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L’ultimo rifugio delle canaglie

aprile 1, 2020 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti – 

L’antisemitismo non conosce requie, solo remissioni. Sale e scende, a seconda dei periodi. 

Il libello del sangue fu una specialità che venne preparata nel dodicesimo secolo contro gli ebrei accusati di utilizzare il sangue dei bambini cristiani, da loro uccisi a scopo terapeutico o per propiziarsi il ritorno a Sion, come si disse a proposito del primo caso noto, quello di Guglielmo di Norwich, nel 1144. 

La leggenda nera inglese del bambino crocifisso e trucidato fu la prima di una lunga serie che percorse tutto il Medioevo e oltre, e di cui c’è anche il corrispettivo italiano del 1400, la morte di Simonino da Trento. Anche in questo caso vennero accusati gli ebrei della morte del bambino. 

Le confessioni dei presunti colpevoli furono estorte tramite tortura e malgrado il fatto che già l’allora legato papale esprimesse dubbi sulla vicenda, sul bambino venne edificato un culto che durò fino al 1965, quando la Chiesa decise di sopprimerlo.

A questa leggenda nera e ai suoi annessi e connessi dedicò un libro nel 2007 Ariel Toaff, figlio del Rabbino Capo di Roma, Elio, il quale azzardava l’ipotesi che una fantomatica setta askenazita avesse praticato realmente l’omicidio rituale. Il libro creò il prevedibile scandalo che ci si aspettava, le sue tesi fantasiose vennero demolite da storici e studiosi, (memorabile la stroncatura che ne diede Massimo Introvigne) e Toaff dovette ritirare il libro dalla circolazione per ripubblicarlo in una nuova versione in cui smentiva la tesi precedente. 

Poco valse e vale per vecchi e nuovi antisemiti i quali considerano l’autore un eroe per avere detto ciò che essi da sempre sostengono, che gli ebrei uccidevano i bambini cristiani per procurarsi il loro sangue. Venne costretto a smentirsi dal pervadente potere ebraico che tutto controlla e inquina, sostengono imperterriti. 

Pasque di sangue, titolo alla Dario Argento dell’opera di Toaff viene menzionato con ammirazione, lamentandosi però della sua scarsa reperibilità, dal pittore Giovanni Gasparro, un giovane artista che ha fatto dell’imitazione dei pittori del 600 la sua cifra espressiva preferita.  

Il Gasparro, cattolico tradizionalista, ovvero anatemizzante il Concilio Vaticano II e tutto ciò che ne conseguì, dunque anche la dichiarazione Nostra Aetate con cui Paolo VI, rigettava l’accusa di deicidio rivolta agli ebrei, ha pubblicato sulla su bacheca Facebook il suo ultimo dipinto, un truce e allucinato quadro che rappresenta l’uccisione del bambino Simonino. Gli assassini, i torturatori sono ebrei stereotipati, con nasi adunchi e ghigni da gaglioffi. 

A seguito del quadro, sulla bacheca di Gasparro, si sono dati convegno antisemiti da tutto il mondo per complimentarsi del suo “coraggio” nel dire ciò che non si può dire, che gli ebrei ammazzavano i bambini cristiani per procurarsi il loro sangue da Guglielmo di Norwich fino a Simonino. Oggi preferirebbero quello arabo, palestinese si intende. La leggenda nera degli ebrei assassini si è infatti riconfigurata in una versione più aggiornata, dove sono anche accusati di espiantare e commerciare in organi di giovani palestinesi uccisi.

Il dipinto di Gasparro ha suscitato il comprensibile scandalo del Centro Simon Wiesenthal il cui direttore ha scritto al Segretario di Stato Vaticano chiedendogli di intervenire.

Monsignor Parolin non risulta abbia ancora aperto bocca mentre a difesa del pittore, oltre a Radio Spada, un sito di oltranzisti levfebriani, è sceso anche Camillo Langone su Il Foglio.

Langone tira fuori un argomento assai trito, l’arte non va mai censurata ne andrebbe della nostra libertà, e poi aggiunge che chi si indigna per l’osceno quadro del pittore “non tollera l’esistenza di un cattolicesimo preconciliare”.

Il cattolicesimo preconciliare è culto anodino. Lo amano gli estimatori di antiquariato e di reliquie, così come non crea problemi particolari il neo-borbonismo o la devozione per il sanfedismo, meno bene va l’antisemitismo, di cui forse anche Langone ha avuto sentore, e che il quadro di Gasparro spande a piene mani.  

L’arte, (ammesso che lo sia il quadro di Gasparro) può diventare, per parafrasare Samuel Johnson, l’ultimo rifugio delle canaglie. Soprattutto di quelle che affermano senza batter ciglio che gli ebrei furono, (lo sono ancora?) assassini di bambini al fine di procurarsi il loro sangue.

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