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L’Europa come concetto storico e culturale

dicembre 23, 2019 • Politica, z in evidenza

di Davide Cavaliere –

L’Europa è uno spazio geografico e, soprattutto, un concetto storico e culturale. L’Europa è la terra plasmata dal Lógos greco, ordinata dalla Lex romana e luogo della rivelazione cristiana.

Il pontefice emerito, Joseph Ratzinger, in uno dei suoi libri più importanti, Introduzione al Cristianesimo, evoca la pericope degli Atti degli apostoli dove lo Spirito Santo vieta a Paolo di predicare in Asia, impedendogli di raggiungere la Bitinia (attuale Turchia) e spingendolo a trasferire la buona novella in Europa, in terra greca. Si evince da questo estratto il «destino» europeo del Cristianesimo. 

L’Europa come oggi la intendiamo sorge dall’incontro dello spirito filosofico greco e del diritto romano con il messaggio paolino. Atene, Roma e Gerusalemme sono le luci fondamentali dell’Europa. La Chiesa custodisce, come uno scrigno, questo patrimonio immenso. Tale eredità spirituale e intellettuale costituisce il fondamento dell’Europa, ma è un tesoro che è stato variamente interpretato, pensato e vissuto dai numerosi popoli europei. 

Il continente europeo si caratterizza per concentrare in uno spazio minimo, il massimo delle differenze. Nonostante il fondamento comune, in Europa hanno convissuto e si sono scontrate le più diverse prospettive culturali, religiose e filosofiche. Questa diversità era per John Stuart Mill la causa del dinamismo europeo, scrive nel suo celebre Saggio sulla libertà: 

«Che cosa ha reso le nazioni europee un settore dell’umanità che si evolve e non resta statico? Nessuna loro intrinseca superiorità – che, quando esiste, è un effetto e non una causa -, ma piuttosto la notevole diversità di caratteri e culture. Individui, classi e nazioni sono stati estremamente diversi gli uni dagli altri: hanno tracciato una gran quantità di vie, che portavano tutte a qualcosa di valido».

L’identità europea è un mosaico composto dalle varie identità nazionali che rendono gloriosa e multiforme l’Europa. Suddetta immensa variabilità ha reso impossibile qualunque unità politica e giuridica. Le uniche forme di unità del continente europeo sono state l’Impero romano, che era «romano» e non «europeo» e, successivamente, il Sacro Romano Impero. Bisogna rilevare che ai tempi di Carlo Magno riemerse l’antico nome di Europa, ma esprimeva la continuità con Roma e dopo la fine dell’età carolingia, il termine è pressoché scomparso dal linguaggio. 

L’attuale Unione europea rappresenta una falsificazione e una negazione del concetto di «Europa». Per sostenere un progetto di unificazione politica del Vecchio continente bisogna negare i fatti storici. Non esiste un popolo europeo perché non esiste una lingua europea, popoli che solo i poteri dittatoriali sono riusciti a far convivere in un unico Stato (basti pensare a quelle autentiche polveriere che erano i traballanti Imperi multinazionali).

Non è un caso che lo Stato-Nazione, cioè uno stato etnicamente e culturalmente omogeneo, sia la forma di organizzazione politica precipua e distintiva dell’Europa. Concetto ribadito anche nella Dichiarazione di Parigi, stilata e firmata da grandi intellettuali europei come Rémi Brague, Ryszard Legutko, Roger Scruton, Chantal Delsol. La vera Europa è una comunità di Nazioni sorelle, è il solenne «banchetto delle Nazioni sorelle» come venne a definirla Giuseppe Mazzini. 

L’Unione europea nasce da una matrice anti-nazionale, si afferma negando le Nazioni e privandole della loro linfa vitale: la sovranità. L’Unione europea distrugge gli Stati nazionali e conseguentemente l’Europa stessa. Inoltre, obbliga i popoli a omologarsi a una legislazione comune che schiaccia le peculiarità nazionali.

Attraverso il Trattato di Schengen ha eliminato giuridicamente le frontiere, con il faraonico progetto dei corridoi paneuropei si appresta a eliminare «fisicamente» i confini tra Patrie. L’obiettivo finale della UE è imporre ovunque l’astratta «umanità» depurata da disparità e differenze, foriere di guerre nella visione degli europeisti (da non confondere con gli «europei»).

L’Unione europea mira a uniformare attraverso le sue direttive i modi di vivere, di pensare, di produrre dei diversi popoli dell’Europa. Così facendo, però, devasta quella «notevole diversità di caratteri e culture» che secondo J.S. Mill rende grande questa parte del mondo.

La UE ha imposto una «cittadinanza europea» assolutamente vuota. Gli uomini e le donne del continente erano già «europei» nel loro essere Italiani, Tedeschi, Inglesi … nella loro appartenenza a quelle eredità che fonde Atene, Roma e Gerusalemme.

La massima falsificazione e negazione di sé, la squallida Unione europea l’ha raggiunta quando ha voluto riconoscere nell’Islam una componente essenziale della sua cultura. I falsari che guidano l’apparato burocratico della UE, ignorano che la parola «Europa» ritorna in Età moderna in relazione alle conquiste dei turchi musulmani.

Gli uomini del tempo, sotto minaccia maomettana, si autoidentificarono come «europei» in opposizione ai turchi. Così come dimenticano che furono i musulmani di Maometto II a conquistare quella che Ratzinger ha definito «l’Europa non occidentale» cioè Costantinopoli, capitale dell’Impero bizantino. 

Il trionfo dell’Unione europea segnerà l’inizio dell’Età post-europea. L’età che l’antropologa Ida Magli ha chiamato «della bruttezza», dove l’Europa sarà senza forma e si ridurrà a un cumulo di pietre e rovine. 

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