ad avere il ginocchio di un poliziotto a rompergli la trachea.

Un caso di cronaca tremendo, gravissimo lontano migliaia di chilometri da noi ha la stessa risonanza delle ronde anti aperitivo, mentre nei parchi dove i bambini non hanno potuto giocare per mesi lo spaccio trionfa, i migranti arrivano per lavorare come schiavi nell’agricoltura o provare ad avere una sanatoria di libero scorrimento, e lontano dai riflettori emergono le chat di chi voleva realmente cancellare Salvini, non con un titolo di giornale, ma in maniera giudiziaria.

Ma quello dei giudici italiani che si spartiscono un potere occulto, non sa di abuso di potere come quello del poliziotto bianco inginocchiato sul collo di un nero, perché il morto fisico non c’è, è sufficiente il morto politico anche se  le elezioni lo premierebbero comunque.

Il nostro provincialismo, l’infatuazione perenne e infantile per l’America da fumetti o da film ambientati sul lato soleggiato della strada, fan sì che proviamo più indignazione per una storia di ordinaria brutalità nella complessità per noi incomprensibile del mondo a stelle e strisce; anziché occuparci dei soprusi di casa nostra, una volante rossa contro gli aperitivi, e criminali liberi di fare il bello e il cattivo tempo, entrando e uscendo di galera come se si fosse al grande hotel.

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