MENU

I Manganellatori dal cuore nobile

gennaio 16, 2020 • Politica, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Su La Repubblica, giornale alfiere della nostra buona salute democratica e forse persino custode della nostra libertà, ieri appare un titolo cubitale, “Cancellare Salvini”. Sarebbe il riassunto, icastico di una intervista con il Capogruppo PD alla Camera, Graziano Delrio, il quale, come ci ricorda l’attuale direttore del giornale, Carlo Verdelli, intendeva riferirsi ai decreti sicurezza proposti da Salvini. Verdelli, lo ribadisce oggi in un suo fiero editoriale, dopo la reazione sdegnata di Salvini. Vale la pena riportarne un pezzo.

Ma in campagna elettorale vale tutto, per Salvini almeno, e così, da un palco di Casalecchio di Reno, ha trasformato l’attacco di un esponente della maggioranza di governo alla sua linea sovranista, nazionalista e anche razzista, in una minaccia alla sua persona, in una “istigazione alla violenza senza precedenti”, agitando la prima pagina di Repubblica come fosse un manifesto di caccia all’uomo. Non era, con tutta evidenza, un wanted in stile Western. Ma a lui serviva farlo credere. E per tutto il giorno, fino a notte, e probabilmente ancora oggi e domani, è questo giornale che è diventato il mostro da cacciare. Buona continuazione, senatore. Nella speranza che vengano tempi più seri. Con la certezza che Repubblica, come ama ripetere lei nelle sue citazioni nostalgiche, non arretrerà di un millimetro.

Ci vuole una faccia tosta senza precedenti per scrivere parole simili. Fingere che quel titolo non avesse anche un doppio senso, voluto, preciso, intenzionale, è un sprezzante insulto nei confronti dell’intelligenza dei lettori, soprattutto venendo da un giornale che ha fatto della demonizzazione di Matteo Salvini, reo secondo lo stesso Verdelli di avere lasciato all’Italia un’eredità di disumanità, nemmeno fosse Tamerlano, il proprio vessillo principale.

Non c’è stato giorno in cui il giornale di De Benedetti, non ci abbia spiegato dall’alto della sua cattedra di tutore morale della nazione, che Salvini è un pericolo pubblico, un eversore, un delinquente a piede libero, e sì, anche un Untermensch. Ce lo ha detto anche tempo fa L’Espresso, settimanale dello stesso gruppo editoriale, pubblicando una copertina dal titolo vittoriniano, “Uomini e no”, in cui sopra il sostantivo appariva la foto di un migrante di colore e sotto l’avverbio, quella del leader della Lega. Razzismo invertito. Trovata sopraffina.

Bisogna, infatti, rendersi conto che cancellare Salvini, è anche il portato della convinzione fatta propria dall’intellighenzia di La Repubblica, che Salvini apparterrebbe a una sottocategoria ontologica.  Ce lo ha detto recentemente Umberto Galimberti, uno degli intellettuali di riferimento del giornale. Per Galimberti, Salvini, sarebbe, addirittura “pre-culturale”, immerso dunque in una tenebra originaria. Ma non solo Salvini, beninteso, anche chi lo vota e in lui si riconosce, questa almeno è l’opinione espressa da un altro insigne pensatore del giornale, Corrado Augias. Poco tempo fa spiegò al ridanciano Giovanni Floris, che chi vota a destra lo fa sulla base degli istinti, delle pulsioni primarie, non come gli uomini e le donne di sinistra, loro sì adusi alla hegeliana fatica del concetto.  

In questo titolo volutamente inteso ad affermare, che Salvini va rimosso dalla scena, non lui fisicamente, questo no, ci mancherebbe, ma tutto quello che rappresenta, vi è infatti una precisa Weltanschauung, che autorappresenta perfettamente la convinzione di una parte politica, e dei suoi sostenitori, di essere una casta superiore, illuminata dalla ragione e in grado di captare con assoluta precisione il senso profondo della storia e delle cose. Roberto Saviano, Gad Lerner, Francesco Merlo, altri, che scrivono per il giornale, ce lo ricordano ogni giorno di essere i Migliori.

E’ l’eterno complesso di superiorità della sinistra, dei presunti alfieri del progresso, che, naturalmente, mai potrebbero essere razzisti o discriminare chicchessia. 

I manganellatori di La Repubblica è così che procedono, “Cancellare Salvini”, è un titolo che  manifesta alla perfezione il loro sentire più profondo, il loro desiderio. Su una cosa, Verdelli ha ragione, non arretreranno di un millimetro, nonostante il paese guardi altrove, è la loro vocazione.    

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »