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La grande lotteria della morte

aprile 3, 2020 • Paralleli, z in evidenza

 

di Roberto Zadik –

Quello che i media non dicono, emozioni ai tempi del Coronavirus. Il nostro rapporto con la casa e con noi stessi.

Tutto è cambiato ma fino a quando? E’ bastato un virus invisible, venuto da un Paese lontanissimo ma necessario come la Cina per comprarci vestiti a basso costo, e spesso di basso livello, attrezzi tecnologici, utensili plastificati ma efficienti. 

Ma non sappiamo niente, infondo, di quel Paese operoso, inaccessibile, una dittatura, molto forte e altrettanto chiuso, famoso per pochi esponenti, dalla saggezza di Confucio, all’agopuntura cinese, al famoso “ristorante cantonese” e sostanzialmente impenetrabile e misterioso . E così altrettanto misteriosamente è arrivata questa malattia che deriva dal “contatto” ma semplicemente aprire una porta, una finestra toccata da un positivo al virus, dalla parola e dalla vita sociale, da azioni un tempo normali quasi banali diventate “trasgressioni” passibili di multe e arresti, come “uscire da casa cambiando comune  di residenza. 

Per la spesa, per il lavoro, per andare da un ex, per vedere figli che vivono fuori dal proprio “buco”. Davvero una situazione assurda e imprevedibile a  vari livelli. Non si sa come questo insidioso virus sia arrivato fin qui diffondendosi “a tappeto”dappertutto nel mondo, ma “gatta ci Covid” come direi stemperando con ironia, questi tempi così pesanti e pieni di notizie tragiche. Non si quando finirà e come diventerà il mondo  e gli individui dopo che sarà finita questa tortura e nemmeno se ci hanno informato bene o invece malissimo e il bello deve ancora venire. In senso serio o tragicomico. Quanti sono questi morti? Quanti i contagiati e i sani sono davvero sani o stanno covando il virus e quale l’età e i comportamenti più rischiosi. Stiamo vivendo un vero “pandemonio della pandemia” dove molto si strilla e ben poco si capisce. 

Ma quali le responsabilità e quali le soluzioni, questa la grande confusione. Colpa forse di molte notizie? Alcune vere, altre “gonfiate”, altre invece non dette affatto. Colpa di essere troppo socievoli e abbiamo stretto troppe mani o abbracciato tanta gente o ci saremmo ammalati anche se fossimo stati odiosi eremiti che non volevano stare con nessuno? 

Siamo colpevoli di voler condurre una vita decente, lavorando e mantenendo la famiglia o semplicemente spassandocela fra amici e viaggiando per un mondo che fino a un mese e mezzo fa era pieno di vita e che ora è un grande deserto? Tante le riflessioni e le emozioni represse da questa forzata schiavitù e su internet proliferano grandi sermoni di varie religioni, di politici, di guru dell’ultimo secondo che a volte delirano e altre hanno tristemente ragione. Ma nessuno ha la soluzione in questo ormai super tecnologico e iper avanzato 21esimo secolo, ci stiamo perdendo in un bicchiere di acqua o peggio ancora di sakè giapponese, che è minuscolo. 

“State a casa ormai è il nostro ritornello preferito, forse quando questo incubo sarà finito ci faranno una canzone per l’estate in un silenzio massmediatico incredibile sulle “storie della gente” aldilà delle cifre e delle ultime notizie. Chissà quanti suicidi, violenze, tentati spropositi nella solitudine che molti non sopportano. Chissà quante silenziose disperazioni o invece incredibili passatempi che la gente trova per sbarazzarsi della noia.

 Ma cosa fare a casa tutto il giorno? Come vivere senza impazzire, deprimersi, ingrassare il doppio o invece morire di fame, perché senza soldi o impossibilitati a spostarsi. E meglio senza figli e soli o con tanti bambini che “rompono” dicendo continuamente “papà voglio uscire”? Secondo me è fondamentale sdrammmatizzare ma per quanto ci si può riuscire, vivere alla giornata, molti ci riescono meglio di me, cercare di coltivare interessi, dalla letteratura, alla musica, al cinema e a una caterva di film da vedere e rivedere.

 Forse però non riusciremo a uscire di casa, a riprendere a studiare e a lavorare, forse vivremo sempre con la mascherina e i guanti anche per andare a dormire. Fino a quando e dopo come sarà e come saremo. Più socievoli o più chiusi, più responsabili o più animaleschi, avremo imparato qualcosa o no.   Quanta sofferenza che i media non dicono, quanta angoscia, quanta rabbia sul “forse potevamo esserne già usciti” se governi, testate giornalistiche, grandi esperti ci avessero informato prima. 

Nei media ormai si parla solo di numeri, non di persone, di “focolai”, con questo termine che allude alla peste seicentesca e che condanna alcune città o Regioni, la Lombardia epicentro del Covid ma forse altri luoghi nemmeno hanno controllato e forse covano più Covid di noi e i famosi “picchi” che stanno mandando il mondo “a picco”. 

In questa “grande lotteria della morte” si sparano grandi cifre, ormai si va a numeri in una progressiva disumanizzazione. Non si approfondiscono però troppi elementi alcuni pratici altri psicologici e esistenziali. Cosa provano tutte queste persone recluse in casa, dagli anziani che sembrano i più colpiti, ai disoccupati che sono moltissimi e non solo il solito e statico 11 percento, alle maree di single, anche cinquanta-sessantenni che costituiscono una “fetta” importante della popolazione milanese e italiana. 

Cosa faranno quelli che hanno perso un lavoro, stando sempre a casa molti capi ti licenziano e quelli che lavorano da casa per quanto lo faranno,  quelle famiglie divise dal virus, genitori e figli separati, che vivono in altre città o Paesi e che forse anche prima ben poco si frequentavano e che andavano già malissimo prima.  Per non parlare delle perdite economiche, affettive, molti hanno perso persone care, morali e umane. 

Il virus non so se “rappresenta un’opportunità” o invece è solo un castigo, alcuni dicono Divino, altri sospettano complotti di fantapolitica, magari vera, altri invece si attaccano alla speranza o al tram. 

Molte emozioni, quelle non vanno mai in crisi, pochi i piaceri, ma molta gente “casalinga” o sobria e rigida soffre meno di allegre “cicale” che rincorrono gioie fasulle, poco o niente lavoro e tanta povertà in parte dimenticata dal potere e da una cultura per cui essere “realizzati nella vita” era tutto. Forse cambieremo, non so come e la costruttiva gioia di vivere dovrebbe essere l’unica medicina per ora disponibile a un malessere occidentale ben più profondo di questo misterioso male cinese. 

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