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La Repubblica dei salici piangenti

febbraio 5, 2020 • Politica, z in evidenza

 

di Davide Cavaliere –

L’Italia è la Repubblica delle melensaggini. Una Repubblica fondata sella bontà e sulla solidarietà. Altro che «clima d’odio», siamo immersi un’atmosfera collosa e zuccherina. Ogni giorno, cascate di buoni sentimenti precipitano addosso agli italiani, che si ritrovano a nuotare con fatica in un lago dolce di umanità e spassionata magnanimità.

 Il Buonismo non è più solo un neologismo liso dall’abuso giornalistico, ma una vera e propria ideologia che ha infiltrato tutti i pori della società, che ha invaso ogni intercapedine e ogni interstizio sociale, televisivo, letterario, umano. Il Buonismo, nome più azzeccato non si potrebbe trovare, viene enunciato in tutte le forme della devozione fanatica, con un fervore crescente e si gonfia e si espande come un ectoplasma perennemente irrorato di parole magniloquenti e discorsi resi inoffensivi dai codici censori del politicamente corretto.

Questo moralismo contemporaneo si declina in mille gesti, azioni, associazioni, iniziative, manifestazioni, improvvisazioni, balletti orientati a diffondere «vicinanza», «amore per il prossimo» e, immancabilmente, «solidarietà». A causa del Coronavirus i ristoranti asiatici registrano una flessione negativa degli introiti? Ed ecco che arrivano i missionari del Buonismo, cavalieri a vuoto, che vanno a sedersi ai tavoli «per dimostrare con un gesto simbolico che c’è ancora gente che non si lascia prendere dalla psicosi e soprattutto che non è razzista e discriminatrice». 

A leggere questi pennaioli della Rete, si ha l’impressione che la sinofobia sia una pandemia nazionale, talmente «dilagante» che la si contrasta ingozzandosi di involtini primavera e facendo incetta di nuvole di drago. L’impegno civile non è mai stato così fritto … questi sacerdoti del “Bene coatto”, in realtà, sono dei bon viveur sempre pronti a trasformare ogni «causa civile» in una occasione di convivialità, in un party per «stare insieme» e «fare rete»: dalla desolante «pastasciutta antifascista», fino al trasandato concerto delle Sardine, passando per le sbafate collettive nei ristoranti cinesi. 

È un grande e festoso istupidimento della società e la situazione continua ad aggravarsi. Proliferano, come batteri sotto una piastra di Petri, romanzi edificanti, articoletti lacrimosi, filippiche benpensanti (come quella di Rula Jebreal ieri sera), bollettini di pace e amore della parrocchia degli human rights e vari pianti per l’emozione secreti dalla ghiandole lacrimali degli intellettuali «impegnati». 

Il paesaggio è desolante. Stiamo vivendo un grande sforzo totalitario di moralizzazione della società, non ci vengono forniti degli esempi, ci viene ingiunto un galateo «etico»: cosa leggere, cosa non dire, quali cose non guardare, che atteggiamenti tenere e così via. Tutto trasuda un «dover-essere» imposto con la persuasione morbida, il fine è una società «più giusta» secondo i dettami del Buonismo. 

L’attualità si condensa attorno a eventi, piccoli e grandi, resi emozionali dai Mass Media: un terremoto, un treno deragliato, un episodio di bullismo, un caso di razzismo, un graffito nazista, che diventano occasione per «gruppi di sostegno psicologico», «fiaccolate», «appelli» e momenti di «dialogo». Siamo un consorzio umano tutto preso dall’«empatia», soggetto a un filantropismo vittoriano e ipocrita. 

Diseredati, ragazze madri, donne picchiate, coppie in crisi, omosessuali senza figli, vittime di razzismo, tutto viene gettato nel calderone dell’emotività spicciola, con conseguente cascame di «testimonianze» e «dibattiti» per eccitare i bassi sensi e annegare ogni riflessione in una fiumana di scempiaggini scadenti e chiassose. 

Niente sfugge alle «angelizzazione» del mondo, nemmeno il cinico universo dell’economia, che oggi si fonde al «pensiero positivo» e al mantra «credi in te stesso» o «credi nel prossimo». Nelle imprese, tra il massaggio orientale e il Feng shui che permettono di «ottimizzare» la produttività, la logica rapace del profitto si ammanta di collaborazione ludica e team spirit. 

Il modello di società che si va affermando è semplicemente insopportabile. Un cosmo popolato da monopattini elettrici eco-friendly cavalcati da «creativi» imbottiti di scempiaggini da «formatori» ancor più insignificanti, simulacri politicamente corretti, i cui motti sono be positive e anything goes. Un mondo dove Anthony Robbins sostituirà i classici e Rula Jebreal qualsiasi discorso serio.

 Politici e comuni cittadini sono sempre più accomunati dal tono piagnucoloso, da un umanitarismo gretto, dalla voglia di apparire «semplici» e «sensibili». Sparisce la classe politica nella sua ansia mielosa di «entrare in sintonia con il popolo». Si va imponendo un Nuovo Ordine Morale, che è un’iniezione di nettare zuccheroso nel cervello degli individui, che impregna ogni pensiero di questa nuova morale laica che fa dell’amore e della solidarietà degli obblighi giuridici prima che morali. Dobbiamo, risolutamente, negare questa nuova religione.

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