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Una luce nel “lato oscuro”. Qualche riflessione sulla cattiveria e sulla bontà nell’ Italia di oggi

maggio 3, 2020 • Paralleli, z in evidenza

Roberto Zadik –

Ma cattivi si nasce o si diventa? Questa è una di quelle domande irrisolte ma fondamentali che fin dalle origini del mondo, dai tempi dello scontro fra Caino e Abele di biblica memoria, l’essere umano si è posto sempre senza risposta. E ultimo della fila, più o meno modestamente, ci sono anche io. Il Male regna sovrano e a volte sembra più forte, più tenace e meglio strutturato del Bene che dicono sempre che “alla fine trionfa” ma a volte perde.

E’ pieno di gente cattiva, diciamolo e molte volte si fatica a trovare gente davvero buona, veri amici, da dividere accuratamente dalle vaste schiere di ipocriti e di opportunisti molto cordiali ma infidi che tutti incontriamo almeno una volta nella vita se non quotidianamente.

La cattiveria si può dire che è nata con l’uomo. Dalla storia con immense carogne di inqualificabile malvagità talmente spaventosi, da faticare a pronunciarne il nome, Hitler, Goebbels, Mussolini, Himmler, ma anche Stalin o Saddam Hussein ai quali si addice il detto ebraico “che il nome ne venga cancellato”, alla realtà criminale dei vari casi anche italiani con i vari “mostri” di Firenze, di Foligno o i serial killer angloamericani, da Jack Lo Squartatore, a Charles Manson a Ted Bundy, fino alla quotidianità dove la nostra vita spesso a scuola o sul lavoro ma anche in famiglia viene avvelenata da individui detestabili. 

Ma cosa provoca il Male e perché si parla spesso di “fascino del Male” quasi con aria lussuriosa e invece a volte in modo retorico o sinceramente si elogiano “le brave persone”? Chi sono i malvagi e le brave persone e cosa li contraddistingue?

Il Male, violento e rabbioso o  cinico e indifferente, spesso è più famoso della bontà, dell’empatia e dell’altruismo, quasi elogiato da troppa gente e secondo molti indice di una certa ingegnosa furbizia, di fascino e carisma. Riguardo al Bene, invece, se ne parla poco, sottovoce, viene realizzato in silenzio e molti “buoni” sempre che siano sinceri, vengono trattati come “ingenuotti”, come persone deboli e senza fibra.  Invece vorrei distanziare la bontà, qualità nobile composta di empatia, gentilezza, dolcezza disinteressata e generosamente altruista dal “buonismo”, retorica ipocrita e molto finta e spesso istituzionale che è tutt’altra cosa.

Tanti i film, i libri, le canzoni, le riflessioni e gli spunti su questi grandi colossi della Cattiveria e della Bontà. Ricordo film stupendi e molto fraintesi come “Arancia Meccanica” del geniale e eccentrico regista ebreo newyorchese Stanley Kubrick accusato dalla censura anni ’70 e da molti anche oggi di essere violento quando il suo capolavoro voleva essere una condanna della violenza. Ma il linguaggio e la crudezza di alcune scene ne penalizzarono il risultato educativo e sociale e i nobili intenti. Penso a bei film sul tema del Male o di personaggi decisamente spregevoli.

Dalle parti dell’incredibile Volontè che ritraevano personaggi spesso malvagi o crudeli come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, a biografie di serial killer, da Ted Bundy a Dahmer che divennero discrete pellicole, a “Psycho” di Hitchcock ai romanzi di Camus, di Kafka e “Il processo”, ai personaggi di Dostojevski.  Ci sono stati poi diversi artisti e personaggi storici famosi, buoni o cattivi. Ad esempio, sempre da varie biografie di cui sono curiosissimo e instancabile lettore, pare che i compositori Wagner e Lizst fossero molto duri e aspri, così come i filosofi Kant, Schopenhauer o Hegel  o Karl Marx e il suo sprezzante antisemitismo pur essendo di genitori ebrei convertiti al Protestantesimo, i pittori Caravaggio e Picasso avessero personalità violente, ma sono solo dicerie e se è già difficile stabilire chi è buono o meno conoscendolo ancora di più per “sentito dire” o dai libri e dai media. 

Difficile poi stabilire il confine fra moralità e bontà, fra cattiveria reale e durezza apparente, fra cortesia e altruismo, fra violenta e passionale crudeltà e fredda e terrificante indifferenza molto diffusa attualmente. Non volendo dilungarmi troppo, da cosa dipendono il Male e il Bene?

Sicuramente, leggendo vari articoli e riflessioni “pescate” dalla rete web, sul tema, dal contesto in cui si cresce, dalla famiglia di origine, spesso dittatori e personalità antisociali hanno avuto genitori anaffettivi, o assenti o eccessivamente rigidi. Tante le domande sulla cattiveria. Se essa dipenda da cultura o ignoranza, da intelligenza o stupidità e tornando alla famiglia come mai poi è pieno di persone bravissime che sono nate orfane, o da genitori negativi e addirittura malvagi?

Nell’eterno dissidio fra educazione e personalità, troppi danno eccessivo peso alla famiglia d’origine ma nel Male o nel Bene individuale c’è qualcosa di più. Bisogna distinguere la persona dal suo contesto socio-famigliare che sicuramente è fondamentale. A mio avviso molte  volte la gente cattiva ha espressioni, ma non scadiamo nella fisiognomica delle facce, altamente contestabile e modi di fare particolari e discutere di argomenti come la politica, la società, le ideologie indagare le attitudini affettive e lavorative può essere utile per capire chi abbiamo davanti.

Nell’estrema difficoltà di definire chi siano i buoni e chi i cattivi, e i colossali errori dettati da eccessiva fiducia, apertura e ingenuità o da diffidenza e paranoia esagerata che affliggono i cosiddetti “maniaci di persecuzione”, ci sono secondo me alcuni indizi di bontà o cattiveria, individuali e non per forza collegati al contesto famigliare o circostante o alla cultura e al Paese di base, sento spesso ridicole generalizzazioni, su tedeschi, russi, cinesi o arabi e anche sugli ebrei.

Ci sono vari tipi di carogne. Il cattivo ideologico: estremista infuocato da convinzioni ben precise e fanatiche 2. Il cattivo immorale: personaggi che a prescindere dalla religiosità mancano di etica o di buon senso 3. Il violento: individui impulsivi e animaleschi con pericolosi “raptus” improvvisi 4. Il cinico freddo e duro che non sembra avere sentimenti se non per la propria persona, spesso narcisista e carrierista 5. Il diffamatore. Quello che sembra nato per “spettegolare” e mettere “zizzagna” con le sue crudeli bugie o anche scomode e inopportune verità e rovinoso sul lavoro e nella socialità.

Ecco alcuni tipi di personalità negative che ho spesso riscontrato ma ce ne saranno altri certamente. Spesso, secondo me, diverse “carogne” sono nascoste da modi estremamente gentili e ossequiosi e si tratta di individui estremamente pericolosi. Anche persone iper carrieriste, competitive, disposte a tutto pur di arrivare o invece personaggi molto duri, anaffettivi, freddi che sembrano non provare niente se non pensare a sé stessi.

E’ davvero difficile comunque capire il sottile confine fra come siamo e come diventiamo, se esistano “cervelli buoni o cattivi” anche  a livello scientifico, se siano le eccessive comodità o asperità della vita a renderci troppo duri o eccessivamente vulnerabili. Ma quando si trova la vera bontà, sembra di aver vinto la lotteria e senza il Male molte sofferenze della vita sicuramente verrebbero evitate, magari con un Bene più forte, più grintoso, cominciando dal nostro piccolo mondo individuale pensando un po’ meno al nostro “orticello” e idratando il deserto di malessere e solitudine che la cattiveria e l’insensibilità creano ogni giorno. 

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