MENU

50 anni dalla scomparsa di Jimi Hendrix

febbraio 27, 2020 • Paralleli, z in evidenza

“If Six Was nine”. Mezzo secolo fa moriva il genio Jimi Hendrix e finiva un’epoca. -Alcune riflessioni da “rockettaro” quarantenne del ventunesimo secolo.

di Roberto Zadik –

La morte prematura e improvvisa del geniale cantautore e non semplice chitarrista James Marshall Hendrix, noto col nomignolo di “Jimi”, in quel tragico 18 settembre 1970 ha davvero segnato una generazione. E questi ragazzi italiani di oggi, molti l’hanno davvero cancellato o nemmeno sanno chi sia.

Hendrix e la sua chitarra distorta, incendiaria, le bruciava sul palco, il suo modo di suonare assurdo e sconvolgente, mai visto fino ad allora, il chitarrista era una figura di accompagnamento regolarmente oscurata dal cantante, quelle canzoni semplici, secche e dirette come Purple Haze (Foschia porpora), Hey Joe, una delle cover meglio rifatte della storia o Foxy Lady che entravano dentro l’anima per non uscire più e la personalità carismatica e masochista di questo “timido esplosivo”.

Hendrix  morì a soli 27 anni ma fece miracoli e passò alla storia per talento e personalità come una lunga schiera di giovani disperati e geniali pieni di sogni, di talento, di utopica ribellione e di precoce infantilismo assetato di libertà e di incoscienza, di fragilità viziosa ma estremamente ispirata.

Come Janis Joplin, come Jim Morrison che disse ai suoi amici una sera “state bevendo col terzo” alludendo alle scomparse di Hendrix e della Joplin a due settimane di distanza in quel tragico 1970 quando si sciolsero i Beatles e l’astro dello “Starman” David Bowie stava nascendo col suo glam rock ambiguo e coinvolgente, come il co-fondatore assieme a Mick Jagger dei Rolling Stones Brian Jones, a cui Morrison dedicò una strana e bellissima poesia alla sua morte, il 3 luglio 1969 e curiosamente Jim ci ha lasciati lo stesso giorno ma nel 1971 e anche lui morendo a 27 anni e galleggiando nella sua vasca da bagno e non in piscina come Jones. Morirono tutti assieme, quasi tenendosi per mano, in un macabro corteo come quello del funerale guidato da Amy Winehouse, anche lei scomparsa 27enne in quel bellissimo video della sua “Back to black”.

Erano giovani favolosi, citando il bel film di Martone sul complicato e a me poco digeribile Leopardi, erano anni scintillanti e tormentati, quella “cerniera” fra i dorati e spensierati anni ’60 e i tempestosi e febbrili anni ’70 e fra i primi a cambiare tipo di musica ci furono i Beatles che dal 1966 iniziarono a affacciarsi al rock ribelle e selvaggio lasciando gli ingessati panni pop e eleganti, voluti dal loro produttore e pigmalione Brian Epstein che morì a 33 anni  nemmeno compiuti nel 1967.

Il Vietnam, gli hippie a cui Hendrix disse inconsapevolmente addio quando suonò ormai al capolinea dei suoi tre anni di carriera in quel Festival dell’Isola di Wight, cantato dai Dik Dik, le droghe allucinogene e gli eccessi di una generazione divisa fra “bacchettoni borghesi” e “giovani sconvolti e capelloni” quelli descritti dai Nomadi e dallo straordinario Augusto Daolio nella sua “Come potete giudicare”.

E Hendrix cantava e si dimenava sul palco, incideva uno strano pezzo “If six was nine” (Se il sei fosse nove) per la colonna sonora del cult “Easy rider” di quel 1969 in cui trionfò, all’alba del 18 agosto, al Festival di Woodstock con una versione allucinata dell’inno americano “Star Sprangled banner” mentre l’uomo era da poco sbarcato sulla Luna e a dieci giorni dalle barbarie di Charles Manson a casa del regista Polanski raccontate dal film di Tarantino “C’era una volta a Hollywood”.

Citando Gaber erano “anni affollati” dove tutto succedeva contemporaneamente. Hendrix come mai è passato alla storia? Come emblema di rockstar trasgressiva e unica, come Morrison ma meno provocatorio e intellettuale, come fusione di blues afromaericano e di rock psichedelico in brani memorabili come “Red House”, come ispiratore di tanti grandi talenti, non ultimo Freddie Mercury che lo adorava e che quando seppe della sua morte ne fece una tragedia secondo i membri dei Queen.

Hendrix e la sua generazione e la chitarra, suonava coi denti, dietro la schiena, con la lingua, con quella bandana sotto i folti ricci e quell’aria dolce e tranquilla che nascondeva la sua autodistruttività, l’amicizia con un altro grande come Clapton e due modi di suonare completamente diversi, il musicista inglese è molto più tecnico, preciso, lineare e melodico, la passione per l’inconscio, la magia, la mistica che pervade diverse sue canzoni.

Si potrebbe scrivere un poema su Hendrix, nonostante la sua breve vita, la sua famiglia turbolenta, il successo strabiliante raggiunto in soli tre album e poche canzoni e i suoi live al Festival di Monterey, di Woodstock e dell’Isola di Wight. Si potrebbero scrivere intere pagine su questo incredibile personaggio e l’epoca dei nostri genitori, di inquieti e imborghesiti quarantenni, quegli anni così irrequieti e al tempo stesso tecnologicamente limitati, con un giradischi, una tv in bianco e nero e un telefono, usciti dai sogni sereni fino al 1965 per poi piombare in un caos creativo e violento che dal 1969 al 1980 sarebbe stato un crescendo di arte e cultura ma anche di brutalità e terrorismo.

Quelli anni degli hippie e dei cantautori italiani, di pacifismo e di idealismo dove sognavamo “la fantasia al potere”,una vita disordinata, eccessiva, “spericolata e piena di  guai” citando un classico di Vasco. E ora cosa siamo? Ora che “If six was nine” citando Jimi, che tutto si è ribaltato senza risolversi, che il talento artistico spesso viene soffocato dallo strapotere dell’immagine, dell’apparenza e della tecnocrazia sulla creatività.

Dagli anni ’80, tutto sembra essersi “appiattito” lentamente ma inesorabilmente. Non voglio essere negativo ma gioiosamente realista, siamo cambiati, forse migliorati, forse no, ma è stimolante pensare anche con nostalgie di epoche mai vissute, a quel “Rinascimento recente”, a quell’epoca che con pochi mezzi sognava di cambiare il mondo e in parte ci è anche riuscita ma non ho ancora capito fino a che punto o se positivamente o meno.50

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »