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Omaggio al timido genio di Hitchcock, 40 anni fa moriva un maestro “da brivido”

aprile 26, 2020 • Paralleli, Uncategorized, z in evidenza

 

Roberto Zadik –

Assieme alla celebre scrittrice britannica Agatha Christie, uno dei più famosi autori del giallo all’inglese, è stato sicuramente il geniale e schivo regista Alfred Hitchcock, scomparso a 81 anni il 29 aprile del 1980. Un talento straordinario e una vita tutto sommato molto “borghese” e normale per un personaggio che nella sua ironica enigmaticità sembra fatto apposta per il genere cinematografico che l’ha reso famoso. E il suo carattere resta ancora oggi un mistero, un “giallo ambulante” che ha attraversato il Novecento in quasi mezzo secolo di carriera cinematografica e oltre 50 film fra cinema e televisione .

Chi era l’uomo che si nascondeva dietro quei deliziosi siparietti ironici in cui compariva col sorriso sornione e il fisico corpulento prima di ogni suo film? Elegante e molto raffinato nella descrizione psicologica dei suoi protagonisti, sapeva suscitare paura e angoscia nello spettatore, ma sempre con classe e sottile ironia, ritrasse le nevrosi della borghesia fra gli anni ’40 e gli anni ’60, distinguendosi per talento e originalità. Soprattutto nel ventennio in cui sfornò capolavori come “La finestra sul cortile”, “La donna che visse due volte” e “Psycho”.

Il film è uno dei suoi più incisivi e riusciti, uscito mezzo secolo fa con un insuperabile Anthony Perkins, è girato  sempre con lucido e sarcastico distacco, ma descrive accuratamente non solo la trama e il morboso protagonista, ma anche e soprattutto la mente umana e le nevrosi del protagonista, lo psicotico Norman Bates, superando il  già bel romanzo omonimo di Robert Bloch.

Non solo gialli, alcune peculiarità del “tocco Hitchkochiano”

 Il versatile regista nella sua lunga carriera non si è limitato al thriller, passando disinvoltamente dal genere giallo, al poliziesco, alla spy story, come dimenticare” Intrigo internazionale”. Pur non essendo certo un fan del genere giallistico, quando ho visto il bellissimo “Psycho”, che poi diventò una sorta di ossessione per Perkins, famoso per le sue doti attoriali e il suo difficile carattere, tanto da girarne altri quattro episodi per conto suo, ho capito che in questo regista c’era qualcosa di speciale. 

Diverso da altri registi, dagli horror splatter all’americana, quelli alla Tobe Hooper e i vari Non aprite quella porta e alla Sam  Raimi o alla George Romero, opposto a quella sanguinaria paura alla Dario Argento che negli anni ’70 confezionò alcuni gioiellini come L’uccello dalle piume di cristallo, il sottile timore hitckockiano si basava su ben altri fattori.

Quali erano gli elementi peculiari del suo cinema e in cosa si distinse dagli altri autori della sua e della nostra epoca? Una regia solida e sempre attenta, una certa sobrietà di toni e di linguaggio, dettata anche dalla sua epoca così “moralista” come gli anni ’50 e dall’educazione religiosa in quel Liceo gesuita a cui il padre lo iscrisse, sia nel suo periodo inglese, dal 1925 al 1940 che nella sua fortunata fase hollywoodiana, da “Rebecca” del 1940 alla metà degli anni ’70, l’introspezione psicologica dei suoi protagonisti e l’imprevedibilità di situazioni e finali “a sorpresa”. 

Sicuramente anche gli attori, dalla coppia Gregory Peck-Ingrid Bergman in “Io ti salverò”, a Perkins di “Psycho”, al raffinato James Stewart-Grace Kelly de “La finestra sul Cortile”, ma anche le sue letture di una adolescenza difficile, segnata dalla timidezza e dalla rigidissima educazione paterna, da Chesterton a Edgar Allan Poe e l’alto livello intuitivo e culturale che ne ha caratterizzato il cinema.

Legato da una solida amicizia col regista francese Truffaut, splendida la loro intervista, sposato fedelmente con la stessa donna, la sua sceneggiatrice Alma Reville scomparsa due anni dopo di lui,  Hitchkock non ha mai dato scandalo, è sempre stato “un eroe borghese” .

Attento osservatore dell’animo umano e delle emozioni, espressivo e vivace ma senza forzature né eccessi,  descrisse brillantemente i conflitti uomo-donna, le passioni e i rancori sopiti e brucianti, le emozioni e la spietata mente criminale di persone apparentemente comuni e anonime per una carriera durata quasi 60 anni, dagli anni 20’ alla metà degli anni ’70 col suo ultimo film “Complotto di famiglia”.

Autore molto prolifico, grande lavoratore, si dedicò al cinema fin da quando aveva 20 anni e non lasciò mai questa passione, cercò di descrivere i tormenti e le angosce, anche della sua infanzia solitaria e piena di complessi derivati anche dalla costante obesità e dalla timidezza, curando molto la sceneggiatura e i dialoghi spesso pieni di battute brillanti e la scenografia e ogni dettaglio delle sue pellicole. Un regista passato alla storia, ma dimenticato in questi anni che nonostante il passare del tempo, si rivela sempre attuale e ben oltre il genere giallo-poliziesco. 

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