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Gli Ayatollah della Costituzione

gennaio 18, 2020 • Agorà, z in evidenza

di Stefano Bonacorsi –

Eccessivamente manipolativo. Non è il quesito referendario sul sistema elettorale bocciato due giorni fa dalla Corte Costituzionale, ma l’uso improprio che si fa della controllo di legittimità delle leggi o dell’ammissibilità dei quesiti referendari secondo la legge fondamentale dello Stato.

Federico Punzi su Atlantico Quotidiano ha espresso chiaramente il concetto “[…]Dovendo soddisfare la richiesta che i referendum elettorali non determinino vuoti normativi, i quesiti non possono che essere “manipolativi”. Ma a questo punto, a suo insindacabile giudizio la Corte può decidere che lo sono eccessivamente, e quindi dichiararli inammissibili, come ha deciso oggi.

Non importa quanto tutto ciò sia pretestuoso, è uno scacco matto al referendum, e ai cittadini, che si vedono sottratta – almeno in materia elettorale – una delle due schede di voto che i costituenti avevano consegnato loro[…]”. 

Ancora una volta, laddove la politica non riesce, o meglio, laddove la politica sta improntando una strada diamentralmente opposta, intevengono i parrucconi togati, custodi della veridicità della sedicente Costituzione “più bella del mondo” che nulla hanno da invidiare alle barbe delle guide supreme dell’Iran.

Con la differenza che la Costituzione non è il Corano, e che come abbiamo visto in questi ultimi anni, tanto è rigida e garantista, quanto flessibile nella sua interpretazione (citofonare Mattarella).

Per contro, una Presidente del Senato che, nel pieno della legittimità dei suoi poteri, vota nella Giunta per il regolamento, a favore del mantenimento della caledarizzazione della Giunta per le Autorizzazioni a procedere sul caso Gregoretti, viene tacciata di non essere più super partes. Delle due l’una, o siamo all’ortodossia costituzionale secondo cui i giudici della Consulta sono i soli tenutari della verità, oppure, al solito, si utilizzano due pesi e due misure.

Se la decisione della Corte Costituzionale è legittima e super partes, lo è anche quella della Casellati che sposta di un voto un parere regolamentare.

Diversamente, se la Casellati ha “gettato la maschera” come ha detto il pasdaran democratico Marcucci, lo ha fatto anche l’alta corte, esprimendo un parere più di natura politica (ricordiamoci che Pd e M5S stanno lavorando all’ennesiama legge elettorale di natura proporzionale), che non di legittimità costituzionale.

Ma la Corte, così come la guida suprema, pardon, il Presidente della Repubblica, nonostante il loro ruolo di rappresentanti dell’Unità nazionale e di tutori della legittimità costituzionale, spesso travalicano il loro ruolo proprio in virtù di quella Carta che tanto difendono, ma altrettanto offendono.

Or dunque, la Cartabia non è Soleimani, Salvini non è Trump e tutto sommato siamo ancora in democrazia. Tuttavia è indegno che la legge fondamentale dello stato, e le istituzioni vengano utilizzate a uso e consumo di chi ne ha il tornaconto migliore e, ancora più indegno è il fatto che quando emergono le contraddizioni su certe decisioni o su certe contestazioni, emerga sempre il principio orwelliano secondo cui alcuni sono più uguali degli altri.

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