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Scuola e lavoro, storia di una relazione tragicomica

febbraio 10, 2020 • Paralleli, z in evidenza

 

di Roberto Zadik – 

La scuola italiana la seguo da sempre ma sembra un ossimoro, una contraddizione rispetto al cosiddetto “mondo del lavoro”, con la cultura, con tutti questi laureati il livello culturale fra essi spesso è basso se non inesistente, con tutti questi master, specializzazioni eccetera spesso più sei colto e meno trovi lavoro. Ma nonostante questo, il precariato e lo sfruttamento selvaggio di molti ambienti lavorativi, la mancanza di opportunità in diversi settori, musica, cinema, giornalismo, cultura, università, la disoccupazione è sempre “inchiodata” al 10 percento.

Da 10 anni. Che bello, tutto cambia tranne la disoccupazione che rimane “appesa” come fosse un quadro ala stesso percentuale. Problemi di informazione? Strumentalizzazione dei dati con un Nord sempre prospero e un Sud sempre indietro ma è possibile? Questo mio articolo intende approfondire diverse perplessità che da anni nutro sulla scuola italiana e sul suo rapporto col lavoro e vorrei esternare e stimolare alcune riflessioni secondo me importanti. A cosa serve la scuola e quali i suoi pregi e difetti?

La scuola dovrebbe formare, responsabilizzare, acculturare, dare disciplina, preparazione completa al lavoro, al futuro, alla vita. Invece spesso e volentieri, poi dipende dalla qualità delle varie scuole e ce ne sono di ottime davvero, non da quanto richiesto dai professori e molti sono gli abbandoni e quanto necessario per gli allievi e vige la regola silenziosa ma molto dura del “più studi e meno trovi lavoro”.

Sembra che il Tecnico e le scuole professionali avvantaggino maggiormente nel lavoro, che il Classico sia molto invecchiato e che sia molto più utile essere tecnico-scientifici, pratici, grintosi e determinati che artisti con la “testa fra le nuvole” fra i più colpiti dalla disoccupazione e dallo sfruttamento e costretti dal sistema ad adattarsi a lavori che poco o nulla c’entrano con la loro natura e le loro sacrificate aspirazioni.

La cultura sta diventando un hobby? Un passatempo per la terza età? A quanto pare sì e i lavori che vanno per la maggiore sono quelli concreti, pratici, aridamente efficienti e sempre utili a un Paese che però senza intellettuali e sapienti va sempre più indietro.

Pregi della scuola italiana 

 In Italia abbiamo un sistema scolastico sicuramente più completo che nel mondo angloamericano, si studia un po’ di tutto e non si scelgono le materie come le figurine come negli Stati Uniti, non si giudicano gli studenti dal talento sportivo, anche perché se no sarei ancora in terza elementare, non si da la possibilità solo ai ricchi di studiare in Università come a Yale, Harvard o Princetown atenei statunitensi divenuti famosi grazie ai telefilm anni ’80. La scuola italiana sembra avere diversi pregi e non voglio essere distruttivo ma solo stimolare un po’ di sane opinioni.

Abbiamo Classici di alto livello e dal passato prestigioso, Scientifici rinomati, università in cui a poco prezzo è possibile assistere a corsi tenuti da grandi professori e talenti prestigiosi. Ma qualcosa sembra non funzionare, esserci un divario sempre più grande fra “chi ce la fa” nella vita e fra i trenta e i quaranta si realizza e non sono molti, per non parlare della piaga delle raccomandazioni, e invece la massa molto grande di un trenta percento di “giovani” (fra cui molti cinquantenni) che non trova lavoro. Ma di chi è colpa? Colpa loro o della scuola? Della incapacità a formare, ad acculturare, a raggiungere quei famosi “obbiettivi programmati” tanto decantati nelle pagelle?

Difetti della scuola 

Ma ci sono diverse cose che proprio secondo me non vanno. Vediamo quali. 1. Molte scuole sottovalutano o ignorano l’importanza di materie fondamentali come l’inglese, lingua ancora oggi ignota nel nostro Paese o conosciuta anche malino a livelli sociali medio-alti. Si ignora la centralità del Diritto, non si insegna al Classico come si redige un contratto, cosa sono le Elezioni o i Governi, come si effettua una compravendita o quali sono le norme del Codice Penale.

Non si parla mai dei danni delle droghe, dell’alcol, dell’Aids nell’età peggiore per i ragazzi che sono i mitici anni dell’adolescenza e quella giovinezza che secondo alcune belle canzoni rock, un po’ pericolose, bisognerebbe “vivere al massimo” ma al di là della poeticità di queste metafore, la prudenza è un valore non trascurabile per la sopravvivenza. 

2. Si dà troppo per scontato che dei ragazzini capiscano e traducano e apprezzino materie ostrogote anche a questa mia età quarantenne come Greco, Latino o Letteratura e si costringe a imparare “a pappagallo” profonde riflessioni manzoniane o leopardiane. Senza però, spesso, stimolare lo spirito critico che viene schiacciato e appiattito come certe marche di pane azzimo. Ma esso in dosi moderate è decisamente sano e stimolante, la cultura dovrebbe scatenare emozioni e anche posizioni negative o di dissenso e non solo una demenziale ripetizione di poesie a memoria.

Di concetti altisonanti detti da “grandi critici” e ripetuti come un registratore umano vivente. Emozione, critica, reazione, la scuola dovrebbe stimolare il cervello di una gioventù sempre più ignorante, nel senso di “indifferente alla conoscenza” e anche l’istruzione e la cosiddetta “cultura” spesso proposta in modo asettico, vecchieggiante, pedante e piatto dovrebbe mettersi in discussione e molto. 

3. Aumentare gli stipendi degli insegnanti, i fondi alle Università, l’internazionalità di Licei e Università.

 Essere un bravo professore è un mestiere decisamente complesso a livello didattico, educativo, psicologico e la remunerazione è spesso sottovalutata deprezzando qualsiasi lavoro svolto. Soprattutto quello di  un insegnante. Riguardo alle Università pochi sono i fondi destinati ai progetti culturali, alle Facoltà sempre più in ombra di Lettere, Filosofia o Giurisprudenza alle quali si preferisce anche fra la gente comune, Medicina, il medico ha sempre un suo fascino, Economia e Commercio o Ingegneria anche perché danno più lavoro, diciamolo.

E’ davvero poi scandaloso che le Università e le scuole abbiano pochi o nulli scambi con l’estero e che per certi versi la cultura italiana sia relegata a questo provincialismo e che infatti diversi geni letterari o musicali o luoghi turistici splendidi siano totalmente sconosciuti o poco noti fra noi italiani e fuori. 

4. I traumi di autostima legati alla scuola sono spesso molto pesanti. Le colpe didattiche

Spesso vedo studenti fare delle tragedie per il voto ricevuto, anche io ricordo grandi pianti per questo, ma dopo usciti dalla dorata gabbia scolastica tutto sparisce come spray antizanzare o profumo di bassa qualità. Spesso sento professori dare “dello scemo” allo studente addurre inquietanti ipotesi sulla sua scarsa intelligenza, su oscure “difficoltà di apprendimento”, svilirne l’autostima esaltando dei deprimenti secchioni. Dare giudizi su questioni estremamente complesse e delicati come il rapporto fra intelligenza presunta e mai confermata e rendimento scolastico. Nulla di più pericoloso.

Un docente dovrebbe valutare solo le attitudini dimostrate dall’allievo e non la persona. Ma i voti sono solo numeri, le persone contano molto di più. Bisogna smetterla di giudicare gli studenti come delle “fabbriche a rendimento”, la scuola non è “un cottimo didattico” ma un laboratorio di conoscenza, elaborazione, formazione psicosociale di fondamentale importanza. I voti sono un indice valutativo ma non vanno drammatizzati o enfatizzati troppo e bisogna stare attenti a giudizi personali e non meramente scolastici.

5. Bullismo dei professori e dei compagni:

Non se ne parla mai abbastanza ma la scuola come il lavoro sono sempre più delle “giungle legalizzate”. L’insulto, l’offesa professore alunno e viceversa, la sadica attitudine del bullismo, dell’umiliazione del “più debole”, del “perdente” è davvero vecchia come il mondo, forse ancora di più, ma sempre di triste attualità e bisognerebbe prendere misure davvero severe contro qualsiasi comportamento offensivo di allievi e docenti davvero poco educati e rispettosi, contro la piaga del mobbing, sul lavoro di cui si parla troppo poco.

Concludendo questa mia breve analisi che intende solo creare dibattito e far riflettere la scuola è un settore di cui si parla pochissimo e nell’informazione sembra quasi scomparsa. Peccato che è fondamentale. L’obbiettivo istituzionale e sociale per un miglioramento della condizioni scolastiche e giovanili che vedo molto malferme e indefinite dovrebbe essere prima di tutto realizzare vari traguardi.

Non ci sono ricette assicurate e neanche le classiche “bacchette magiche” ma qualche riflessione conclusiva di questa speriamo coinvolgente analisi. Cosa bisognerebbe fare? Curare il rapporto scuola-lavoro, educare e prevenire tristi fenomeni come bullismo, abbandono scolastico, droga e alcol, rapporti intimi fra adolescenti e promuovere una scuola più dinamica, più concreta, più interattiva con le emozioni e la psicologia dello studente, meglio pagata per i docenti e magari capace di creare futura occupazione e non solo sogni e bugie puntualmente infranti da una realtà dura e spesso arida. Forse questo sarebbe un inizio di sviluppo e di progresso per un Paese spesso in affanno e arenato su logiche fisse e il più delle volte sterili.

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