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Nazismo e islamismo, le relazioni pericolose

gennaio 8, 2020 • Agorà, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

Nelle parole di Adolf Hitler la dottrina nazionalsocialista «è integralmente antiebraica, cioè anticomunista e anticristiana».

Nel delirio nazista, il comunismo sarebbe «ebraico» solo perché nato dalla mente di un ebreo e il cristianesimo, anch’esso «sottoprodotto» dell’ebraismo, sarebbe un bolscevismo arricchito di «orpelli metafisici».

È un pensiero semplice ed efficace: se ci sono capitalisti ebrei si parla di «finanza ebraica», se Marx e Lenin sono ebrei si predica contro il «giudeo-bolscevismo», se ci sono pacifisti ebrei si accusa il popolo ebraico di voler «rammollire la razza ariana», stesso discorso si fa per il Cristianesimo. Gli ebrei sono la causa della negatività nel mondo. La giovane Anna Frank scriveva nel suo diario: «se un ebreo compie una cattiva azione, la colpa ricade su tutti gli ebrei».

Nascosta nella soffitta, era andata al cuore del nazismo, della sua banalità sconcertante e virulenta. Dato il suo antiebraismo viscerale, l’anticristianesimo e la passione per la virilità guerriera, il nazismo vide della religione islamica il suo alleato naturale e viceversa. Hitler espresse più volte la propria ammirazione per l’islam: «la religione maomettana sarebbe stata più compatibile con noi rispetto al cristianesimo». Il Führer ambiva a farsi erede della politica filoislamica di Federico II e del Kaiser Guglielmo II e arrivo a considerare l’alleato italiano come un ostacolo a un progetto «di lungo respiro nei confronti dell’Islam».

La Germania avviò una intensa attività di propaganda nei paesi arabi, lo stesso fecero Ciano e Mussolini con Radio Bari. Il nazifascismo intendeva sobillare il sentimento anti-inglese e anti-sionista delle masse arabo-musulmane, sostenevano il panarabismo e la distruzione del «focolare nazionale ebraico» in Palestina promesso dagli inglesi mediante la Dichiarazione di Balfour.

Il Gran Muftì di Gerusalemme, Al-Husseini, si innamorò del regime nazista, incontrò Hitler e creò la Waffen SS islamiche, alle quali Hitler stesso garantiva: «il diritto insindacabile, previsto dalla loro religione, di non mangiare carne di maiale e di non bere alcolici».

Sotto l’egida del nazismo, Al-Husseini lancio una fatwa radiofonica in cui ordinava la jihad contro i britannici e i soldati ebrei dell’Haganah. In questo fu appoggiato anche da Michel Aflaq, fondatore del partito Baath, ispirato al socialismo nazionale di matrice fascista e tutt’ora al potere in Siria con il dittatore Assad.

Durante il processo ad Adolf Eichmann, emersero prove di incontri avvenuti tra l’ufficiale nazista e il Gran Muftì, i due si sarebbero incontrati ad Auschwitz all’inizio del 1942. Note sono le lettere che Al-Husseini inviò a Himmler dove lo invitava alla comune lotta contro «l’ebraismo mondiale e il focolare ebraico».

Il nazismo operava per un’Europa judenrein, l’islamismo per una Umma purificata dalla presenza dei «malefici ebrei». Il filoislamismo della Germania nazista affondava le sue radici nel romanticismo e in Goethe autore del Divano Occidentale-Orientale e dei Mahomets Gesang. Ma anche nell’orientalismo di Schlegel e Guénon, fino all’esoterismo di von Leers e Haushofer. Il nazismo diede forma alla Rassenseelekunde, la «scienza delle razze» per rintracciare le origini della stirpe germanica. Esponente di spicco della pseudoscienza nazista fu Sigrid Hunke.

La Hunke continuò la sua attività anche nel dopoguerra, attraverso il filoislamismo fece filtrare concetti e idee naziste. Si adoperò per una delegittimazione del pensiero ellenistico e cristiano, a vantaggio dell’islam e produsse opere falsamente storiche in cui esaltava la «scienza araba» e la civiltà musulmana.

Dopo la sconfitta del regime nazionalsocialista e la nascita dello Stato d’Israele, i gerarchi e gli ideologi del nazismo trovarono rifugio nel mondo arabo e da lì, continuarono la loro opera di propaganda contro gli ebrei e l’Occidente nella forma della lotta al sionismo e all’imperialismo. Casi emblematici furono quelli di Alois Brunner e Johannes von Leers.

Brunner fu vicepresidente della Gioventù hitleriana e assistente di Eichmann per le deportazioni degli ebrei. Lavorò alla propaganda siriana sotto la protezione della dinastia di Assad.

Von Leers si riciclò in Egitto, si convertì all’Islam e assunse il nome di Omar Amin e divenne membro dell’ufficio per la propaganda anti-israeliana dell’Egitto di Nasser come titolare del programma radiofonico «La voce degli Arabi» e stilò libelli antisemiti intitolati «I fondamenti razziali della storia», «Quattordici anni di Repubblica ebrea» e «Gli ebrei posano gli occhi su di voi», dove mescolava islamismo, antiebraismo e culto di Apollo.

I propagandisti nazisti impiantarono l’antisemitismo nazista su quello tradizionale islamico, un innesto che è stato assorbito da organizzazioni terroristiche come Hamas ed Hezbollah, che citano apertamente il nazismo nei loro programmi politici.

Nazismo e islamismo sono accomunati non solo dal comune odio antiebraico e antioccidentale, ma da una visione comune della società. Lo storico americano Victor Davis Hanson ha scritto in merito: «L’idea generale contenuta nella parola “fascismo” – la creazione di uno Stato autoritario centralizzato allo scopo di assicurare l’obbedienza a un’ideologia reazionaria globale – corrisponde proprio ai disegni dell’islamismo contemporaneo, che impone l’applicazione della legge islamica e il ritorno al califfato panislamico e teocratico […] Al-Zawahiri è semplicemente Alfred Rosenberg rinato».

Dopo nazismo e comunismo, l’islamismo è la nuova minaccia esiziale alla civiltà occidentale liberale e come tale va affrontata.

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