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Khomeini, una malvagia entità che non finisce di manifestarsi

febbraio 17, 2020 • Medio Oriente, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Guido Ceronetti scrisse: “Il Mullah Omar e Osama Bin Laden sono «modi dell’antiumano» che non ispirano nessuna pietà. Dietro di loro si intravede l’ombra di Lenin, «Antiparacleto», «inviato della Tenebra, fondatore imitabile dell’universo concentrazionario», capostipite novecentesco di malvagie «entità che non finiscono di manifestarsi»”. Le parole del “filosofo ignoto” si possono adattare benissimo anche agli ayatollah iraniani. 

Khomeini è il Lenin dell’Islam duodecimano, indubbiamente un protagonista dello scorso secolo. Ruhollah Khomeini è artefice di una rivoluzione unica nella storia, una rivoluzione nel senso originario della parola: “revolutio”, che significa “ritorno”, un rivolgersi e un restaurare il passato. Il tempo anteriore dell’ayatollah più famoso di sempre è l’Islam puro del califfato del profeta Maometto. 

Khomeini, come i suoi epigoni, era animato da una visione palingenetica e apocalittica. Angosciato dalla modernizzazione filo-occidentale avviata dallo scià Reza Pahlavi, mirava a restaurare i valori tradizionali dell’Islam, e quindi volgeva il suo sguardo al passato, all’epoca d’oro di un mondo autenticamente musulmano e oramai corrotto. Il suo sogno era far rivivere quel tempo e farlo abitare a uomini rinnovati ma al tempo stesso antichissimi. 

Se l’allucinazione palingenetica di Lenin era rivolta al futuro, quella dell’ayatollah Khomeini guardava al passato. In questo era simile ai fascismi europei, che miravano a ricomporre una civiltà sconvolta dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese. 

L’Islam khomeinista, ma anche quello di Bin Laden e dello Stato Islamico, è accomunabile al comunismo e al nazismo per la volontà di rigenerare la società presente corrotta e mefitica. Anche i simboli da abbattere sono i medesimi, primo fra tutti la democrazia liberale, che incarna l’idea di un miglioramento graduale della società per prove ed errori. Poi viene l’economia di mercato, che veicola valori nemici di quelli tradizionali e infine, gli ebrei e i cristiani. La rivoluzione è il mezzo migliore per incendiare i nemici e purificare la società. 

Khomeini ebbe la geniale intuizione di rendere appetibile la sua rivoluzione reazionaria, ancorandola al discorso e alle categorie marxiste dell’epoca. Fece dell’Islam la fede dei “dannati della terra” e degli “oppressi” in lotta contro il leviatano a stelle e strisce. La sua operazione riuscì al punto tale che i comunisti iraniani ed europei sostennero l’ayatollah nella sua lotta oscurantista e fanatica, ma non smette di attaccare anche il mondo sovietico ateo e materialista. Il messaggio di Khomeini è universale, si rivolge a tutti i musulmani ma anche ai miscredenti oppressi tanto dal capitalismo quanto dal bolscevismo. Khomeini mirava a islamizzare l’intero pianeta esportando la sua rivoluzione ovunque nel mondo.

 La rivoluzione iraniana non è diversa da quella “permanente” teorizzata da Trockij. Il piano imperialista di Khomeini continua ancora oggi, la Repubblica islamica si espande in Medioriente e in America Latina, finanzia il terrore, crea e foraggia gruppi terroristici sciiti e sunniti, stringe alleanze con le dittature rosse del Sudamerica in nome della comune lotta all’imperialismo americano e al sionismo. 

Hugo Chávez ed Evo Morales sono tra i massimi sostenitori dell’islamismo radicale e da anni permettono ad Iran e Hezbollah di installarsi in America Latina. Il generale americano James Hill ha denunciato il fatto che l’isola di Margarita nel mare dei Caraibi sia una base degli islamisti sciiti e sunniti per il traffico di droga e armi. Quasi tutto il continente latinoamericano ospita comunità sciite siro-libanesi ideologicamente vicine a Teheran. La tribù di Wayuu, che vive tra Colombia e Venezuela, si è convertita in massa all’Islam sciita, diventando un distaccamento sudamericano di Hezbollah.

 Esiste un fortissimo asse rivoluzionario Iran-Venezuela di cui Chávez ieri e Maduro oggi sono promotori. Gli ayatollah iraniani sono aiutati nella loro impresa di esportare la rivoluzione dai regimi rossi e dalla Russia, con la quale intrattengono decisivi rapporti economici e politici. L’esotismo e il fascino della rivoluzione khomeinista hanno fatto proseliti in Europa, dove destra e sinistra, neofascisti ed europeisti si trovano concordi nel difendere la tirannia iraniana e attaccare il loro principale avversario, Gli Stati Uniti.

 La Repubblica islamica dell’Iran è una minaccia per tutta la civiltà occidentale. Le sue mire egemoniche non possono essere contenute dalla diplomazia, il millenarismo islamico non può essere frenato dal diritto. Gli ayatollah della Persia andrebbero messi sotto pressione economica e militare. La storia insegna che nessun accordo è possibile con i totalitarismi.

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