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Il nazismo e il mito dell’uomo nuovo

febbraio 2, 2020 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Del nazismo si parla molto, spesso male. La narrazione corrente riduce l’ideologia nazista alla sola xenofobia, al solo razzismo e a un generico «odio» per il diverso. Le cose sono notevolmente più complesse. Il nazismo fu, sicuramente, un movimento politico razzista, ma il suo razzismo non fu espressione di una avversione irrazionale bensì il frutto bacato dello scientismo di matrice positivista. 

Il razzismo nazista verso gli ebrei non aveva nulla a che fare con la diffidenza o con la scarsa «frequentazione» degli ebrei, ma piuttosto con uno studio «scientifico» e tassonomico delle «razze» umane. Alla scienza nazista delle razze si sommavano altri temi propagandistici riconducibili all’idea di un «complotto ebraico» orchestrato a danno della Germania, tema, quest’ultimo, contenuto in uno dei documenti fondativi dell’antisemitismo europeo, i famigerati «Protocolli dei Savi di Sion». 

Il problema razziale fu individuato scientificamente e con metodo scientifico si procedette alla sua soluzione. I campi di concentramento e sterminio sono dei modelli di organizzazione e gestione razionale dell’omicidio di massa, basti pensare all’uso che fecero i nazisti di rudimentali calcolatori elettronici per scovare gli ebrei.

 Sotto l’aspetto logistico e gestionale, il Lager e il Gulag sono assolutamente comparabili. Entrambi sono l’espressione di una volontà raziocinante di internare e sfruttare gli elementi asociali e pericolosi. Dagli orari dei treni alle calorie dei pasti, tutto era gestito con rigore matematico. La soluzione finale della questione ebraica era il mezzo con cui si voleva realizzare la palingenesi della Germania. Il mito della rigenerazione totale del popolo tedesco animava il Partito Nazista. Nella sua ideologia semplicistica, esisteva un’età dell’oro germanica di incontaminata purezza razziale e valoriale. Un mondo incantato, ancestrale, perso nelle nebbie nibelungiche. 

Quel mondo sarebbe stato corrotto dall’arrivo di razze inferiori, semite, portatrici di valori alieni allo spirito germanico: cosmopolitismo, marxismo, psicoanalisi, liberalismo… i nazisti si erano dati il compito di purificare la Germania attraverso l’eliminazione sistematica degli elementi inquinanti, per far riemergere dalla storia la razza ariana superiore. 

L’ambizione a rigenerare ab ovo una società che si presume corrotta, è uno dei portati più evidenti dell’Illuminismo radicale e del suo sogno palingenetico che si affacciò durante la Rivoluzione francese. I massacri della Vandea compiuti dal governo rivoluzionario e giacobino, dove si preventivò l’uso di gas venefici, avevano come scopo quello di eliminare gli elementi «controrivoluzionari» che avrebbero ostacolato l’avvento della nuova società. 

Il nazismo, al contrario dell’Illuminismo radicale e del comunismo, non era orientato al futuro, ma al passato. Volgeva il suo sguardo agli abissi della storia, ambiva a restaurare un mondo nuovo ma, al tempo stesso, antico. Il nazismo non ha rappresentano un tradimento della Ragione e del Progresso, ma gli ha posti al servizio di una ideologia fanatica e genocida.

 I gerarchi nazisti non erano «barbari», ma uomini colti e istruiti, convinti di operare per il progresso e il Bene della Germania e dell’Europa tutta. Il brodo coltura delle politiche razziali del nazismo è, come già detto, il razzismo scientifico sorto dal positivismo e dal darwinismo sociale. 

La degenerazione della teoria evoluzionistica fondata sulla selezione naturale di Darwin, estesa dallo spirito scientista anche all’ambito dei rapporti sociali, ha indotto filosofi e scienziati a pensare i popoli come organismi in lotta. I nazisti si appellavano alle ferree leggi della Natura per legittimare lo sterminio delle razze inferiori. Hitler stesso era imbevuto di questo darwinismo razziale.

 La scienza venne impiegata per dare corpo a miti teutonici, la razionalità formale messa al servizio dell’irrazionalità. Tale volontà di rigenerare l’uomo, di ricrearlo attraverso una gestione scientifica della società accomuna il nazismo al comunismo e all’Illuminismo estremo che innerverà il positivismo ottocentesco. Creare l’Uomo nuovo, il Superuomo ariano o sovietico. 

Scrive Eric Voegelin in proposito: «Il climax si raggiunge col sogno magico di creare il Superuomo, l’Essere fatto uomo che subentrerà alla misera creatura fatta da Dio. Questo è il grande sogno che prima appariva in modo immaginario nelle opere di Condorcet, Comte, Marx e Nietzsche, e poi pragmaticamente nei movimenti comunista e nazionalsocialista». I nazisti non vivevano nella realtà empirica, ma in una seconda realtà immaginaria. Hanno sacrificato l’umanità concreta, in nome di un’umanità astratta.

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