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La formula

maggio 1, 2020 • Politica, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Pare che l’opposizione si stia muovendo per una modalità di protesta non violenta, di piazza ma non fisica, senza violare il lockdown ma comunque portando a Palazzo Chigi il dissenso della popolazione nei confronti delle azioni del Presidente del Consiglio Giuseppi Conte. Giorgia Meloni si è già mossa di suo, coi deputati del suo partito, in silenziosa protesta, a distanza sociale e con mascherina, a protestare in Piazza Colonna.

Se posso permettermi, col mio modesto bagaglio di giurista di provincia, un metodo c’è, ed è scritto a chiare lettere sulla nostra Costituzione “la più bella del mondo”. La chiave di tutto è l’articolo 134, quello che definisce le modalità di ricorso alla Corte Costituzionale, quella che abbiamo definito il “Consiglio degli Ayatollah” della nostra Carta.

La norma costituzionale dice chiaramente al primo comma che la Corte giudica sule controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi, degli atti aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni. Al secondo invece la Corte giudica sui conflitti di attribuzione dello Stato, quelli tra Stato e Regioni e quelli tra Regioni stesse. In ultimo la Corte si pronuncia sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica in base all’articolo 90.

Ora, pur non essendo né un costituzionalista, né un giudice, ma quanto fatto da Conte in questi ultimi due mesi, può tranquillamente essere impugnato di fronte alla Consulta e, udite udite, ci sono i margini per la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica.

Persino un articolo di Maurizio Tortorella su La Verità dice chiaramente che si potrebbero fare ricorsi da parte di qualsiasi cittadino contro l’abuso dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, che altro non sono che regolamenti amministrativi e, soprattutto di attuazione di atti aventi forza di legge, come i decreti legge o i decreti legislativi. Il punto è se il cittadino italiano trova un tribunale aperto nel quale può far valere un suo interesse legittimo. Ma a questa cosa ha provveduto il Comune di Trapani impugnando l’ultimo Dpcm nella giornata del 28 aprile.

Ma non è solo questione che il Governo ha esautorato il Parlamento con l’abuso di una formula normativa che, a detta anche di un giurista vicino ai 5 Stelle, Sabino Cassese, è a conti fatti illegittima. L’articolo 76 dice chiaramente che la funzione legislativa non può essere delegata al governo se non con principi direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti. E l’urgenza della situazione attuale richiedeva come minimo i provvedimenti urgenti dei decreti legge, previsti dall’articolo 77. Stiamo dando oggettivamente dei numeri ma è importante seguire il filo logico. La Costituzione è la legge fondamentale del nostro Stato e, una sua violazione, ha gravi conseguenze anche penali per chi le compie.

Siamo quindi al punto che finora, il Governo ha agito principalmente con atti “non aventi forza di legge”, i Dpcm, senza che nemmeno la dichiarazione di stato d’emergenza l’autorizzasse a farlo. Vero è che il Governo può dichiarare lo stato d’emergenza senza passare dal vaglio parlamentare, e che questo conferisce i poteri di ordinanza, ma le ordinanze non devono contrastare con la Costituzione.

Passiamo al Parlamento: Costituzione alla mano, le Camere possono essere convocate in via straordinaria per convocazione del rispettivo Presidente o se un terzo dei componenti di una camera lo richiede. Il Parlamento è autonomo rispetto al Governo, ma l’opposizione ha preferito, diciamo così, porgere l’altra guancia, a fronte degli appelli del Capo dello Stato a evitare scontri istituzionali in questa fase delicata.

Tuttavia, di fronte a una situazione gestita oggettivamente male, tanto che oramai pure un governatore che fino ad oggi si era trattenuto dallo scontro istituzionale come Bonaccini, ha iniziato a fare la voce grossa, l’opposizione avrebbe potuto e può ancora, fare ricorso al conflitto di attribuzione.

Con un Governo che agisce mediante atti amministrativi e non legislativi, senza nemmeno passare per quella che poteva essere un’applicazione forzata dello stato di guerra (che necessita di una delibera parlamentare descritta all’articolo 78), che ne avrebbe legittimato una sorta di “pieni poteri” (che invece Conte si è assunto in barba a tutto), il conflitto di attribuzione è servito e difficilmente la Corte Costituzionale avrebbe potuto dare torto al Parlamento che, ricordiamolo, è l’organo rappresentativo della volontà popolare.

Ancora, in questi giorni abbiamo assistito al rimpallo di responsabilità tra Stato e Regioni, ma l’articolo 120 stabilisce che in caso “di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica” lo stato può sostituirsi a organi delle Regioni. Se questo è stato fatto, allora non ci è chiaro come mai, allo stato attuale, ogni Regione alla fine ha fatto per conto suo. Sia chiaro, questa non è una violazione della Costituzione, il Governo avrebbe potuto farlo e, stando a quanto ha fatto almeno questa ce la siamo risparmiata.

Tuttavia anche a livello di interventi fatti da Stato e Regioni in ambito Covid, il rischio sovrapposizione nonché conflitto istituzionale è stato alto e in alcuni casi si è proprio verificato come nel caso delle Marche quando volevano chiudere le scuole. Le Regioni, volendo, potrebbero fare ricorso soprattutto se la questione della mancata istituzione delle zone rosse dovesse avere strascichi che, come prevediamo, andranno ben oltre l’emergenza. 

Anche perché, ma non voglio fare di questo articolo un trattato giuridico, i Dpcm come valenza di fonti normative, ben si scontrano con le ordinanze regionali creando confusione. Se il Governo avesse adottato i poteri che gli conferiva l’articolo 120, magari coordinandosi con la conferenza Stato-Regioni e soprattutto il Parlamento, avremmo risolto molti problemi. Altro che il riconsiderare la competenza esclusiva dello Stato sulla Sanità.

Ma veniamo alla più alta istituzione in carica. Il Capo dello Stato, in tutto questo pandemonio, è parso una figura cartonata e nulla più. L’articolo 87 dice chiaramente che rappresenta l’unità nazionale, può inviare messaggi alle Camere, autorizza la presentazioni dei disegni di legge ed emana decreti aventi valore di legge, e i Dpcm, che non hanno forza di legge, non devono passare al vaglio del Quirinale.

Come può il garante dell’unità nazionale, e quindi anche della Costituzione accettare questo scempio che è avvenuto sotto ai suoi occhi? Come può il Presidente della Repubblica accettare che il Governo scavalchi il Parlamento facendone nient’altro che un bivacco di manipoli? Sapete quale altro Capo dello Stato fu pressoché inerme di fronte all’autoritarismo, prima di un Capo di Stato Maggiore, e poi di un Presidente del Consiglio? Vittorio Emanuele III che fu costretto a cedere il passo al figlio tramite l’istituzione della figura del Luogotenente.

Ebbene, a mio modesto parere, ci sono i margini per l’accusa di attentato alla Costituzione, una dei due capi d’imputazione che si possono attribuire al Presidente della Repubblica.

Direte voi che non ci sono i margini né per la nomina del governo, né per l’elezione di un nuovo Capo dello Stato. Ma se si portasse Mattarella alle dimissioni il suo posto sarebbe preso nell’immediato dal Presidente del Senato che potrebbe esercitarne le funzioni stando all’articolo 86 e, in base alla gravità della situazione, l’elezione del nuovo Presidente, potrebbe risolversi in una mera rettifica nell’arco di neanche un mese.

Un cambio della guardia al Quirinale sarebbe davvero il primo passo per la fase due, laddove per il cambio a Palazzo Chigi, malvisto dall’attuale inquilino del Colle, occorrerebbe prima un abbattimento a colpi di sentenze della Corte Costituzionale della decretazione di Giuseppi, e poi un tribunale dei ministri che chiedesse al Senato l’autorizzazione a procedere per lo stesso, poiché è la camera alta quella chiamata a pronunciarsi per i membri del Governo non parlamentari.

Dite che si tratta di una formula troppo complessa? Probabilmente striderebbe con l’urgenza delle misure da mettere in campo, ma a mio modesto parere, si tratta dell’unico modo e sarebbe pure costituzionale e tutto sommato pacifico, per entrare nel cuore dell’apparato statale.

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