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La parola e il silenzio, introversi ed estroversi a confronto

marzo 29, 2020 • Paralleli, z in evidenza

Roberto Zadik

Da sempre ci sono individui chiacchieroni,  e personalità enigmatiche e chiuse. Da quando è nato l’uomo, c’è chi è socievole, vivace, a volte invadente e non c’entra solo dalla latitudine di nascita, stereotipi alcune volte veri altri meno, sulla chiusura di alcuni popoli e sulla simpatia di altri abbondano, spesso a sproposito a volte molto azzeccati in alcuni casi. 

 Ma da cosa dipendono introversione e estroversione e il culto della parola e del silenzio?  Su questa domanda si sono interrogati illustri psicologi e intellettuali, dal pensatore greco Teofrasto, straordinario il suo saggio sui “Caratteri” allo psicanalista svizzero tedesco Jung con il suo “Tipi psicologici”. 

Parola e silenzio, taciturni e chiaccheroni, spesso maltrattati e definiti spregiativamente “logorroici”. Come mai ci sono questi due estremi e pochi i casi di “moderatamente loquaci”? Questo deriva in parte  del contesto, nazionale, cittadino o educativo. Ad esempio famiglie o insegnanti molto giudicanti tenderanno a crescere figli o allievi chiusi e eccessivamente rispettosi o all’opposto sguaiati e insolenti. Oppure certi Paesi o società iperformali o invece sciatte e disinibite possono avere effetti sui singoli. 

 Molti tedeschi, svizzeri, giapponesi o anche inglesi tendono alla riservatezza e all’autocontrollo, mentre noi italiani o spagnoli siamo più disinvolti ma davvero dipende dal luogo di nascita? Alcuni poi, si attaccano ai segni zodiacali, come lo scrivente che studia tempo astrologia caratteriale e ci sono segni più introversi, Toro, Cancro, Vergine, Scorpione, Capricorno, Pesci  o estroversi, Ariete, Gemelli, Leone o Bilancia o Sagittario ma bisogna valutare attentamente gli aspetti del tema astrologico di ognuno e la fortissima influenza dell’ascendente.  

La parola è una grande fonte di vita e non bisogna reprimerla ma solo controllarla. Il silenzio tanto elogiato da religiosi, dall’ebraismo al buddismo numerosi gli elogi “al bel tacer” decantato da Dante, ha i suoi pregi, rilassante, meditativo, intenso, espressivo e intimo specialmente fra due persone, favorisce calma e armonia e i processi creativi avvengono spesso in solitudine. 

Ma quanta angoscia l’incomunicabilità, come è pesante certa gente che si isola e non parla, che risponde a monosillabi con aria stizzosa e sbrigativa. Ci sono tanti tipi di silenzio e di introversi. Chi ha molte idee ma non riesce a esprimerle, chi non ha niente da dire, chi vuole fare il tipo “interessante” e assume questa posa cupa e tenebrosa. Sicuramente molta gente è affascinata dai tipi chiusi e pensa ci sia chissà quale mistero insondabile dietro questa gente. 

Altri invece li isolano etichettandoli come “noiosi”. Così come invece la parola è una grande forza di calore, scambio, stimolo e anche ispirazione essa può anche essere rischiosa. Una grande arma, come dicono i nostri Saggi ebrei che su questo si sono molto soffermati  su questo tema in quanto il mondo fu creato dall’Eterno con le parole e su di esse dobbiamo riflettere. Come? Coi divieti di futilità, maldicenza, pettegolezzo, crudeltà verbale che sono di incredibile attualità visto il proliferare di attacchi sui social network , spesso più “asocial” o “sociopatic”. E allora meglio un po’ di saggio silenzio? 

Introversi e estroversi: Chi ha ragione?

Da sempre la divisione e quasi lo scontro fra queste due metà del mondo, introversi, contemplativi, a volte fascinosi e profondi a volte molto pedanti e difficili e gli estroversi, esuberanti e fantasiosi, stimolanti e non solo “martelli pneumatici”, “dischi rotti” e “asciugoni” come spesso diverse maldicenze li etichettano. Ci sono davvero persone così chiacchierone che quando gli si chiede “come stai” questa domanda apparentemente innocente si trasforma in una voragine dove ti rovesceranno la loro vita in ordine cronologico prodigandosi in dettagli spesso inutili. O anche le cosiddette “lagne” che fanno del lamento la loro conversazione. 

Il segreto è cercare di avere tanti interessi e sapere a chi destinarli, vedere chi ha voglia di parlare e chi no, chi ama le descrizioni e chi asciutto vuole subito il “sodo”. Il silenzio di certi invece è snervante, imbarazzante, austero e sembra quasi che a parlarli li si faccia chissà quale torto ma spesso magari è solo timidezza, senso di inferiorità o di superiorità.  E nella mia Milano di questi ultimi anni, a seconda di “chi sei”,di “cosa fai di lavoro” e di come ti “presenti” nel tuo abbigliamento in molti ambienti vieni “bolllato” con un marchio invisibile ma indelebile. 

D’altra parte invece non bisogna confondere la cordiale socievolezza con l’ipocrisia e l’invadenza che sono due mali presenti in alcuni apparenti estroversi e fra i “chiacchieroni” abbondano gli adulatori, i falsi, le persone “solari per interesse” oppure gli ingenui che a furia di pensare sempre bene finiscono in qualche guaio. Ci sono tanti lati e sfumature in questi due grandi “poli” di parola e silenzio e bisogna sempre cercare di dosarsi, di capire a seconda del luogo e del contesto cosa dire e a chi. Chissà come diventeremo dopo che questa “museruola cinese” del Coronavirus sarà finita, per ora siamo tutti in modalità “sala operatoria” e in forzato isolamento e forse ad alcuni non dispiace. 

Personaggi famosi

Introversi e estroversi sono molto presenti anche nei personaggi famosi. Si passa da celebri “solipsisti”, adoratori della solitudine al confine con la misantropia, e sempre etichettati come “più intelligenti” e “ipersensibili” ma anche li dipende. Dai cantautori Battisti, Lou Reed anche era abbastanza scontroso e chiuso, Freddie Mercury pare oscillasse fra esuberanza e timidezza molto accentuata, il tenebroso Jim Morrison che anche in foto non è che sorridesse molto, anche se alcuni amici lo descrissero come brillante e spiritoso (ma dipendeva dalle sostanze in corpo), la proverbiale timidezza del grande Jimi Hendrix. 

Altri introversi spesso geniali e profondi pare fossero, fra i pensatori e i creativi, Schopenhauer, Giacomo Leopardi, Cesare Pavese, devastato da una timidezza molto accentuata, ma quando voleva sportivo e disinvolto, il poeta portoghese Pessoa, il regista Steven Spielberg, il compositore Chopin, allo scienziato che fu anche molto profondo e autore di eccelsi aforismi Einstein. 

Questi solo alcuni degli esempi e forse esiste un legame fra estro e introversione o fra estro e estroversione. Che sono parole anche simili. Poi ci sono invece celebri estroversi, spesso attivisti e leader affascinanti, creativi esuberanti e innovativi, da Nelson Mandela, a Aristotele, da Churchill a Steve Jobs, alla proverbiale convivialità di Mozart. Chissà fra silenzio e parola, fra introversi e estroversi chi ha ragione? Qual è il modo giusto di vivere, assertivo e dinamico o contemplativo e anche malinconico? Una giusta spinta ci vuole sempre, la voglia di agire e di comunicare, per cercare di migliorarsi e magari di cambiare qualcosa, nella parola o nel silenzio. 

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