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Lazzaretto Italia

marzo 10, 2020 • Politica, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

Nel giorno in cui Giuseppi smentisce sé stesso, creando di fatto il Lazzaretto Italia (a differenza dell’inizio della crisi dove diceva che il Paese non sarebbe diventato il lazzaretto d’Europa), le indiscrezioni parlano di un vertice tra il leader dell’opposizione, il senatur 2.0 Matteo Salvini e il suddetto premier per caso.

In molti fanno notare che in periodi di crisi non è salutare puntare il dito su chi guida la politica nazionale, tuttavia, occorrerebbe ricordare che durante il delicato periodo della Grande Guerra, si alternarono quattro governi (Salantra I e II, Bonomi e Orlando) e due capi di stato maggiore, soprattutto in virtù delle pessime gestioni sul fronte carsico.

Allo stesso modo, nella palese e imbarazzante incapacità di gestione della crisi scatenata dall’epidemia del coronavirus, occorrerebbe qualcosa di più di un vertice che punti a designare un commissario straordinario anche se, a detta di alcuni, da commissario straordinario potrebbe trasformarsi in commissariamento di governo.

Le modalità costituzionali ci sono e non ci sono. Fosse ancora in sella Re Giorgio, avrebbe sicuramente trovato una soluzione simil-Monti allo scopo di rimuovere un Presidente del Consiglio che più che Churchill contro la Germania Nazista, pare Giampiero Ventura contro la Svezia. 

Mattarella dal canto suo, non è meno imbarazzante di Giuseppi, ma come ha fatto notare Federico Punzi su Atlantico, nel rimuoverlo sconfesserebbe se stesso (e aggiungo io, aprirebbe di fatto la strada per le sue dimissioni), ma gli andrebbe ricordato che pure Re Vittorio Emanuele III dovette sconfessare il se stesso di vent’anni prima quando ordinò l’arresto di Mussolini.

La soluzione, paradossalmente, sta nel parlamentarismo a cui tutti si sono appellati nel momento in cui hanno voluto varare la mascalzonata del Conte II, e nel tentare la strada di quella “sfiducia costruttiva” di cui da anni si parla. 

Se i vari Salvini, Renzi, Berlusconi e la recalcitrante Meloni si mettessero d’accordo nel fare pressioni su ciò che resta della maggioranza e dicessero con l’inquilino del Quirinale che hanno pronto un nome da mettere sul tavolo per l’interesse nazionale, sostituendo Giuseppi e con pronte misure d’emergenza per sanità ed economia (compreso un rinvio del Mes), il Capo dello Stato avrebbe ben poco da opporsi e, allo stesso modo, quell’accozzaglia di progressisti in salsa rosa e scappati di casa, sarebbe messa alle strette di fronte alla responsabilità nei confronti dei cittadini. 

Altro che governi di scopo, balneari, elettorali e a tempo! Qui si andrebbe al nocciolo della questione mantenendo centrale quella sovranità parlamentare che altro non è che la rappresentanza della sovranità popolare. 

Sarebbe il salto qualitativo della legislatura, non tanto perché la risolleverebbe, quanto perché creerebbe quel precedente che darebbe una sferzata in favore della governabilità, contro la frammentazione di rappresentanza che in 160 anni di unità d’Italia non è mai venuta meno.

Le prossime ore saranno senza dubbio decisive e si capirà anche quanto il Quirinale ancora sia disposto a sopportare l’avvocato foggiano. Quel che ormai è certo, è il fatto che questa crisi il duo Conte-Casalino la stia gestendo malissimo e, di fatto, gli verrà impedito di continuare a fare danni. La mano tesa di Salvini è il primo passo per la rimozione forzata.

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