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L’orientamento al bene, presunzione di sinistra

maggio 10, 2020 • Politica, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

La sinistra, sia essa comunista o europeista, afferma sempre che non contano gli effetti disastrosi delle loro politiche, ma solo il fatto che siano orientate al Bene anzi, al Bene supremo, quello che nessuna persona sana di mente oserebbe mettere in discussione.

 Le tirannie comuniste che hanno deportato milioni di persone, distrutto economie, perseguitato cristiani ed ebrei, infoibato e affamato intere generazioni possono dirsi assolte poiché lavoravano per il «progresso» dell’umanità e l’uguaglianza universale. Hanno ucciso, certo, ma non sono peggiori dei capitalisti senza cuore e avidi di denaro. La versione contemporanea di queste affermazioni si applica all’Unione Europea.

 La UE è una struttura antidemocratica, demofobica, usuraia, che ha affamato la Grecia, però si colloca nel «senso della storia» e ha un fine benevolo e umanitario: garantire la pace. La moneta unica e l’austerità fiscale schiacciano la libertà della nazioni, ma lo fanno per la loro salvezza e per la loro fratellanza. 

La contrarietà alle misure dell’Unione conduce, direttamente, alla guerra e nessun «essere umano» può desiderare il conflitto bellico. La via verso il gulag è stata preparata dall’«amore verso il popolo», lo stesso amore che anima gli europeisti, che vogliono pace e libertà per tutti. In entrambi i casi, chi è stato toccato dalla loro compassione si è ritrovato a morire di fame e freddo nelle isole Soloveckie o a non potersi curare il diabete a causa dell’assenza di medicinali generata dalle misure della «troika» finanziaria. La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e la storia dei regimi della sinistra ce lo ricorda.

 La pornografia sentimentale della sinistra pone le sue nobili aspirazioni e i suoi amorevoli ideali sopra la realtà e la verità. Quando i fatti manifestano il fallimento delle azioni politiche, i membri della sinistra negano i fatti e, un tempo, insistevano nel volere «più comunismo» e oggi «più Europa». La bancarotta non è mai una conseguenza logica dei loro ideali, delle ambizioni così buone non possono fallire, ma è ricercata in errori umani o in sbagli involontari. 

La crisi sanitaria ed economica generata dal virus di Wuhan ha fatto emergere l’inutilità dell’Unione Europea, ma la sinistra ha attribuito la colpa del fiasco ai «sovranismi» e agli «egoismi», ignorando che senza la UE molti problemi non si sarebbero nemmeno posti. Se ogni Stato nazionale avesse mantenuto la sua moneta, il dibattito surreale per capire se e in che modo la Banca centrale europea ci darà del denaro non ci sarebbe mai stato.

 Senza euro e Unione Europea, ogni singolo Stato-Nazione si sarebbero mosso autonomamente e più rapidamente per contrastare il collasso economico. La sinistra e la UE hanno invocato la «solidarietà» e la «cooperazione», ma trattasi di una bontà solo apparente, priva di ogni sostanza. 

Ogni disputa e ogni questione, per quanto tecnica, alla fine culmina con la sinistra che eleva i suoi scudi emotivi per portare il dibattito fuori dal regno dei fatti e condurlo nel regno dei sentimenti e delle allucinazioni personali: «la UE ci ha dato settant’anni di pace» o «senza UE tornerà il fascismo e ci sarà la terza guerra mondiale». Affermazioni illogiche e storicamente inesatte, usate per mascherare di moralità la miseria dell’eurofilia patologica. Ogni dibattito diventa un test di empatia ed etica: «sei contro la UE? Quindi sei fascista e guerrafondaio?». 

Dopotutto, se l’Unione Europea è un veicolo per la pace e un segno di «progresso», come si può avversarla? La sinistra non intende ragionare sui temi, poiché pone in essere dei ricatti emotivi. Esattamente come chi opponendosi al comunismo si contrapponeva, in realtà, all’avvento del paradiso in terra. 

La tattica di lungo corso della sinistra è quella di trasformare ogni dibattito in un confronto tra persone buone e persone cattive, tra il bene e il male. Il sentimentalismo della sinistra si sviluppa in uno spazio precedentemente occupato dalla religione ed è quindi immune all’analisi e alla critica dei fatti.

 La sinistra del presente ha sacralizzato i diritti dell’uomo e le istituzioni dell’Unione Europea, percepiti come strumenti per generare una «società dell’umanità» senza Stati né confini né eserciti. Il suo clero cerca il potere assoluto per regolare ogni dettaglio della vita umana e mira a squalificare il nemico come «inumano». La «società dell’umanità» è una teocrazia in nome dell’uomo. Una politica basata sulla teatralità della compassione senza sostanza morale o analisi storica è condannata a distruggere i propri ideali fondanti non messi a confronto con la realtà. 

La sinistra si alimenta della convinzione di poter plasmare il mondo e dargli la forma che desidera, un delirio di onnipotenza che pone le basi a un totalitarismo esercitato in nome della filantropia e della compassione.

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