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L’Europa senza ebrei

febbraio 12, 2020 • Io Leggo

di Davide Cavaliere –

Durante un convegno organizzato dalla rivista European Judaism, il critico culturale George Steiner disse: «Uccidendo i suoi ebrei, l’Europa si è suicidata». Una frase che ha un suono amaro, ma onesto e realista. 

Gerusalemme è un pilastro della civiltà occidentale, l’Ebraismo è lo stoppino che corre lungo la candela dell’Europa, una volta incendiato, la cera è destinata a sciogliersi perdendo la sua forma. La cremazione di sei milioni di ebrei è stato un attentato riuscito al mondo di Mahler e di Alban Berg; all’Europa del flâneur Walter Benjamin e dell’inquieto Franz Kafka. Il nazismo ha trasformato in ossari l’Odessa di Isaak Babel’, la Berdicev di Vasilij Grossman e la Parigi di Irène Némirovsky. 

Le armate hitleriane nel devastare il mondo ebraico, hanno sfigurato il volto dell’Europa. Ma non è bastata la Shoah a scongiurare per sempre il fantasma di un continente judenrein, «senza ebrei». L’antisemitismo, malattia autoimmune dell’Europa, oggi si ripresenta sotto nuove e più rispettabili vesti ma il suo obiettivo è lo stesso dei biondi delle SS: un’Europa senza ebrei ed è proprio così che s’intitola il nuovo libro di Giulio Meotti edito da Lindau. 

Il testo avrebbe potuto anche intitolarsi, Gli ultimi giorni dell’Ebraismo, facendo il verso a Karl Kraus, ma L’Europa senza ebrei è più immediato e più diretto e necessitiamo di parole franche perché la situazione è grave. L’autore non cerca di nascondere il suo pessimismo, le sacche dell’Ebraismo europeo si stanno prosciugando davvero e sempre più rapidamente. I numerosi dati riportati nel testo non lasciano troppo spazio alla speranza, ma perché gli ebrei fuggono in Israele o in America? Semplice, perché l’Europa li sta tradendo una seconda volta. Questo antico continente si è aperto troppo, si è dilatato all’estremo nel tentativo di eliminare le specificità nazionali e ha accolto milioni di immigrati musulmani imbevuti di antisemitismo.

 Non si tratta di una volgare generalizzazione, ma di una verità supportata dai fatti. Le numerose aggressioni a danno degli ebrei europei di cui ci rende conto Meotti, sono compiute da uomini di fede islamica, appoggiati moralmente (spesso materialmente) da una Sinistra filopalestinese e filoislamica, il cui viscerale antisionismo sfocia nell’antisemitismo più rancido. 

Il saggio ci ricorda come in nome della «convivenza» si soprassieda alla violenze e ai vandalismi giudeofobi, come se la «pace sociale» fosse disturbata dagli ebrei che urlano aiuto invece che dagli islamisti che li taglieggiano e li spediscono, senza pensarci troppo, all’altro mondo. Siamo arrivati al punto in cui le autorità statali chiedono agli ebrei di non girare con la kippah o con il Maghen David appeso al collo, in compenso tolleriamo sempre più vigliaccamente l’arroganza architettonica delle moschee e quella vestiaria dei veli, dei burka, dei ben poco estetici djellaba. 

Da settant’anni l’Europa non ama più se stessa, quindi non può amare questo azulejo della sua identità, questa Europa che avversa ogni moto d’orgoglio nazionale non può difendere i «diversi» per eccellenza, quelli che nel corso della loro lunghissima storia sono rimasti fedeli alla loro identità, che oggi si condensa in quella goccia d’acqua fresca nel rovente deserto arabo: Israele. Pur di non turbare gli islamici presenti sul loro territorio, gli europei sono pronti a rinunciare all’enorme apporto umanistico e scientifico che gli ebrei hanno sempre donato a questo lembo di terra. 

Le università italiane declinarono paurosamente quando il fascismo espulse i docenti di «razza ebraica», presto sarà un intero continente a diventare sempre più irrilevante. Nel libro viene citato il rabbino di Trieste, Alexander Meloni, che non poteva essere più chiaro: «Gli ebrei non sono il motore della società europea né della cultura, che rimane sempre quella della maggioranza, ma ne sono il carburante, o meglio, sono la nitroglicerina che potenzia il motore».

 La maggioranza degli europei si ostina a ignorare i danni di questo prosciugamento della vita ebraica, non sollevano nemmeno il problema nel tanto celebrato «spazio pubblico», girano in punta di piedi per non turbare i musulmani. Giulio Meotti, è uno dei pochi a sollevare la questione, le sue parole fanno pensare a Dietrich Bonhoeffer quando ammoniva i suoi lettori sul legame indissolubile del vecchio continente con gli ebrei: «solo chi alza la voce per gli ebrei può cantare in gregoriano». Il nome di Stefan Zweig e del suo capolavoro Il mondo di ieri ci accompagnano per tutto il libro, non a caso, l’Europa del presente assomiglia non poco al crepuscolare e interessante impero asburgico. 

Una società sonnolenta che si sollazza al Prater e scrive romanzi nei suoi vivaci cafés, un impero non troppo diverso da quello abortito a Maastricht. Quel regno mondano e la sua maestosa capitale non furono in grado di resistere al cancro nazista, l’Europa monetaria e spaesata dell’oggi saprà resistere allo scontro con la civiltà islamica? Riuscirà a impedire che le mezuzah spariscano dalle case di Amsterdam o di Berlino? Al lettore la risposta. Ricordando che proprio in quel «mondo di ieri» nacque il Sionismo. Attendiamo, disincantati, una rinascita europea dell’Ebraismo.

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