MENU

Patologia dell’antiamericanismo paranoide

gennaio 6, 2020 • Politica, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

I raid americani in Iraq e l’eliminazione del generale iraniano Soleimani hanno riacceso le mai sopite pulsioni antiamericane. L’avversione ossessiva nei confronti degli Stati Uniti d’America ha qualcosa di patologico, è un fantasma della mente simile a un tic nervoso o a una coazione. L’antiamericanismo è il modo banale che hanno gli europei per sentirsi migliori dei fratelli d’oltreoceano. L’antiamericanismo, come ogni ideologia, può funzionare solo attraverso una semplificazione grossolana della storia e della società americana. L’immagine ripetutamente tracciata è la seguente: 

Gli USA sono una società governata solamente dal denaro. Mercato e consumo sono il solo fondamento della non-nazione americana. Ogni presidente ha in tasca i soldi delle multinazionali del petrolio e delle famigerate lobby. Gli Stati Uniti sono la patria del capitalismo selvaggio, dell’obesità, dei fast food e dell’assenza di assistenza sanitaria. Una società di ignoranti che non hanno orrore della disuguaglianza e si ostinano a votare cafoni razzisti e guerrafondai come Bush e Trump.

Gli Stati Uniti non sarebbero una «vera» democrazia, ma uno Stato controllato dalla tentacolare lobby ebraica e dai finanzieri ebrei. Le vere anime dell’America sarebbero il McDonald, il Ku Klux Klan e il senatore McCarthy. Una finta nazione di cowboy mentecatti che, grazie alla libera vendita delle armi, sparano nelle scuole e nei cinema.

L’antiamericanismo europeo e italiano ha tre matrici: socialista, fascista e cattolica. Socialisti e comunisti hanno visto negli USA la «giungla» del capitalismo selvaggio, una forza imperialista e sfruttatrice dei popoli del Terzo mondo e il principale ostacolo all’espansione sovietica e proletaria.

Il fascisti, vecchi e nuovi, hanno ancora nelle orecchie le parole di Ardengo Soffici: «L’Americanismo è la peste che avanza volgarizzando, rimbecillendo, imbestialendo il mondo, avvilendo e distruggendo alte, luminose, gloriose civiltà millenarie» e i cattolici vedono nell’opulenza americana un affronto alla povertà evangelica e alla fame nel mondo.

La critica agli americani, come già detto, è rozza e tagliata con l’accetta. Gli USA hanno una cultura e una civiltà ampiamente ispirate e influenzate dall’Europa. I principi su cui si fondano vengono dall’inglese John Locke, le architetture istituzionali sono ispirate a Palladio, l’America ha avuto scrittori del calibro di Poe, Melville, James, Whitman, Emerson, Dickinson, Hawthorne, Twain, Frost, Stevens, Eliot, Faulkner, Crane, Hemingway, Steinbeck e Fitzgerald. Gli USA hanno accolto e aiutato scienziati e filosofi in fuga dalla barbarie totalitaria: Einstein, Fermi, Voegelin, Strauss, Panofsky, Arendt, Adorno, Sturzo e molti altri. La settima arte, il cinema, si è sviluppata quasi esclusivamente a Hollywood.

La critica ossessiva agli Stati Uniti soffre di schizofrenia. Spesso si accusano gli americani di essere aggressivi, imperialisti e unilateralisti ma, appena affermano l’intenzione di non volersi occupare di una questione, vengono accusati di isolazionismo.

Gli alleati europei spesso mettono sul banco degli imputati l’America perché «pensa solo al proprio interesse nazionale», ma cosa dovrebbe fare una Nazione indipendente? Gli Stati europei pensano forse agli interessi americani quando pianificano le proprie azioni? Nella narrazione «di sinistra» gli USA sarebbero una pseudo democrazia inequivocabilmente «fascista», peccato che solo l’Europa abbia avuto campi di sterminio sul suo territorio.  

Si accusano spesso gli Stati Uniti di essersi affermati per mezzo dello sterminio degli indiani. Indubbiamente i pellerossa furono vittime di violenze organizzate, ma quale Nazione si può dire immune da massacri e conquiste? Sicuramente non gli europei, tantomeno il mondo islamico che ha colonizzato mezzo mondo. Al tempo stesso, sono stati sempre gli americani a tutelare e salvaguardare la cultura dei nativi. 

Si colpevolizzano gli statunitensi in quanto «imperialisti», ma come ha scritto lo storico Niall Ferguson, gli USA non si sono mai percepiti come «impero» e non si sono mai veramente assunti la responsabilità della loro potenza. I critici più anticapitalisti degli USA li dipingono come il motore della globalizzazione o «americanizzazione del mondo», quando la classe operaia americana ha subito pesanti conseguenze negative a causa della globalizzazione.

L’antiamericanismo non ha nulla a che vedere con la legittima critica degli Stati Uniti. È un atteggiamento paranoico che porta molti a opporsi senza se e senza ma all’America e ad appoggiare qualunque regime che si dichiari «antiamericano». Da qui discende l’appoggio a ogni regime antagonista degli USA: dalla Cuba di Castro, prostrata dal comunismo, fino all’Iran degli ayatollah, terrorista e teocratico.

L’antiamericanismo va gettato nella spazzatura insieme all’antisionismo. Una destra conservatrice e autenticamente nazionalista, dovrebbe lavorare a una rinnovata alleanza euroatlantica, che si opponga alla marea montante del fondamentalismo islamico e alle mire egemoniche della Cina totalitaria e neosocialista.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »