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Il mito della rivoluzione

maggio 27, 2020 • Agorà, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

Nell’immortale Discorso della montagna, l’evangelista Matteo riporta l’annuncio cristico della vicinanza del «regno di Dio». Nel corso del tempo, è stata data un’interpretazione secolarista del «regno», come qualcosa da realizzare in terra. «Regno» sarebbe semplicemente un mondo dove vigono la giustizia, la pace e l’uguaglianza. Il vero compito della religione sarebbe operare per la venuta di questo mondo perfetto, assumendo un ruolo eminentemente politico e sociale. 

Sette cristiane quali il millenarismo e il gioachimismo miravano a preparare in terra il regno di Dio, per imprimere un’accelerazione alla seconda venuta di Cristo. A questa versione rivoluzionaria del messaggio evangelico si rifaranno anche Müntzer, i Taboriti, gli Hussiti e gli Anabattisti. 

A quanto fin qui detto, bisogna aggiungere che la lettura «mondana» del Discorso della montagna colloca il «Regno» nel futuro, così facendo la storia diviene un flusso dotato di significato e senso. L’abate Gioacchino da Fiore, alla fine del XII secolo, proporrà una tripartizione del tempo storico: regno del Padre, del Figlio e dello Spirito, quest’ultimo identificato come età della liberazione dell’umanità e dell’amore. La profezia di Fiore fa del tempo storico un processo guidato da Dio verso un regno divino ed edenico. Nel suo pensiero sono uniti l’annuncio millenarista di una nuova società e il sogno gnostico di un’umanità connessa a Dio e fusa nella sua gloria. 

L’idea di una rivoluzione demiurgica capace di capovolgere il mondo e di velocizzare l’avvento del «Regno di Dio» giunge sino alla modernità ma in forma secolarizzata.

L’illuminismo, almeno nella sua forma più radicale, vede nella storia un progressivo affermarsi della Raison e un affrancamento dalla superstizione. Ponendosi come meta una «Repubblica universale dell’Umanità» come quella immaginata da Anacharsis Cloots o Saint-Just. Gli eccessi della rivoluzione francese sono, in questa prospettiva, il tentativo di fare tabula rasa del passato e inaugurare l’età definitiva della Dea Ragione.

Il marxismo è stata l’altra forma di religione politica di stampo gnostico e millenarista: la salvezza è iscritta nella meccanica della storia, un processo che nel suo sviluppo «colloca» ordigni nel sistema capitalista per farlo detonare in un «botto» di libertà. La rivoluzione è una violenza catartica, il cui scopo è accelerare, nel tempo e nello spazio, l’avvento della società comunista, ovvero il «Regno di Dio senza Dio».

Il presente è attraversato da una nuova forma di millenarismo ed escatologia secolare, quella dell’umanitarismo sans frontières. Per questa visione allucinata della realtà, il Regno coinciderebbe con un pianeta depurato dai settarismi e dai nazionalismi, unificato sotto la bandiera bianca dell’umanità. 

La storia muoverebbe in questo senso, verso un sempre maggior grado di meticciato e mescolanza culturale. Gli adepti di tale religione dell’umanità, filiazione diretta della «società dell’umanità» sognata da Auguste Comte, credono e vogliono far credere che il crogiolo umano sia inevitabile e desiderabile, in quanto coincidente con la «società perfetta». 

Da questa prospettiva, l’immigrazione di massa sarebbe il vettore per la realizzazione del «progresso» e un fenomeno che va nel verso della storia. Inarrestabile. Quello che abbiamo chiamato «umanitarismo» si è imposto come forza del «Bene», affermando una visione manichea dello scontro politico attraverso l’uso di parole magiche: «diritti umani», «umanità» o «accoglienza».

 Al pari delle sette cristiane del medioevo, del giacobinismo e del marxismo, anche l’umanitarismo si rivela pericolosamente anti-liberale e intollerante. Il dissenso smette di essere legittimo, per diventare complicità morale col «fascismo». Il «Migrante», soprattutto se africano e musulmano, è il messia venuto a guarire il mondo dalla malattia dei confini. Diviene l’agente attraverso cui la storia opera il Bene ed edifica il Regno. Compito degli uomini occidentali «illuminati» è coadiuvare l’immigrazione e tutto ciò che lavora all’abbattimento di muri reali e immaginari.

Come ogni ideologia, anche l’umanitarismo è disancorato dalla realtà e, di conseguenza, destinato a produrre catastrofi. La società dell’umanità fraterna e angelicata è una utopia imbevuta di odio di sé, il valore attribuito agli stranieri è inversamente proporzionale all’odio che si nutre per i propri connazionali. 

La stessa idea di «umanità» è priva di contenuto reale. Da che esiste, l’uomo si è sempre declinato in diverse etnie e culture. L’umanitarismo di cui l’Occidente è drogato, è l’ennesimo spirito rivoluzionario proiettato verso il nulla.

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