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Shoah: i problemi della sinistra con la memoria

febbraio 4, 2020 • Cultura e Società

 

di Davide Cavaliere –

Roger Garaudy, noto anche come «Raja» dopo la conversione all’Islam, è stato un filosofo e militante del Partito Comunista Francese. Nel 1979 viene folgorato dalla Rivoluzione islamica iraniana e dalla figura dell’Ayatollah Khomeini. Il suo comunismo si sposa benissimo col discorso anti-imperialista e anti-occidentale dell’Islam rivoluzionario e fondamentalista. 

Nel 1983, dalla Francia, si trasferisce a Córdoba per dirigere il Centro Internazionale Islamico. Nel 1995 pubblica il suo libro più celebre I miti fondatori della politica israeliana. La tesi principale del libro è semplice e aberrante: la Shoah è una menzogna propagandata dai sionisti per legittimare la creazione e l’esistenza dello Stato d’Israele. 

Per Garaudy-Raja, Hitler non avrebbe né ordinato né voluto lo sterminio degli ebrei, ma si sarebbe limitato a «espellerli» dalla Germania. A suffragare le sue oscenità storiche, Garaudy si rifà alle teorie dello storico Robert Faurisson. Faurisson è lo studioso che diffuse il famigerato Rapporto Leuchter, uno strampalato documento pseudoscientifico con cui si tentò di dimostrare, chimicamente, l’inesistenza delle camere a gas. 

Il viscerale antisionismo di Garaudy, lo spinse su posizioni negazioniste e antisemite. Stando all’ultimo rapporto Eurispes in Italia, la sinistra del Bel Paese sta ripercorrendo collettivamente il percorso intellettuale e politico di Roger «Raja» Garaudy. Il 23,5% di quanti si dichiarano «elettori di sinistra» si riconosce «molto» o «abbastanza» nell’idea che la Shoah non abbia mai avuto luogo; per il 23,3% degli stessi, la Shoah è avvenuta realmente ma ha prodotto meno vittime di quanto si affermi correntemente. 

Stando al rapporto, tali posizioni allignano soprattutto a sinistra. Un dato che non dovrebbe sorprendere troppo, tutti sanno che la sinistra ha un rapporto quantomeno ambiguo con gli ebrei. L’antisionismo confina e sconfina nell’antisemitismo, del quale ricicla stereotipi e argomentazioni. La sinistra politica non è nuova al discorso negazionista né a forme più o meno esplicite di antisemitismo. I post-comunisti del presente mantengono il tic «anti-imperialista» e appena sentono parlare di Israele o degli Stati Uniti d’America ritornano alla lotta in favore degli «oppressi», veri o presunti che siano.

 L’antisionismo è una via che conduce sempre all’odio verso gli ebrei in quanto tali, ne sono una prova, tra gli altri, anche intellettuali di sinistra come Norman Finkelstein, Serge Thion e Noam Chomsky, quest’ultimo scrisse anche la prefazione a un testo negazionista di Faurisson. Un altro caso eclatante è quello di Paul Rassinier, socialista francese ed ex deportato a Buchenwald. Nel 1955 pubblica un libro negazionista intitolato La menzogna di Ulisse. Secondo Rassinier, la Shoah è una menzogna necessaria al «fascismo sionista» per legittimare Israele e spillare soldi ai tedeschi. 

Le tesi di Rassinier e Faurisson furono pubblicate e diffuse da Pierre Guillaume, un sessantottino di estrema sinistra. Come spiega Alexandre Del Valle nel suo magistrale Verdi, Rossi, Neri. La convergenza degli estremismi antioccidentali: islamismo, comunismo neonazismo, Rassinier apparteneva alla corrente «bordighista» del marxismo, che considerava l’antifascismo un errore e sosteneva la necessità di una comune lotta anticapitalista. 

La casa editrice di Rassinier pubblicherà anche i testi negazionisti e antisionisti di autori di estrema destra quali Bardèche e von Leers. Il ragionamento della sinistra radicale è semplicistico: «noi siamo contro il capitalismo, gli USA incarnano il capitalismo, gli USA sostengono Israele quindi, Israele è un prodotto dell’imperialismo americano che è a suo volta figlio del capitalismo». 

Israele diviene il prodotto di una macchinazione sionista-imperialista a danno dei popoli arabo-musulmani poveri. Tale dispositivo ideologico è ancora ampiamente diffuso nella parte sinistra dello spettro politico e alimenta il pregiudizio anti-israeliano e, in definitiva, quello antiebraico. Le posizioni della sinistra radicale su Israele sono completamente sganciate dalla realtà della storia, intellettuali seri come Georges Bensoussan, Benny Morris o Luigi Compagna hanno raccontato le peripezie del sionismo senza pregiudizi ideologici di sorta, consegnandoci un susseguirsi di vicende ben lontano dalla perversa narrazione marxista. 

La sinistra, dunque, dato il suo passato, non può avanzare alcuna pretesa di superiorità morale sulla destra nel rapporto con gli ebrei anzi, spesso le posizioni dell’estrema sinistra coincidono con quelle della destra neonazista. L’antisionismo, in quanto negazione del diritto del popolo ebraico ad esistere nella forma dello Stato-Nazione, diviene cieco odio antisemita e negatore dell’Olocausto. Con la scusa dell’inesistente «genocidio palestinese» diventa possibile negare la Shoah, misconoscere il ruolo della Brigata Ebraica durante la Resistenza e riaprire il vaso di Pandora dei veleni antisemiti. La sinistra, oggi, sta giocando un ruolo pericoloso, legittimando esplicitamente e implicitamente il nuovo antisemitismo, soprattutto di matrice islamica, che attraversa l’Europa.

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