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La deriva totalitaria del potere secondo Augusto Del Noce

maggio 17, 2020 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

L’Italia ha avuto uno dei più grandi pensatori cattolici della storia, Augusto Del Noce. Intellettuale di ampio respiro e di inusitate capacità profetiche, fu grande ammiratore e studioso di Eric Voegelin. Come il filosofo tedesco, individua il fondamento della politica moderna nell’eresia gnostica secolarizzata, che chiude il significato dell’esistenza sull’immanente e attribuisce al processo storico valore di «progresso», concependo la «salvezza» in termini secolari e collocandola al termine del divenire mondano. 

La fede riposta nel progresso e l’attesa di un compimento finale della storia, determinano un misconoscimento dell’ordine del Lógos che è la causa prima della politica rivoluzionaria e distruttiva del Novecento. Per Voegelin, come per Del Noce, senza l’aggancio alla dimensione trascendente e senza riconoscimento dell’autenticità dell’Essere, l’uomo non solo viene soggiogato dai «falsi paracleti», ma precipita nella tirannia del relativo. 

Per i due filosofi bisogna recuperare l’elemento teologico della verità per non conoscere la deriva totalitaria del potere. Secondo Broch, nei due pensatori, la religione va assunta «come fonte di coesione comunitaria», ma è una visione estremamente riduttiva. Le filosofie della storia del Settecento e dell’Ottocento, hanno rifiutato l’idea di un mondo plasmato dalla Ragione divina e hanno tentato di rovesciarlo per ricrearlo ab ovo o per accelerare il paradiso terrestre divinato nella storia. 

Lo smarrimento della nozione di verità ha spianato la strada ideologi e prestigiatori filosofici, convinti di spiegare la realtà, ma, nei fatti, occultandola coi loro abili giochi di pensiero. In Del Noce la verità religiosa impedisce la deflagrazione dell’esistenza umana, impedendole di precipitare tanto nel disastro totalitario, quanto nel relativismo che fa della morale una mera contingenza storica.

 Il bersaglio polemico prediletto di Del Noce è l’Occidente post-bellico, dove le istituzioni politiche ed economiche non stabiliscono alcuna relazione con la sfera dell’eterno. Il filosofo torinese scorge nella società edonista il compimento del marxismo, scrive ne «Il problema dell’ateismo»: «Il marxismo ha già completamente vinto, ma negandosi nella maniera più totale».

 Sulla scia di Voegelin, vede al nucleo della filosofia di Marx la rivolta contro Dio e il timore di dover ammettere un ordine cosmico. L’irreligiosità della civiltà occidentale, il tramonto del sacro incarnano il compimento dell’istanza più profonda del marxismo, il coronamento del processo di liberazione umana, che viene però realizzata dal capitalismo nella sua fase assoluta e antiborghese. Il Sessantotto appare a Del Noce come una liberazione dello spirito mercantile dalle pastoie familiari, religiose e nazionali. La moderna società permissiva elimina ogni corpo intermedio fra la persona umana e il mercato, riduce tutto al metro dell’utilità, porta alla ribalta impulsi infantili, dà sfogo a ogni desiderio sessuale. Il trionfo dell’edonismo conduce all’individualismo e all’eclissi dell’idea di bene comune. 

Così Del Noce condanna il moderno: «L’unica società della storia del mondo che non abbia origine da una religione, ma sorga essenzialmente contro una religione». Le liberaldemocrazie occidentali avendo espulso la dimensione della verità religiosa hanno ucciso ogni valore, sono divenute preda del relativismo, del proceduralismo neutro, sostituendo alla nozione di governo quella di amministrazione. 

L’indifferenza della democrazia rispetto ai valori e alla verità da cui discendono, la rendono preda del totalitarismo e del nichilismo. Il nichilismo contemporaneo si esprime nella rivoluzione anarchica e gnostica del Sessantotto, che non riconosce valori supremi, che nega Dio, proiettandosi verso il nulla, ovvero verso la società di mercato opulenta e chiassosa. Un viaggio dal comunismo al consumismo. 

Il nuovo totalitarismo si esprime nella negazione della morale tradizionale, nel rifiuto dell’eredità ebraico-cristiana e dell’amor patrio, nell’uso del potere mediatico per imporre un ordine morale relativistico a tutta la società. Del Noce anticipa la pervasività del «politicamente corretto», che realizzerà quella «tolleranza repressiva» che inquietava Marcuse, ispiratore del Sessantotto. 

L’analisi del filosofo cattolico coglie pienamente la deriva della «rivoluzione surrealista» e della secolarizzazione, che ha condotto l’umanità all’individualismo atomistico e alla teologia del mercato. La nuova Sinistra ha compiuto una transizione al peggio che ha travolto ogni idea di verità e valore condiviso, causando l’appassimento della civiltà e lo sprofondamento nella notte del nulla. 

Il marxismo, specialmente nella sua variante libertaria, libertina, francofortese, dionisiaca, ha dato origine alla «società di mercato». Scrive il filosofo nel suo capolavoro: «Dunque, alla realizzazione della pienezza e della libertà umana si è sostituito il processo di involuzione dell’uomo nell’animalità, cioè il nichilismo radicale. Espressione di questa borghesia soltanto tale, cioè di una società ridotta ai puri rapporti economici». 

La liberazione totale promessa dal messianismo marxiano si è capovolta nel cannibalismo della concorrenza economica e nella morte dell’uomo per affogamento nelle «gelide acque del calcolo economico». Marx, il Prometeo del Proletariato, realizza la sua più profonda ambizione, la negazione di Dio, attraverso il capitalismo assoluto. Vae victis.

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