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Panoccidentalismo, una soluzione?

gennaio 12, 2020 • Politica, Uncategorized, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Le relazioni euro-americane sono da sempre oscillanti, con periodi di apertura e di chiusura, stagioni isolazioniste, periodi di intensi scambi intellettuali e reciproche diffidenze. I rapporti internazionali cambiano velocemente, ma l’America rimane, nella sua essenza, europea. Gli Stati Uniti sono stati fondati dai «bianchi» anglosassoni. I padri fondatori erano uomini impregnati di cultura romana e greca e di pensiero liberale. Thomas Jefferson conosceva anche l’italiano e leggeva Cesare Beccaria.

Il miglior illuminismo europeo è stato sublimato nella Dichiarazione d’indipendenza ratificata a Philadelphia. Dal passato romano dell’Europa gli americani hanno attinto a piene mani: architetture, effigi, motti, simboli. Gli Stati Uniti sono nati da una costola dell’Europa, come Eva da Adamo. Il paesaggio religioso dell’America è un mosaico di chiese e sette cristiane.

L’elemento ebraico che in Europa appassisce e muore, rimane dinamico in terra americana. Il giurista Jeremy A. Rabkin ha definito «greco-ebraica» l’America, che ha fatto proprio l’amore per libertà delle città-stato greche e l’idea ebraica di un popolo eletto che sia da esempio per le altre nazioni.

Gli Stati Uniti sono la punta estrema della civiltà occidentale, il loro destino è indissolubilmente legato al nostro e noi al loro. Ogni volta che le due sponde dell’Atlantico si sono allontanate, i due lembi della civiltà hanno perso qualcosa. Di contro, ogni collaborazione è stata feconda. Pur con le dovute differenze, Europa e America sono la civiltà occidentale greco-romana e giudaico-cristiana.

Il basamento sui cui poggiano è il medesimo e anche i nemici sono gli stessi. Entrambi i ventricoli del cuore occidentale sono oggi in declino, un declino che mette a rischio l’esistenza e l’unità degli occidentali. La forte immigrazione ispanica e il declino demografico dei «bianchi» mette a rischio il primato degli europei in America.

Il vecchio continente è minato da un virulento odio di sé e odia l’America perché vede in essa la condensazione di tutti gli aspetti peggiori della sua storia. Ai deliri della correttezza politica si somma la crescente presenza di immigrati musulmani. L’Europa rischia l’islamizzazione. Con il declino degli europei si interromperà ogni scambio intellettuale con l’America, che non sarà più sostanziata del rapporto con l’Europa.

Salvare l’Occidente e il suo primato è ancora possibile, basterebbe seguire il programma proposto dal politologo Alexandre Del Valle, un progetto chiamato «panoccidentalismo». Un asse «civilizzazionista», per usare il termine coniato da Daniel Pipes, che unisca Stati Uniti, Europa, Israele e Oceania. L’unione dovrebbe essere aperta anche alla Russia, a patto che interrompa le sue relazioni con cinesi, iraniani e siriani e si impegni in un reale processo di democratizzazione. L’attuale Unione Europea filoaraba dovrebbe essere smantellata a vantaggio di una collaborazione nei settori principali di interesse comune senza minare la sovranità degli Stati. Frenare lo sviluppo militare dei Paesi islamici e della Cina interrompendo l’esportazione di armi e tecnologie belliche. Troncare qualunque collaborazione scientifica con nazioni nemiche dell’Occidente; evitare qualunque operazione militare non strettamente vitale, ma sostenere gli oppositori laici e riformisti dell’Islam come propone Ayaan Hirsi Ali. Limitare al massimo l’immigrazione islamica, cinese e ispanica in Occidente e sostenere la nascita di uno Stato nazionale curdo.

Sotto il profilo culturale bisognerà vincere la colpevolizzazione e l’autorazzismo degli occidentali. La civiltà cristiana e laica ha sì commesse delle atrocità, ma non è la sola e, al tempo stesso, ha prodotto tesori inestimabili in tutti i campi del sapere. Riscoprire le radici spirituali e culturali di questa parte del mondo, l’anima classica e cristiana dell’Europa che innerva anche l’America.

Rigettare il sessantottismo e il marxismo culturale che hanno minato le basi della civiltà con un nichilismo autodistruttivo. Gli occidentali non possono abbandonare i valori che li accomunano. Oggi toccano con mano il degrado in cui sono sprofondati, sarà sufficientemente a smuoverli dal torpore? Ci auguriamo di sì.

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