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L’intolleranza e il perdono

gennaio 23, 2020 • Politica, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

Che legame hanno tra di loro, la notizia che Sinisa Mihajlovic, allenatore del Bologna calcio, abbia dato il suo endorsement a Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna, l’irritazione di Liliana Segre per la titolazione di una via a Giorgio Almirante a Verona, e la foto su Twitter di Ivan Zaystev, capitano del Modena Volley e della Nazionale con Stefano Bonaccini? Ve lo diciamo noi: l’intolleranza a senso unico alternato. 

Gli endorsement valgono solo se di sinistra e a Zaystev, nessuno ha contestato l’appoggio alla manifestazione delle Sardine in Piazza Grande a Modena (anche la sua presidente di club del resto è di area Bonaccini) e il mondo della pallavolo, falsamente politically correct, non si è squassato, non ha fatto discutere.

Normale, penserete, la pallavolo chi se la fila se non quando le nazionali vincono? Eh no miei cari, la pallavolo a Modena è una religione da quasi 5000 persone che riempiono il palazzetto la domenica facendo il tutto esaurito, a livello nazionale ci sono un sacco di personalità di rilievo (la fenomenale Paola Egonu su tutti) e molti, moltissimi, possono essere accreditati come “influencer” su Instagram. Ma qui nessuno parla di uso politico dello sport. Del resto, cosa siamo a Berlino nel 1936? E giustamente Zaystev, ai pochi che lo criticano, risponde che sostiene e vota chi cacchio gli pare.

Però Mihajlovic no. E’ tornato ad essere uno zingaro, non per i leghisti questa volta e, soprattutto, hanno tirato fuori la sua amicizia con la tigre Arkan, il capo tifoseria della Stella Rossa, che si è macchiato di crimini contro l’umanità. Poi certo, gli hanno augurato le peggio cose mettendole in relazione con la sua recente battaglia contro la leucemia, ma il daspo social è per quelli meno uguali degli altri. 

Però andare a ripendere l’amicizia con Arkan, ha del paradossale. Si perché lo Stella Rossa rievoca inequivocabilmente l’epoca della Jugoslavia titina, quella comunista ma non allineata con l’Urss. 

E va bene che all’epoca della guerra di Bosnia, il comunismo era stato sostituito dai rispettivi nazionalismi di Milosevic e Tudjman, ma l’origine resta quella. E allora chi oggi ha rievocato quell’amicizia dovrebbe farsi almeno un paio di domande su ciò che ha significato il comunismo titino per l’Italia, perché lo stato d’animo dei Balcani era tenuto insieme da quello e la Jugoslavia di Milosevic, altro non voleva che mantenere quell’unità, ergo l’Arkan citato a discredito di Mihajlovic per screditare per interposta persona il solito Salvini (e Borgonzoni di riflesso) dovrebbe fare riflettere chi non riflette mai sulle foibe e sull’appoggio di Togliatti ai partigiani di Tito, nella pulizia etnica in Istria, Dalmazia e Trieste.

Lo stesso Togliatti a cui sono dedicate numerose vie in Italia, in Emilia soprattutto. Però ad Almirante, che nel 1967, in una trasmissione televisiva, dichiarò il suo antisemitismo giovanile «completamente superato per ragioni umane, per ragioni concettuali» (cito da Mattia Feltri non proprio un sovranista) non si può dedicare una strada. Non si può perché fu fascista, come lo fu Scalfari, come lo fu Giorgio Bocca, come lo fu Dario Fo. Però loro, nel più classico stile italiano, hanno saltato il fosso e sono passati dall’altra parte. Almirante no. E questo non si può perdonare.

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