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Omaggio a Dante

marzo 25, 2020 • Agorà, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

Ogni Popolo è una Lingua. Dante Alighieri ha dato agli italiani la loro Lingua, non è insensato affermare che Dante è l’Italia e viceversa. Giuseppe Antonio Borgese, illustre letterato, ha affermato che il Sommo Poeta «fu per il popolo italiano quello che Mosè fu per Israele», un profeta, una guida, un padre.

La grandezza di Dante non alberga solo nelle sue terzine, ma nella sua impresa linguistica e civile: l’estrazione, la distillazione e la sublimazione della Lingua italiana dallo spirito del popolo. È il demiurgo che ha dato forma alla coscienza nazionale italica. Dante è il vero Pater Patriae, l’unico poeta a dare forma e corpo a una nazione.

Scrisse Giuseppe Prezzolini: «Dante aveva scritto da due secoli il De vulgari eloquentia, quando scrittori francesi, spagnoli, inglesi incominciarono a rendersi conto della personalità della propria lingua».

L’Italia acquisisce una coscienza nazionale dalla Letteratura e dalla Poesia, unita dalla bellezza prima che dalle spade. Settecento anni dopo Dante, Carlo Levi rileverà che gli italiani sono accomunati dall’intuito per la bellezza e dall’amore per quest’ultima. Un legame pre-sociale che deriva dalla loro matrice dantesca e letteraria.

Platone caccia i poeti dalla sua Repubblica, l’Italia entra nella dimensione della res publica per mezzo di un poeta. L’Alighieri soffre per la sua Patria, memorabile e celebre è l’invettiva contro lo stato in cui versa l’Italia, contenuta nel Canto sesto del Purgatorio: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello», una dolente accusa alla prostituzione politica e ai governanti che da sempre tradiscono la loro terra.

Il poeta italiano riversa il suo ardore civile nel tema sacro della Commedia, il compianto per le condizioni dell’Italia possiede una vis oratoria unica, accalorata, passionale e, nei fatti, eterna.

Oggi come ieri, la penisola italiana è un giardino meraviglioso divenuto deserto e sede d’ogni controversia, dove non vige alcuna autorità e si varano leggi inutili e cangianti.

La Patria di Dante non è un mero cortile nazionale, ma possiede una statura europea e universale. Non si tratta di un europeismo ante litteram, ma del cuore battente di una civiltà fondata sull’universalità di Roma.

Gli italiani sarebbero il «popolo eletto» da Cristo, la sede romana del papato è una prova della predilezione divina per l’Italia. Dante, sapientemente, mescola temi classici e biblici, Roma e Gerusalemme, Saturno e Cristo.

Si sente il cantore di un tellus sacro e si rivolge a quanti si esprimono nella italica loquela. L’Italia è, dunque, fulcro dell’universalità cristiana e imperiale. L’ambizione planetaria della penisola italica è radicata nella sua dimensione locale.

Dante è il tedoforo dell’italianità attraverso la Lingua, ha passato la fiaccola tricolore a Machiavelli, a Foscolo, a Leopardi, a Nievo fino a Oriana Fallaci.

Dante è colui da cui ripartire per dare alla nostra Nazione la sua giusta posizione culturale e politica, è una radice a cui ricollegarsi per liberare l’Italia che è dentro di noi, prima ancora di quella che abitiamo.

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