MENU

Soleimani il magnifico

gennaio 6, 2020 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Impazzano in questi giorni, dopo l’uccisione da parte degli Stati Uniti di Quasam Soleimani, mastermind della geopolitica iraniana, elogi delle sue virtù guerriere, della sua austera dedizione al mestiere della guerra, in funzione di combattente contro il malvagio ISIS. Questi elogi arrivano massicci da destra, dall’adunata di rossobruni e vecchi e nuovi ammiratori del Duce e dei maschi alpha di una volta e di quelli odierni, tra cui spicca Putin. 

L’antiamericanismo abbinato all’antisionismo si tengono a braccetto per gli antimodernisti e gli ammiratori degli indoeuropei persiani, duri e puri e aristocratici che combattono fieri per imporre in Medioriente la versione khomeinista di un Islam millenarista e rigoroso con il suo Messia nascosto. Vuoi mettere questa fantastica stirpe guerriera (fantastica sì, perché l’etnia o razza ariana non è mai esistita e un eterogeneo bacino linguistico è stato trasformato in un gruppo etnico) con i barbari americani, i cowboys che vogliono imporre ovunque democrazia, consumismo e materialismo e dietro i quali c’è la Spectre ebraica? 

Sarà l’Islam imamita a riscattarci dalla nostra decadance. Non lo disse anche Khomeini a Gorbaciov, quando, nel 1989, scrivendogli una lettera in cui gli chiedeva di prendere atto della fine del comunismo, lo esortava a riconoscere che solo l’Islam in versione sciita avrebbe potuto riempire il vuoto ideologico determinato dalla caduta del sistema.

E a destra, la destra di ascendenza sociale che si ritrova oggi in Fratelli di Italia e ha trovato ingresso in parte anche all’interno della Lega salviniana, (salvo restando che Matteo Salvini è stato l’unico politico italiano ha schierarsi in modo forte e chiaro con gli USA), gli amerikani non sono mai piaciuti. 

Così leggiamo in un commovente pezzo su “Il Secolo di Italia” giornale che fu organo dell’MSI e poi di Alleanza Nazionale, che Solemani era un patriota, sì, perbacco, e combatteva per la sua Nazione. Ma non lo furono anche Dönitz e Göring, patrioti? E forse aveva torto Samuel Johnson, quando sosteneva che il patriottismo può anche essere“l’estremo rifugio delle canaglie”?

E Solemaini una canaglia lo era certo per gli americani, del cui sangue aveva imbrattate le mani che poi si congiungevano in preghiera. Eppure, ci dicono devoti neofascisti clericali o cattolici “ariani”, ha combattuto contro l’ISIS. Sì, ma è una vecchia storia quella della lotta intestina e fratricida tra sunniti e sciiti, risale nientemeno che alla morte del Profeta. Si ammazzano tra di loro da 1400 anni. E Solemani non ha combattuto contro l’ISIS in virtù del cristianesimo (risum teneatis), ma dell’Islam sciita in versione khomeinista, che, se si imponesse in tutto il Medioriente e oltre, ci libererebbe sicuramente dal “satanismo” occidentale, dall’impurità libertina dei nostri costumi, dalla tenebra dell’ignoranza, dalla tabe ameriKana e sionista, ma farebbe del cristianesimo quello che esso è oggi in Iran, un culto minoritario i cui aderenti sono perseguitati e discriminati senza sosta.

No, tra camerati vecchi e nuovi e etnosovranisti all’amatriciana, non si può tollerare che la più grande potenza militare del pianeta, tolga di mezzo un pianificatore di omicidi di soldati americani, un “patriota”, un “protettore dei cristiani”, “un eroe”. Eppure Trump lo ha fatto. Ed essendo stato Solemani probabilmente anche un santo, lo ha spedito direttamente nelle braccia delle Uri. 

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »