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Cosa c’entra Mozart col Giorno della Memoria?

gennaio 31, 2020 • Paralleli, z in evidenza

di Roberto   Zadik –

Alcune riflessioni fra storia, arte e cultura. Ogni anno per ogni individuo di religione ebraica a prescindere dalla religiosità, e fra molti religiosi non e’ così sentito come fra i laici, il 27 gennaio e’ una giornata davvero forte.

Ma come e dove sta andando questa Memoria visti i riflessi antisemiti o ironicamente indifferenti riguardo a questo giorno? Perché non si fa mai riferimento all’ebraismo nei tanti discorsi che ogni anno inondano questo periodo? Tante sono le fonti religiose, e lo dico da osservante, che si possono legare a questo giorno. Come la schiavitù e uscita dall’Egitto del popolo ebraico e la strana coincidenza fra il 27 gennaio 1945 liberazione dagli orrori di Auschwitz e esodo ebraico biblico.

Tanti furono non solo gli intellettuali laici ma anche i rabbini e i grandi studiosi di Torah che morirono nei campi e rifletterono sul tema. Ebbene in tema di coincidenze e connessione, il 27 gennaio nacque anche il geniale Mozart. E mi direte cosa c’entra. E’ davvero legato alla storia austro germanica, come Beethoven addirittura tedesco o Thomas Mann e rappresentò il lato buono e sano della cultura tedesca.

Quella che ha permesso al Paese di riscattare almeno in parte l’immagine devastata dagli orrori del nazismo. Austriaco come il mostruoso Hitler il personaggio peggiore da ricordare,  come un altro individuo inquietante come Haider, come un altro grande compositore come Haydn o Schubert.

Per questo e,’ bello ricordare una nascita illustre come quella di Mozart in questo giorno così pesante e dolente. Alleggerirsi con la profonda gioiosità delle sue musiche come la ‘”Piccola serenata notturna” o la dolce “Elvira Madigan” splendida composizione per pianoforte e orchestra e la versatilità eterna di questo ragazzo favoloso scomparso a soli 35 anni e nato nel 1756 nella delicata Salisburgo.

Vengono ancora i brividi a pensare come la cultura austro ungarica e tedesca sia passata in pochi anni, dallo splendore ancora degli anni del primo Novecento alla disgustosa barbarie dei lager, del nazismo e della violenza che inguinarono quella stessa Europa dal 1938 al 1945.

Cosa avrebbe fatto Mozart che aveva avuto amici ebrei o di origini ebraiche come Lorenzo Da Ponte, sommo librettista del suo “Don Giovanni”? Come avrebbe reagito l’impetuoso ma in fondo buono Beethoven o il candido Schubert a quelli orrori? Non sembra davvero la stessa Austria e la stessa Germania quella del 1756 anno di nascita mozartiano o anche quella fino a Mann e agli anni venti e invece quel dragone di fuoco che dal meticoloso popolo tedesco venne fuori?

Difficile credere che sia la stessa Austria e Germania di oggi, passeggiando per la bella Stoccarda, città di un intellettuale come Hegel che non amava molto noi ebrei e la moderna e cosmopolita Monaco di Baviera dove ormai molte etnie diverse affollano le strade in cui improvvisamente si legge la tenebrosa scritta “Dachau”.

Insomma sembra ci siano due anime in Austria e Germania, quella di Mozart e di Beethoven raffinata e ispirata e quella violenta e primordiale che genero’i pogrom ben prima dell’Olocausto e che animo’ il disprezzo antiebraico di Wagner o Lizst.

Pare che queste due patrie così complicate e tormentate dalla storia e caratterizzate da una apparente riservata serenità siano in parte rinate e rifiorite nonostante i vari episodi antisemiti che però stanno colpendo anche Francia e Stati Uniti. Si sono formate comunità ebraiche di ex russi, di ebrei orientali, di israeliani uomini d’affari o artisti e le autorità abbondano di condanne all’antisemitismo e al razzismo in nome della tolleranza.

Ma quanto crederci davvero? Quale il vero volto di questa Europa? E cosa chiedersi sulla nostra Italia? Ascoltando Mozart le sue sublimi note, ricordandone il perfezionismo e la ingenua inquietudine, quella che si vede, anche se molto amplificata nello stupendo “Amadeus” del regista praghese Milos Forman, di origini ebraiche paterne, molto nascoste, tante riflessioni tormentano la mente. Rileggendo il bel saggio del giornalista israeliano Tuvia Tennenbom “Ho dormito nella camera di Hitler” tante ombre sembrano nascondersi nella “civile” e progredita società multietnica tedesca.

A 30 anni appena passati dalla Caduta del Muro, in quella Porta di Brandeburgo dove l’austriaco Hitler terrorizzava il mondo con le sue urla diaboliche, a 75 anni dalla fine di questo orrore che alcuni osano ancora negare o paragonare goffamente ad altri massacri, detesto i paragoni, cosa e’ rimasto dell’Olocausto? Cosa rimarrà nei ventenni e nei giovani? Nel difficile e doloroso equilibrio fra ricordare e ricominciare, fra dolore e speranza, fra Memoria del passato e presente così devastato da nuovi odi e razzismi, ascoltiamo Mozart, contempliamo la cultura e il suo potere rigenerante e chiediamoci se la brutalità sia semplicemente ignoranza o manipolazione della conoscenza.

Per non dimenticare ricordo Mozart, la speranza e l’oscurità, la Berlino e la Vienna delle tenebre ma anche delle rinascite più o meno forzare, contraddittorie ma necessarie a tutti noi come singoli e come società in una riflessione che deve riguardare tutti e non solo degli ebrei..

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