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Il Coranvirus e il suicidio della razionalità

febbraio 26, 2020 • Agorà, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

La razionalità si è suicidata in un bagno pubblico. Abbandonata da tutti. Ha sofferto soprattutto il distacco da quella fazione politica che sempre evoca la competenza e la ragione. Mezzo mondo chiudeva le frontiere e si attrezzava contro un virus poco conosciuto, in Italia, come sempre, si parlava di «razzismo» e di «fascioleghismo» (neologismo fra i più mediocri di sempre). 

La «Sinistra al glucosio» si scatenava in un sabba mieloso, stucchevole, forzosamente ottimista e dolciastro. Le associazioni caritatevoli e la tante, troppe ANPI locali (finanziate coi soldi pubblici) organizzavano «pranzi di solidarietà» nei ristoranti cinesi. L’impegno civile e rigorosamente antifascista veniva fritto e condito con salsa di soia. 

Il pasticcere capo della gateau-gauche mediatica Corrado Formigli s’ingozzava di involtini primavera in diretta dal suo parloir televisivo. A Prato, nella Prato colonizzata dai cinesi e retta dal deliquescente Partito Democratico, spuntavano inestetici cartelloni da regime con su scritto: «È solo un brutto raffreddore. Stiamo insieme» oppure «Un virus non ha né nazionalità né colore tutti uniti con voi». Le frasi, scritte in italiano e in ideogrammi cinesi campeggiavano su uno sfondo rosso, accompagnate da due pugni chiusi sollevati. Brutta propaganda in stile maoista. 

Il governatore della Toscana, Rossi, interpellava l’ambasciata cinese invece del suo governo per contenere il virus e su Twitter si spendeva in accuse contro il consueto nemico, il «fascioleghismo». La società dei free-hugs partoriva la campagna «abbraccia un cinese», come se fossero dei peluche dagli occhi a mandorla e l’ormai inglorioso Corriere della Sera pubblicava articoli di questo genere: «Io non sono un virus. Firenze abbraccia il ragazzo cinese». 

Follia di chi pensa di essere al sicuro. Intanto, il Presidente della Repubblica, cuore dolce e caldo di questo farlocco Regno del Bene, andava a trovare gli studenti cinesi. Mattarella voleva portare «Pace, Amicizia e Inclusione», la Trinità della religione dell’accoglienza e tamponare la «dilagante» sinofobia dei suoi connazionali deplorabili e sdentati. Tutti giocavano a fare i Nelson Mandela della ristorazione asiatica, in lotta contro la «vera» piaga nazionale: il razzismo.

 Ancora il sedici Febbraio, il circolo PD di Lodi invitava con un post su Facebook (prontamente rimosso, ma non abbastanza rapidamente) ad andare nei ristoranti cinesi perché «il vero virus e il razzismo». L’antirazzismo ideologico non si ferma davanti a nulla, nemmeno al rischio di una pandemia. Non esistono emergenze sanitarie, solo un’«emorragia» di razzismo da tamponare e frenare. 

L’ideologia della Sinistra è totalmente sganciata dalla realtà, neanche la presenza di un virus sconosciuto e imprevedibile deve disturbare il “carnevale immigrazionista” e risolutamente «antifa». I replicanti umanoidi «no borders» continuano a ripetere che chiudere le frontiere sarebbe «inutile», eppure Israele, Australia, Stati Uniti, Russia e Mongolia hanno blindato i loro confini e impediscono ogni ingresso dalla Cina e ogni fuoriuscita verso di essa.

 Il governo italiano preferiva parlare di razzismo e oggi, a bomba virologica esplosa, accusa di «sciacallaggio» chi chiede misure draconiane. I ministri si sono rivelati incompetenti e il contenimento del Coronavirus lo si deve soprattutto alla Regioni e agli operatori sanitari. 

Il Bene, inteso come l’insieme delle politiche progressiste, è foriero e produttore di catastrofi: dall’immigrazione selvaggia alla sottovalutazione del rischio di contagio. Niente deve disturbare il multiculturalismo, l’apertura generalizzata delle frontiere, il proliferare dei ristoranti etnici, l’«accoglienza» compulsiva dei clandestini. Se la realtà mette in pericolo il progetto angelico-progressista, bisogna negare il reale, minimizzare e abbozzare. 

Come i dubbi, anche i pericoli non hanno diritto di cittadinanza nella cittadella del Bene, nella roccaforte che custodisce il «Progresso» morale e civile dell’umanità. Davanti a Stati nazionali che sigillano le frontiere, il medio-progressista italico continua a denunciare «l’inutilità» del provvedimento. La razionalità muore assassinata dall’ideologia. 

Come sempre, si sacrifica il concreto a vantaggio dell’utopia, il nemico presente e reale con spettri del passato. Il Coronavirus, mortale o meno che sia, era meno pericoloso del razzismo. Adesso che la malattia rischia di dilagare, le anime belle si trincerano dietro un imbarazzante silenzio. La concretezza delle cose batte ancora le fantasie paranoidi della Sinistra. Il Coronavirus è stato l’ennesimo bagno di realtà.

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