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L’ora della guardia alta

marzo 18, 2020 • Politica, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

E’ il momento dell’unità nazionale, non è il momento delle polemiche, ce la faremo, andrà tutto bene eccetera. Eppure questo è il momento in cui dobbiamo fare più attenzione. Soprattutto dopo che è stata varata una manovra straordinaria, di cui ancora non esiste la pubblicazione in gazzetta ufficiale e di cui si dubita per i futuri effetti e che, tanto per cominciare, allunga di due anni gli accertamenti fiscali del 2015.

Abbiamo un Presidente del Consiglio, tal Giuseppi Winston Contrill, che si è di fatto accentrato il potere su di sé, nella latitanza di un Presidente della Repubblica redivivo solo dopo l’infelice uscita di Cristine Lagarde. Giuseppi ha creato un’altro triumvirato dopo quello che fece con Salvini e Di Maio, ma questa volta pare più il Mazzini della Repubblica Romana senza averne però i crismi. 

Si è messo accanto il super commissario Arcuri di cui ancora dobbiamo capire la funzione nella triangolazione col portavoce Casalino. Appena un gradino sotto l’inutile capo della Protezione Civile Borrelli che pare un Luigi Cadorna in sedicesimo e dismesso.

Il Parlamento è assente, le opposizioni si sono emulate per la Patria, ma nel giorno del centocinquantanovesimo anniversario dell’unità d’Italia, questa presa di responsabilità nasconde il rischio di una ipotetica resa.  

E d’altronde coi giornali ridotti a una novella EIAR e pochissime voci fuori dal coro (La Verità, Atlantico Quotidiano, Nicola Porro, Marcello Veneziani e appunto la Maglie) il rischio che sopra le nostre teste passi l’ennesimo golpe bianco tramite una sospensione di fatto delle libertà personali dettate dall’emergenza sanitaria.

 C’è sempre un’occasione, scrive Carinci, per svilire la democrazia, ieri Salvini, oggi l’epidemia. Aggiungiamo che otto anni fa la causa era lo spread che ci fece sorbire Monti, e potemmo aggiungerne ancora tante altre. Il tutto col benestare di un certo tipo di establishment e dei principali mass media.

E dire che in passato abbiamo “temuto” le varie svolte autoritarie di Tambroni, di Craxi, di Berlusconi e recentemente di Salvini; il tutto dimenticando la legge Reale che negli anni settanta limitò la libertà personale per far fronte all’emergenza terroristica (col benestare anche del PCI); così come ci siamo lasciati mettere passivamente le mani in tasca per fronteggiare la crisi finanziaria e la speculazione straniera.

Oggi siamo daccapo. In virtù di un’emergenza dettata dalla pandemia del Covid-19 stiamo sacrificando le nostre libertà individuali allo scopo di limitare il contagio. E se questa è la migliore delle soluzioni possibili, non lo è il fatto di lasciar passare la sospensione della democrazia, il diritto di critica di un governo incapace, di un Presidente della Repubblica lassista, di un Parlamento di fantocci. 

Non lo deve essere l’assenza totale di capacità critica del cittadino medio nei confronti di una classe politica inetta, che non sa gestire l’emergenza in corso e, nel mentre, assiste passivamente al riformarsi di staterelli regionali, che si auto determinano per risolversi da soli i problemi che uno stato centrale ha negato anche di fronte all’evidenza.

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