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Pandemia sinistra

marzo 14, 2020 • Politica, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Gioco di sponda con Davide Cavaliere, ma decido di ampliare il raggio. Mentre infatti in Italia assistiamo alla sinistra impotenza e all’ancor più sinistra incapacità di gestione di un’emergenza, all’estero non sanno se ridere o piangere, guardando al lato così detto progressista della politica.

In Israele, dove la settimana scorsa si è votato per la terza volta nel giro di un anno, ha di fatto vinto Benjamin Netanyauh, ma non è riuscito ad avere la maggioranza assoluta. I suoi avversari però, ben lontani dallo sconfiggerlo politicamente, si sono però indaffarati, come un Conte-Casalino qualsiasi, per trovare la via a una sorta di governissimo “tutti contro Bibi”. 

Ci troviamo così coi grotteschi Benny Gantz e Avidgor Liberman i quali, in campagna elettorale dicevano che non si sarebbero mai accordati coi partiti arabi ma ora, pur di non lasciare in sella il vincitore legittimo (dei cui guai giudiziari la popolazione israeliana non sembra curarsi più che tanto) sono disposti a trattare. 

Un po’ come quando Renzi nel 2018 diceva che non avrebbe mai governato con i 5 Stelle, e sappiamo tutti com’è andata a finire. Le trattative sono in corso, vedremo gli sviluppi, ma già il piano è partito zoppo.

Dall’altra parte dell’oceano invece Sleepy Joe Biden è in testa nelle primarie democratiche dopo il super martedì e dopo l’ultima tornata del 10 marzo. 

Anche negli Usa sta dilagando il coronavirus, ma soprattutto dilaga nell’establishment democratico la smania del controllo del partito, con tanto di orchestrazione dei ritiri dei contendenti, indirizzandoli (esclusa Elizabeth Warren) coi loro pacchetti di voti verso l’ex vice di Obama. 

Sanders, più che pagare la sua vocazione socialista, pare essere il Bersani di turno, una certa classe dirigente non lo digerisce, ma lui imperterrito continua a pensare di essere il meglio sulla piazza.

L’appello alla compattezza di Biden punta senza dubbio al cercare di polarizzare la sfida contro Trump, più che alla faida interna, guardando al centro e andando a cercare dei punti di incontro col presidente uscente. 

Da qui a novembre la strada è lunga e anche in terra a stelle e strisce il coronavirus può sparigliare le carte.

E’ purtroppo da notare però, che a livello mondiale la sinistra, sia essa liberal, progressista o radicale; sta indubbiamente soffrendo il fatto di non essere sul pezzo. In Italia, come in Israele o negli Stati Uniti è più affamata di potere in senso lato che non di volontà di dare una voce rappresentativa di una fetta di elettorato. 

Un satellite politico nell’orbita di pensieri che necessitano una riqualificazione, come certi quartieri in degrado. Un immobilismo ideologico che si potrebbe spiegare paragonandoli ai vincoli che impongono le Belle Arti, quando si tratta di mettere mano a certi manufatti in palese decadenza.

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