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Le nazioni e l’Unione europea

marzo 1, 2020 • Cultura e Società, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Come un onda che sale e che scende, l’idea di Nazione è destinata a non abbandonare mai la storia e il pensiero dell’uomo. Lungi dall’essere delle costruzioni sociali, le Nazioni sono quanto di più concreto permea la vita degli uomini, con la loro unicità di lingua, territorio, religione, folklore, musica, architettura e letteratura.

L’umanità si declina da sempre in diversi luoghi e culture. È una realtà fattuale ed empirica, l’umanità esiste sotto il profilo biologico e come astrazione della mente, dell’umanità non si può fare esperienza, mentre le Nazioni possono essere «toccate» con le mani e con gli occhi.

 Non va nemmeno dimenticato, che solo nello spazio circoscritto delle Nazioni è stata possibile la democrazia liberale. Non sono mai esistiti «imperi democratici». Eppure, oggi, viviamo la paradossale situazione in cui si pretende di realizzare la «vera» democrazia attraverso la cancellazione delle Nazioni, nella loro forma statuale e nella loro specificità culturale. È lo scopo che si è prefissata l’Unione Europea, che si pone l’obiettivo di omogeneizzare il continente europeo per dare corpo a una Federazione retta solo dall’economia e votata al culto laico dell’umanità. I tecnocrati di Bruxelles perseguono un obiettivo autoritario e insostenibile per numerose ragioni che tenteremo di illustrare. 

In primo luogo, da culture e sistemi sociali differenti non può emergere uno spazio economico e politico unico e uniformato. Le strutture economiche sono anch’esse riflesso di un peculiare «carattere nazionale», non modificabile attraverso regolamenti sempre più stringenti in materia di bilancio e spesa pubblica. Il modello tedesco-calvinista, dove «debito» e «colpa» si indicano con la medesima parola: «Schuld», non applicabile alle Nazioni mediterranee. 

Una Federazione europea sarebbe e, in parte, già è un sistema centralizzato che drena risorse dagli Stati nazionali e le redistribuisce sulla base dei suoi parametri e delle sue esigenze. Un siffatto modello è destinato a creare sperequazioni e a implodere in lotte feroci per accaparrarsi maggiori risorse. L’Unione Europea è destinata a esacerbare quei conflitti tra Nazioni che sogna di abolire. 

Il programma socioeconomico della UE è profondamente anti-sociale anti-nazionale per almeno due ordini di motivi: in primo luogo, l’Unione Europea, persegue una politica «no borders» orientata sempre più ad aprire indiscriminatamente le sue frontiere. Come diceva il grande economista liberale Milton Friedman: «puoi avere uno stato assistenziale e puoi avere i confini aperti, ma non puoi averli entrambi contemporaneamente», lo Stato nazionale è una premessa indispensabile a qualunque forma di giustizia sociale. 

Riempiendo di immigrati le Nazioni, il sistema di sicurezza sociale viene sottoposto a un forte stress e si avvia al declino. Lo Stato sociale è una prerogativa dello Stato nazionale, «Ogni stato sociale è uno stato nazionale» scrive lo storico tedesco Von Klaus-Rüdiger Mai, l’assistenza sociale è pensata per i cittadini di un determinato Stato-Nazione e non per tutta l’umanità. La folle politica migratoria della UE condurrà allo smantellamento delle tutele sociali. 

In secondo luogo, la moneta unica, perno del progetto unionista europea, danneggia le fasce più deboli della società. Gli Stati che hanno sciaguratamente aderito all’euro non possono più operare alcuna svalutazione del cambio dal momento siccome hanno ceduto la loro sovranità monetaria, per restare competitivi sui mercati internazionali non resta pertanto che svalutare l’unico elemento a disposizione, ovvero i salari. I burocrati di Bruxelles insistono sulla strada del taglio dei salari, richiedendo quelle «riforme strutturali» applicate in Italia e Grecia, adducendo come ragione i possibili danni derivanti dalle «svalutazioni competitive». 

Sia chiaro, una svalutazione fa perdere potere d’acquisto nei confronti dei beni d’importazione, il taglio di salari e stipendi lo fa perdere nei confronti di qualunque spesa. Anche l’immigrazione selvaggia favorita dalla UE serve a ritoccare a ribasso i salari, sostituendo i lavoratori nazionali con immigrati che accettano paghe inferiori.

 Non trovando lavoro, i disoccupati dovranno rivolgersi a una assistenza pubblica sempre più magra, facendo aumentare ulteriormente le tasse per il suo mantenimento. L’euro produce disoccupati e riduce le forme di sostegno sociale. Nella allucinata retorica europeista, euro e Unione Europea dovevano creare pace e benessere.

Nei fatti, stanno generando fortissime tensioni sociali e minando ciò che i popoli hanno di più caro, la loro Patria. Le catastrofi che vengono paventate dai media in caso di un abbandono della moneta unica stanno avvenendo dentro di essa, come dimostrano gli scioperi in Francia. Dobbiamo ritornare agli Stati Nazionali, culle della democrazia, se vogliamo salvare l’Europa dalla guerra civile.

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