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I Beatles e Lennon, ricordi di un’epoca irripetibile

maggio 27, 2020 • Paralleli, z in evidenza

di Roberto Zadik –

Mezzo secolo fa finivano i Beatles e 40 anni fa moriva il loro leader Lennon. Ricordo di un’epoca irripetibile.

Sembra incredibile a mezzo secolo di distanza, che sia esistito un “Rinascimento musicale”, quindici anni, dal 1965 al 1980 in cui il pop rock occidentale angloamericano ha raggiunto il suo massimo livello artistico. E il mondo non è stato più lo stesso dalla fine dei Beatles e dalla morte di John Lennon, loro leader e carismatico e geniale cantautore che proprio dal 1970 iniziò la folgorante carriera solistica fino a quando il maniaco newyorchese Mark Chapman gli sparò sotto casa sua, quella gelida sera dell’8 dicembre 1980.

E’ successo tutto in solo dieci anni. Già dalla morte per overdose del loro brillante manager ebreo inglese Brian Epstein, per overdose due settimane prima del suo 33esimo compleanno, il 27 agosto del 167 la loro musica era totalmente cambiata. Dal “pop per famiglie” dei primi 5 anni rigorosamente controllati nel look e nella musica da Epstein, i “Fab Four” (Favolosi Quattro come li chiamava la stampa dell’epoca) avevano modificato tutto.

Liberati e  persi, fra sperimentazioni “acide” a base di LSD a cui si dedicavamo specialmente Lennon e Harrison e deliri mistico indiani, i Beatles avevano stravolto il loro stile musicale, Forse migliorati con capolavori come “Sgt Peppers” manifesto dell’era hippie e inni di altissimo livello cantautoriale, si pensi anche alle loro canzoni “testamentarie” come la reattiva “Get Back” e la fatalista “ Let it Be” (Lascia che sia) che ne orchestrarono la fine. Con lo scioglimento dei Beatles era finita la dorata era hippie, in quel 1970 dove morirono ragazzi favolosi e disperati 27enni.

Tre in un colpo solo, come il magnifico chitarrista, timido ma esplosivo  Hendrix, inventore di un modo di suonare e comporre prima inesistente e capace di fondere blues afroamericano e rock psichedelico, una delle prime cantanti rock blues bianche, la texana Janis Joplin e la star dei Doors, il poeta e magnetico intrattenitore Jim Morrison che profeticamente avendo saputo dei primi due, disse ai suoi amici “state bevendo col terzo”. Tutto stava cambiando in pochissimo tempo e dal 1971 la musica si stava spostando in Inghilterra dopo una fase decisamente americana, con nuove scintillanti icone trasgressive e incisive come Bowie, Elton John o Freddie Mercury e le ambigue movenze effemminate del glam rock anni ’70.

Caratteristiche e contributo artistico di Beatles e di Lennon . Ma perché i Beatles sono stati tanto importanti e tanto amati e in cosa Lennon si è distinto da loro da solista?

I Beatles durarono 8 anni, iniziando in sordina, imitando i rocker americani anni ’50, adoravano Chuck Berry e Little Richard e portarono il pop nel rock addolcendo le sonorità aspre dei loro ispiratori, fra questi anche Elvis Presley che Lennon adorava, con classe, ironia e sentimento e una vena distaccata inglese inconfondibile.

Trascinati dalla grinta del ribelle, ironico e ipersensibile John Lennon che vissuto solo 40 anni scrisse musica straordinaria per oltre vent’anni e dalla personalità più mite ma estremamente fantasiosa dell’inseparabile amico Paul Mc Cartney, questo 18 giugno compierà 78 anni, vi erano altre due figure più in ombra ma altrettanto notevoli, come il mistico George Harrison che emerse negli ultimi Beatles con capolavori come “Here Comes the sun” e il bravo batterista Ringo Starr sempre defilato rispetto ai protagonismi di Lennon e McCartney.

Sorvegliati costantemente dal loro “Pigmalione” Epstein fino alla sua precoce scomparsa, i Beatles elaborarono uno stile e un look unici. Sempre in ordine, con giacche e cravatte e capelli a caschetto, simpatici ma composti, firmarono tutti i brani con la sigla “Lennon-Mc Cartney” come i loro antagonisti dei Rolling Stones “Jagger-Richards”. Eseguirono pezzi di scintillante rock come “Can’t buy me love” o “Ticket to ride” o canzoni estremamente sentimentali come la bellissima “And i love her” ma tutto era lineare, genialmente semplice, controllato e molto “borghese” e tranquillo dal 1962 al 1965. Però dai tempi di “Help” e ancora di più da quel 1966 le cose stavano cambiando e molto.

La continua ricerca musicale e spirituale dell’inquieto Lennon, il cambio di moglie, dalla quieta Cynthia Powell madre di suo figlio Julian, alla stravagante artista giapponese Yoko Ono sua compagna e inseparabile musa ispiratrice, le droghe che accompagnarono spesso le ispirazioni di Lennon e i matrimoni e i figli per tutta la band modificarono stile e comportamenti.

Da quel 1966 dai tempi dello spregiudicato disco “Revolver” (stranamente era il nome di un arma da fuoco e Lennon venne ucciso a colpi di pistola dopo avere in aggiunta cantato nel 1968,  la bellissima “happiness is a warm gun”, la felicità è una pistola calda) si notarono i primi segni di irrequietezza. Innalzamento della creatività, canzoni a volte favolose, altre decisamente stravaganti e dalla morte di Epstein, tre anni di psichedelia, genialità e irriconoscibilità.

I Beatles erano in piena sintonia con l’era hippie, coi valori di umanitarismo e sentimentalismo ottimista, smisero di esibirsi e si chiusero negli studi di registrazione con crescenti polemiche e liti, dicono a causa di Yoko Ono dopo una disastrosa esperienza in India con le meditazioni trascendentali e varie crisi nella band. Ma l’instabilità regnava sovrana indipendentemente e anche le canzoni iniziarono a essere firmate separatamente. Così dopo meraviglie come il “White Album” eccezionale doppio album del 1968, “Abbey Road” dell’anno successivo coi pettegolezzi sulla morte di McCartney, la fine con “Leti t Be”. 

L’era Lennon, cosa è cambiato e perché è stato tanto importante.

Famoso per inni di pace internazionalmente noti come “Imagine” del 1972 definita più volte come la migliore canzone del 20esimo secolo, definizione che mi sembra un po’ esagerata, Lennon scrisse una serie di canzoni memorabili ma spesso sconosciute. Dopo aver lasciato quei Beatles che chiaramente gli stavano stretti da tempo, egli  sviluppò una carriera solistica molto interessante ma estremamente discontinua, quasi tutta nella sua adorata New York che divenne la sua ultima dimora.

Totalmente diverso dai Beatles nello stile, divenne un maturo cantautore anni ’70 sotto la guida del genio folle di Phil Spector, bizzarro manager ebreo newyorchese, che lo incoraggiò nel suo cammino creativo. Pacifista, intellettuale, sensibile e raffinato, Lennon lasciò il segno con varie prove artistiche di eccezionale livello.

Non solo Imagine ma fantastiche performance, come al Madison Square Garden nel 1972 dove diede prova di grande personalità e carisma e abilità pianistiche e chitarristiche, capolavori esistenziali come “Mind Games”, una canzone su Dio molto originale come “God” dove riflette sulla sua vita, la toccante “Mother” dedicata alla morte di sua madre investita da un ubriaco quando era adolescente e la difesa della sua adorata moglie Yoko in diverse canzoni come la bellissima “Woman is the nigger of the world” o “Oh Yoko”.

Un cammino artistico davvero stimolante ma con una pausa importante per dedicarsi alla vita famigliare, dal 1975 al 1979 per crescere il secondo figlio Sean, si dice tralasciando Julian, primogenito inglese nato dal matrimonio con Cynthia Powell. Una vita molto breve, ma eccezionalmente intensa, quella del genio brillante e sofferente di John Lennon, una carriera entusiasmante con i Beatles, gli anni ’70 divisi fra gioiosa creatività e silenzio artistico.

Tutto questo fino al ritorno sulle scene, fra il 1979 e il 1980 dove sembrava che tutto ricominciasse mentre stava finendo. Le speranze del suo testamento capolavoro “Double fantasy” dove firmava una serie di splendide canzoni come “Starting over” e “Woman” tornando al successo. Ma la follia insensata di Chapman distrusse tutto, con la sua pistola proprio mentre poco prima, alla fine di quell’album” Lennon cantava “Hard times are over” (I tempi difficili sono finiti). 

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