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L’antisemitismo che fa comodo

gennaio 26, 2020 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti – 

Su La Repubblica, il giornale che più di tutti gli altri quotidiani, ha fatto della demonizzazione di Matteo Salvini il proprio vessillo, e che da decenni ha nei confronti di Israele una posizione pregiudizialmente avversa, l’ex direttore Ezio Mauro, in un suo preoccupato editoriale, ci avverte che siamo sull’orlo del precipizio. 

Sì, del precipizio. 

L’editoriale fa riferimento all’episodio che si è verificato a Mondovì, dove sulla porta di casa di un ex deportata a Ravensbruck, qualcuno ha scritto in tedesco con uno spray, “Qui abita un ebreo”. In questo caso non si trattava di una ebrea ma di una partigiana. Poco importa naturalmente, chi lo ha scritto pensava che lo fosse, e questo è quanto basta. 

L’ignobile gesto offre a Mauro l’opportunità di una magniloquente (come suo costume) e apocalittica riflessione socio-culturale in cui elencando il presunto venire meno di “interdetti costruiti nel tempo dalla democrazia, dalla civiltà giudaico-cristiana, dalla cultura giuridica” e rottura della storia “come patrimonio condiviso del Paese” (quando mai?), tra allentamento dei legami sociali e vincoli civici, si arriva poi, finalmente, al punto. 

Qui – è il posto giusto – si recuperano gli stilemi fascisti. Ma il fascismo è soprattutto nell’azione che mettendosi in scena si propone come forma estrema della semplificazione antipolitica e populista della complessità contemporanea”.

Dunque, lo sospettavamo, ma Mauro ce ne fornisce l’evidenza, la scritta oscena sulla porta della defunta staffetta partigiana, sarebbe una conseguenza del nuovo fascismo, quello che si incarnerebbe nella “semplificazione populista”, ovvero, nel “sovranismo”, nel leghismo, insomma, nella destra attuale. Matteo Salvini non viene nominato, ma è implicito, incartato tra le righe, e con lui, naturalmente, Giorgia Meloni, altro bersaglio del giornale.

Poiché il rifiuto della storia produce ignoranza, hanno individuato la casa di una deportata nei campi nazisti, e l’hanno automaticamente definita ebrea, mentre Lidia Beccaria Rolfi era stata internata come partigiana. Ma l’errore è rivelatore dell’ossessione: dal vortice feroce del neo-razzismo italiano, dalla xenofobia coltivata nella paura, dall’etnocentrismo usato come arma politica, rispunta l’ossessione eterna dell’ebreo. Ancora oggi, e nuovamente, e nonostante tutto”.

Per Mauro, la scritta sulla porta di Mondovì è il segno ultimo del tracollo a cui stiamo assistendo, un parto del “vortice feroce del neo-razzismo italiano” (ma dove?, quando?). Bisogna completare il quadro, aggiungere tutti i tasselli, e per farlo, è necessario citare ancora Mauro.

“È come se in questa riemersione a dispetto della storia l’ebreo fosse il punto supremo in cui si raccolgono, si potenziano e si esaltano tutte le pulsioni contro lo straniero, contro l’immigrato, contro l’ospite abusivo, contro il clandestino. Non importa che si tratti di italiani. L’identità ebraica è prevalente e il concetto di razza, sconfitto scientificamente, ritorna proprio sul piano identitario, culturale. Come il migrante, l’ebreo è l’emblema che il neo-razzismo trasforma in bersaglio: uno è oggetto di politiche discriminatorie, l’altro di marchiature simboliche”.

Puntualmente si è arrivati dove si doveva, all’associazione ebreo-migrante, vero cavallo di battaglia della sinistra e di cui La Repubblica è megafono indefesso. 

Il ragionamento è semplice e schematico; l’antisemitismo sarebbe collegato a chi vede nei migranti non una risorsa ma un rischio, l’antisemitismo sarebbe la conseguenza di chi vorrebbe politiche più restrittive nei confronti dell’immigrazione, di chi specifica, come ha fatto recentemente Matteo Salvini, che la fonte principale dell’antisemitismo in Europa ha una matrice islamica ed è fortemente legato all’odio nei confronti di Israele.

Ma la frase di Salvini sarebbe discriminazione, naturalmente, e non una verità evidente, soprattutto in Francia, dove si viene ancora uccisi in quanto ebrei, come testimoniano gli omicidi di Ilan Halimi, di Sarah Halimi, di Mireille Knoll, e prima di loro, la strage alla scuola di Tolosa, le uccisioni di cittadini ebrei all’Hyper Kosher di Parigi. Tutti atti di matrice islamica. La Francia, dove il disagio profondo patito dalla comunità ebraica ha fatto sì che in due decenni più del 20% degli ebrei francesi abbia lasciato il paese. 

In Italia, fortunatamente, malgrado il “vortice feroce del neo-razzismo italiano” i cittadini ebrei non vengono assassinati e gli ebrei italiani non hanno dovuto lasciare il paese come accade in Francia ormai da tempo nonostante Marine Le Pen non sia al potere. 

Chi è il responsabile o chi sono i responsabili di questo “vortice” che finora, stranamente, non ha prodotto alcuna vittima? Lo sappiamo già, naturalmente. Cancellare Salvini è stato, alcuni giorni fa il titolo cubitale ed eloquente del giornale, il che, tradotto, significa rimuovere il Male.  

Era, ci ha spiegato, Carlo Verdelli, nuovo direttore del giornale, un titolo che sintetizzava il senso di una intervista. Non voleva essere altro. Non un corpo contundente. Gli squadristi, come è noto, sono sempre a destra, così come l’antisemitismo che fa comodo e cronaca deve essere di destra.

Eppure avviene qualcosa che scompagina un po’ le carte. Di Salvini, che appena ha potuto ha dichiarato apertamente la sua vicinanza a Israele, lo Stato degli ebrei si fida, nonostante La Repubblica. Lo ha ribadito recentemente un diplomatico navigato come Dore Gold, ex ambasciatore di Israele all’ONU e invitato a Roma al convegno promosso dalla Lega sulle nuove forme di antisemitismo.

In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui l’intervistatore ce la metteva tutta per mettere Salvini in cattiva luce, Dore Gold rispondeva:

“Penso che Salvini prenda la guida contro questa sfida al futuro degli ebrei in Europa e che possa essere un modello. Direi un’altra cosa. Quando qualcuno tende la mano al popolo ebraico sta a noi tendere la nostra e lavorare con lui affinché questo terribile flagello sia sconfitto”.

Ma Israele, lo sappiamo, non fa troppo testo essendo guidato, secondo la narrazione di sinistra, da una destra estremista. Israele deve essere messo a parte, e con esso l’antisionismo, perché se si sostiene che Israele è razzista o magari nazista o che è stato un errore storico, questo non è antisemitismo, è critica legittima allo Stato degli ebrei.

L’antisemitismo vero, l’unico, è dei fascisti o dei neofascisti, quello che si è manifestato sulla porta di Lidia Beccaria Rolfi, non ebrea ma partigiana scambiata per ebrea. Quello che conduce a un unico mandante.

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