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Schok a sinistra

dicembre 15, 2019 • Politica, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

Le elezioni generali nel Regno Unito, hanno dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che oramai la sinistra si è persa in un circolo vizioso dalla quale pare incapace di uscire. E le chiavi di lettura, qui dalla provincia estrema, senza perderci nelle analisi di Alan Friedman o Beppe Severgnini, le riassumiamo così.

Per quello che possiamo vedere, la sinistra, in buona parte dell’Europa non ha superato lo shock Blairiano, cioè quella concezione di nuovo laburismo, che strizza l’occhio al liberalismo e smette di fossilizzarsi sull’ideologia marxista.

In Italia ne abbiamo l’esempio lampante: da un lato la sinistra neo comunista rappresentata da Marco Rizzo e da quel che resta di Rifondazione comunista (che, per inciso, si presenterà con un suo candidato in Emilia Romagna), dall’altro la sinistra sedicente riformista rappresentata dal Pd, da Leu e dalla galassia radical chic. I primi fermi alle conquiste sociali dello statuto dei lavoratori e incapaci di evolversi nel tempo, i secondi ipocritamente popolari ma amanti dei capitali.

E proprio questi secondi, che poi sono la maggioranza in quello che una volta era la divisione tra massimalisti e riformisti, sono quelli che hanno avviato lo smantellamento del tessuto industriale, favorito le delocalizzazioni, demolito la piccola media impresa, creato il precariato in entrata pur di mantenere lo zoccolo duro dei consensi tra chi campava di rendita di posizione e pensionati. 

Dunque, per dirla con Lenin, che fare? La sconfitta di Corbyn, farà ricredere anche ai socialisti di casa nostra che la soluzione è spostarsi più a sinistra? Ma soprattutto, ce la faranno i nostri eroi del pensiero unico e politicamente corretto a levarsi quella insopportabile spocchia che li rende così impopolari?

Perché, diciamolo, la storia delle classi subalterne che votano di pancia perché ignoranti, per dirla con un oxfordiano Capezzone, ha rotto i coglioni. Negli anni ’70 quando il Pci raccoglieva il 35% dei voti degli italiani e se la giocava alla pari con la DC, non è che ci fossero più laureati di oggi, anzi!

E allora cari miei, fatevi un giro in più nelle piazze, magari senza le sardine per riprendere un discorso di integrazione che non passi dalla neutralizzazione delle identità, riprendete i discorsi della dignità del lavoratore ma aggiornandolo ai tempi che corrono, ritirate fuori il caro vecchio concetto di uguaglianza sociale evitando che però ci sia qualcuno più uguale degli altri.

Vedrete, così facendo forse riprendete in mano i temi che i sovranisti vi hanno, non dico scippato, ma semplicemente preso in comodato gratuito perché voi non li usavate più. E forse, dico forse, un’elezione tornerete a vincerla. Forse.

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