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L’antisemitismo che conviene e quello scomodo

dicembre 30, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Dobbiamo in questi nostri tempi, che una volta, sapienti sociologi ci descrivevano come post-ideologici (ma dove?, quando?), la nozione che esiste un solo tipo di razzismo ed è quello del bianco nei confronti di chiunque abbia la pelle di colore diversa.

L’uomo bianco, ci è stato insegnato da decenni, ha la responsabilità di grandi crimini e come tale deve espiare.

Pascal Bruckner, in un libro seminale, “Il singhiozzo dell’uomo bianco”, ha brillantemente spiegato come l’Occidente, attraverso la sua cedevolezza alla narrativa della colpa, ha istituito al proprio interno un tribunale implacabile il cui scopo è quello dell’autoflagellazione permanente.

Gli Stati Uniti, sono teatro emblematico di questo tribunale, a causa di una storia in cui il razzismo dei bianchi nei confronti dei neri è stato a lungo perdurante e non si è mai del tutto sopito, ma da qui a istituire ontologicamente la categoria della colpa per il bianco in quanto bianco ce ne corre. Eppure è ciò che accade.

Così, se gli ebrei vengono fatto oggetto di insulti e aggressioni antisemite da parte di cosidetti “suprematisti” bianchi, allora va tutto bene, e va bene nel senso che per i media progressisti tutto ciò non rappresenta altro che una conferma della narrativa egemone. Se sei razzista e antisemita devi essere bianco e maschio (le donne razziste, sono più nell’ombra).

C’è un aggiunta, naturalmente. Se sei maschio, bianco, razzista e antisemita devi avere votato Trump, nonostante il fatto che Trump abbia una figlia convertita all’ebraismo, un genero ebreo e nipoti ebrei. Questo è irrilevante. Perchè Trump è, ovviamente bianco, maschio, razzista e probabilmente, segretamente antisemita, nonostante nessun altro presidente americano abbia fatto quello che lui ha fatto per lo Stato degli ebrei, cioè Israele.

Ma l’ideologia ha lo scopo di frantumare la realtà, è la sua ragione d’essere.

Quindi, se i perpetratori della violenza antisemita e razzista non sono i bianchi, ma sono i neri, si crea un cortocircuito e si cercherà di voltarsi dall’altra parte e di minimizzare, perchè una volta che i neri sono stati tutti indistintamente catalogati nella categoria delle vittime del razzismo e i bianchi tutti indistintamente nella categoria dei perpetratori del razzismo, il dogma non puo essere rimosso pena la caduta della Chiesa che lo ha istituito.

A New York, ultimamente, gli ebrei sono stati vittime dell’antisemitismo nero. E’ successo per esempio a Jersey City, dove, all’inizio di dicembre, tre persone sono state uccise in un supermercato kosher.

Gli assassini appartenevano a un gruppo di fanatici di colore che si definiscono Black Hebrew Israelites. In altre parole sarebbero loro i veri ebrei, perchè i veri ebrei sono tutti di colore, mentre gli ebrei bianchi non sarebbero ebrei veri. E siccome non sono ebrei veri, gli va data una lezione.

Di questo episodio si è parlato poco o niente, perchè gli assalitori non erano bianchi e biondi e non portavano vistose croci uncinate tatuate su i bicipiti o sul collo.

D’altronde, come ha eloquentemente scritto Seth Frantzman in un suo articolo di oggi apparso sul Jerusalem Post:

“Nella società americana c’è generalmente solo posto per un solo tipo di razzismo. Ci sono i suprematisti bianchi di estrema destra e tutti gli altri. Questa visione del mondo manichea dell’antisemitismo e del razzismo significa che siamo a nostro agio con un solo tipo di autore.

Un uomo bianco arrabbiato. Quelli sono i razzisti. Dylann Roof, il razzista che ha ucciso i neri in una chiesa nel 2015 è il tipo più normale di razzista americano. Il killer di El Paso o l’aggressore della Sinagoga dell’Albero della Vita sono anche loro il tipo di assassini che si inseriscono in una narrazione facile. Ma quando gli autori si allontanano da ciò abbiamo un problema a gestire la cosa.

A New York City, secondo un post della giornalista Laura Adkins, i dati mostrano che su 69 crimini antiebraici nel 2018, quaranta degli autori sono stati etichettati “bianchi” e 25 sono stati etichettati ‘neri’, gli altri sono stati classificati come ispanici o asiatici”.

L’aspettativa è che gli attacchi antisemiti debbano essere perpetrati da bianchi di estrema destra, punto. Nonostante ciò, Rav. Areyh Spero, in un suo articolo su Frontpage Magazine, scrive che:

“Praticamente ogni recente accoltellamento o attacco agli ebrei nell città di New York e nell’area metropolitana è stato perpetrato da un nero, un ispanico o un simpatizzante della jihad”.

Il problema è, che non si può dire, perchè i neri sono vittime per antonomasia e gli ispanici sono una minoranza.

E’ naturalmente, assai comodo tenere i riflettori sempre accesi sull’antisemitismo dell’estrema destra bianca, conferma la convinzione egemone, ed è del tutto strumentale alla narrativa progressista, quella che ci spiega che se è un nero a commettere un crimine antisemita, come il recente attacco con machete avvenuto a Monsey, si tratta di un disagiato sociale, esattamente come, tutti gli estremisti islamici non sono tali perchè la fonte del loro estremismo si trova nel Corano, ma perchè la società non ha favorito la loro integrazione.

Quando l’antisemitismo è nero, islamico, afroamericano o tutte queste tre cose congiunte, come nel caso di Louis Farrakhan, (il successore di Malcom X alla guida di Nation of Islam), le anime belle si dileguano, non ci sono vibranti proteste o manifestazioni nelle strade.

I colpevoli non possono essere mai veramente colpevoli se sono stati vittime e lo saranno sempre.

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