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Le relazioni uomo-donna nel mondo musulmano e nel mondo cristiano

dicembre 15, 2019 • Medio Oriente, z in evidenza

di Daniel Pipes

In the Path of God: Islam and Political Power 1983 

Tratto dal mio libro In the Path of God (New York: Basic Books, 1983), estratto dal Capitolo 8, “Anomie musulmane”, pp. 176-182. Le citazioni contenute nella seguente analisi sono tratte dal volume di Fatima Mernissi, Beyond the Veil: Male-female Dynamics in Modern Muslim Society (Cambridge, Mass.: Schenkman, 1975).

Per una sintesi di questa analisi, si veda il mio articolo, “Il desiderio femminile e il trauma dei musulmani”, New York Sun, 25 maggio 2004.

Premesse 

Fino a poco tempo fa, nell’Occidente cristiano si presumeva che uomini e donne vivessero il sesso in modo diverso, con l’uomo che aveva un ruolo attivo – approccio, seduzione, penetrazione – e le donne che subivano passivamente l’esperienza.  Solo di recente, quando l’Occidente ha preso maggiormente le distanze dalla cultura cristiana, si è avvalorata l’idea che anche le donne abbiano una sessualità attiva. Se si considera la fama di arretratezza che circonda i musulmani, è paradossale osservare che la civiltà islamica non solo ritrae la donna come una creatura animata da desideri sessuali, ma la considera più passionale degli uomini. Proprio questa visione ha sancito il ruolo delle donne nella tradizionale società musulmana.

Dal punto di vista islamico, uomini e donne si donano reciprocamente e mentre fanno l’amore i loro corpi vivono dei processi simili, procurandosi piacere a vicenda. Contrariamente alla concezione tradizionale occidentale dell’atto sessuale inteso come un campo di battaglia, in cui l’uomo esercita la sua supremazia sulla donna, i musulmani reputano questo atto come un momento di tenerezza e di piacere condiviso. Abu’l-Hamid al-Ghazali (1050–1111), considerato da molti come uno dei più grandi pensatori della civiltà islamica, celebrava l’appagamento sessuale come “un assaggio delle delizie garantire agli uomini in Paradiso” e come “un validissimo motivo per incitare gli uomini (…) ad adorare Dio in modo da raggiungere il Cielo”. La soddisfazione sessuale conduce a un ordine sociale armonioso e ad una fiorente civiltà.

Diversamente dalla tradizionale visione occidentale, secondo la quale alle donne non piace il sesso, i musulmani credono che il desiderio delle donne sia molto più forte di quello dell’uomo. I musulmani considerano spesso “la donna come cacciatrice e l’uomo come la vittima passiva” del suo ardore; in effetti, i bisogni sessuali rendono la donna “simbolo dell’irrazionalità, del disordine, la forza anti-divina della natura e discepola del diavolo”. Questa visione può derivare da una migliore disposizione fisica al sesso da parte della donna oppure potrebbe riguardare le esperienze di Maometto. Ma qualunque sia la sua origine, la sessualità femminile è considerata così potente da costituire un reale pericolo per la società. La civiltà islamica oltre a incoraggiare l’appagamento sessuale considera altresì le donne senza inibizione come la sfida più pericolosa che si trovano ad affrontare gli uomini che cercano di eseguire i comandi di Dio (perché sono gli uomini che hanno il fardello religioso più pesante). I desideri sfrenati e l’irresistibile fascino donano alle donne una forza da esercitare sugli uomini, forza che compete perfino con quella divina.

Abbandonati a se stessi, gli uomini potrebbero essere vittime delle donne e abbandonare Dio. Ciò porterebbe alla fitna, ossia il disordine civile tra i credenti. Proprio come il disagio per la fitna tra  i governanti islamici caratterizzava gli atteggiamenti dei musulmani nei confronti della politica, così la paura della fitna dominava la vita privata. “Non c’è tensione tra Islam e sessualità fintanto che la sessualità viene espressa armoniosamente e non è osteggiata. Ciò che l’Islam considera come negativa e antisociale è la donna e il suo potere di creare la fitna”. È significativo che in arabo il termine fitna viene impiegato per designare una bella donna, perché “ogni volta che un uomo si trova dinanzi a una donna, potrebbe verificarsi una fitna”. Le paure musulmane che la lussuria femminile porterebbe all’anarchia inducono Fatima Mernissi a mettere le donne sullo stesso piano degli harbis: “L’ordine musulmano fronteggia due minacce: l’infedele all’esterno e la donna all’interno”. Se i credenti provano poco disagio per l’atto sessuale in quanto tale, sono però ossessionati dai pericoli posti dalle donne. “L’intera struttura sociale può essere vista come un attacco e come una difesa contro la forza dirompente della sessualità femminile”.

Implicazioni 

Da ciò ne conseguono due punti fondamentali per i tempi moderni. Innanzitutto, le restrizioni islamiche sull’attività sessuale sono motivate da una preoccupazione di preservare il tessuto sociale piuttosto che da considerazioni morali. In secondo luogo, la società islamica ha sviluppato una serie di meccanismi istituzionali per reprimere la sessualità femminile, un “intero sistema (…) basato sul presupposto che la donna sia una creatura forte e pericolosa”.

Gli elementi principali di questo sistema consistevano nel tenere lontano le donne dagli uomini, ostacolando l’amore romantico e togliendo il potere alle donne. La civiltà islamica parte dal presupposto che le donne sedurranno ogni uomo disponibile e questo struttura la società in modo tale da impedire che ciò accada creando spazi separati e riducendo il contatto tra due persone di sesso opposto. Secondo la sharia, una donna e un uomo che vengono lasciati da soli in privato si suppone che abbiano rapporti sessuali; pertanto, è necessario fare di tutto per evitare che si verifichino tali situazioni. (Ovviamente, queste aspettative hanno in sé le premesse per realizzarsi: i musulmani che pensano di non potere controllare la loro sessualità forse non ci provano nemmeno.) Una separazione fisica tra persone di sesso opposto contraddistingue così la vita quotidiana nel mondo islamico; ogni donna e ogni uomo ritenuti suscettibili di trovarsi sessualmente attraenti vengono tenuti separati.

La civiltà islamica incoraggia le donne a rimanere in casa e indica come esempio la donna che ha dei servitori, che gode dei comfort domestici e di una posizione sociale, in modo da non avere bisogno di uscire di casa per interi decenni. Ogni uomo che può permettersi di farlo, tiene le proprie donne in casa. La casa stessa è strutturata per tenere le donne lontane dagli uomini che non hanno con loro alcun grado di parentela. Le abitazioni islamiche hanno muri esterni e finestre che si affacciano sui cortili interni, aumentando così la privacy. Dentro casa, l’harem separa la donna dagli spazi riservati agli uomini in cui possono avere accesso gli uomini estranei al nucleo familiare.

Il velo – “un’espressione dell’invisibilità della donne per strada” – esclude la presenza della donna dallo spazio riservato agli uomini che lei attraversa, perché gli spazi esterni appartengono agli uomini. Pertanto, è un’intrusa: 

“Una donna è sempre un’intrusa in uno spazio riservato agli uomini, perché è, per definizione, una nemica. Una donna non ha diritto a utilizzare gli spazi maschili. Se vi accede, turba l’ordine e la pace interiore degli uomini. Di fatto, commette un atto di aggressione contro di lui solo essendo presente dove non dovrebbe essere. Una donna in uno spazio riservato tradizionalmente agli uomini sconvolge l’ordine di Allah incitando gli uomini a commettere zina [fornicazione]. L’uomo ha tutto da perdere in questo incontro: la pace interiore, l’autodeterminazione, la fedeltà ad Allah e il prestigio sociale”.

Le donne dovrebbero avventurarsi all’esterno solo per motivi specifici, come fare acquisti, fare il bagno o per recarsi in visita da parenti.

Se i contatti casuali tra uomini e donne che non sono sposati minacciano la fitna, il pericolo equivalente tra partner sposati è quello dell’amore romantico. Non è escluso che un uomo possa essere talmente consumato dall’amore per sua moglie da trascurare i suoi doveri verso Dio. “Il coinvolgimento eterosessuale, il vero amore, è il pericolo che deve essere superato”; la vita islamica, quindi, mina la creazione di forti legami emotivi tra marito e moglie. Riduce il contatto tra loro separando nettamente i loro interessi: gli uomini si occupano della religione e del lavoro, le donne della casa e della famiglia. La moglie in genere non mangia con il marito, non lo accompagna nelle attività che si svolgono all’esterno della casa e i due non trascorrono insieme del tempo con i loro figli.

Gli ampi poteri del marito sulla moglie destabilizza la loro relazione; spesso è più la sua serva che la sua compagna. Può ripudiarla (con il divorzio) senza preavviso o può sposare un’altra donna. La poligamia riduce la probabilità di costruire un legame singolo e forte. I matrimoni combinati, soprattutto quelli fra uomini anziani e giovani donne, riducono la probabilità di stabilire un rapporto forte. La forza dei sentimenti tra madre e figlio spesso ostacola le relazioni tra il figlio e la propria moglie; e quest’ultima, a sua volta, cerca di instaurare con il proprio figlio un profondo legame affettivo. Nella misura in cui l’Islam ha avuto un’influenza, ne consegue che i coniugi trascorrono poco tempo insieme e ridimensionare i loro legami affettivi.

La mancanza di potere serve anche a contenere la capacità di una donna di minacciare le basi della società. Un marito può divorziare da sua moglie quando vuole, ma per divorziare dal proprio coniuge una donna deve perorare la sua causa davanti a un magistrato uomo e convincerlo a esercitare pressioni sul marito affinché le conceda il divorzio, poiché lei non può intraprendere un’azione legale nei suoi confronti. Una donna agisce tramite un tutore uomo, suo padre, il marito, un fratello o un altro parente. Da sola, potrebbe non viaggiare o lavorare. Dipende perfino dal suo tutore per sposarsi; in molte cerimonie nuziali islamiche non sono un uomo e una donna a scambiarsi delle promesse, ma due uomini: lo sposo e il tutore della sposa. Quest’ultimo può annullare un matrimonio contratto dalla donna senza che lui ne avesse dato il permesso.

La sharia valuta la testimonianza di una donna in tribunale quasi la metà di quella di un uomo (mettendola sullo stesso piano degli schiavi e dei non-musulmani). Tra gli altri segni di mancanza di potere  vi sono la patrilocalità, la consuetudine di far trasferire la moglie nella famiglia del marito, dove gli  interessi del coniuge sovrastano quelli della sposa, e la patrilinearità, che consiste nel sottolineare l’importanza dei figli e della paternità fisica. Pertanto, “tutte le istituzioni sessuali (poligamia, ripudio, separazione tra i sessi etc.) possono essere considerate come una strategia per contenere il potere [femminile]”.

In linea di massima, i musulmani hanno rispettato gli ideali islamici per le relazioni uomo-donna; e tali ideali hanno funzionato. “La coerenza tradizionale tra ideologia musulmana e realtà musulmana”, per quanto riguarda il sesso è stato motivo di soddisfazione per l’Umma negli affari privati che mancava nelle questioni pubbliche. Gli uomini prestavano più attenzione a Dio nell’insieme che alle donne, ma ciò richiedeva una vigilanza costante; persisteva sempre la paura che le donne potessero liberarsi delle loro restrizioni, fare allontanare gli uomini dalla sharia e rovinare la comunità. Queste paure si moltiplicarono quando l’Islam passò sotto il controllo europeo.

Incontrare l’Occidente 

I modelli occidentali delle relazioni uomo-donna negli ultimi secoli sono quasi sempre in conflitto con quelli islamici, creando un abisso tra ideali islamici e realtà musulmane. Gli occidentali non dividono il mondo in spazi maschili e femminili: le donne diventano visibili agli uomini, condividono l’intera casa e non evitano le finestre che si affacciano sulla strada. Le donne e gli uomini si mescolano socialmente e gli adulti spesso si ritrovano da soli con un membro del sesso opposto.

Mantenere le donne al chiuso non è un ideale, ma l’amore romantico lo è, incoraggiando forti legami tra marito e moglie. Anche la monogamia, le leggi sul divorzio più farraginose, la famiglia nucleare e il matrimonio tra partner della stessa età incoraggiano l’unità coniugale. Le donne occidentali hanno gradualmente conquistato la parità di genere, ottenendo il diritto di vivere, di lavorare, di viaggiare e di sposarsi come volevano. 

I recenti sviluppi in Occidente sono ancor più in totale contrasto con i costumi islamici: le turiste che viaggiano da sole nel mondo islamico, i bagni misti negli alberghi e nei resort nel mondo musulmano, i costumi da bagno ridotti, gli abiti alla moda attillati, la tolleranza delle manifestazioni d’affetto in pubblico, le allusioni sessuali nella pubblicità e la pornografia nei libri, nei film e nelle videocassette. Ogni parte tende a vedere le pratiche dell’altro come barbarie: se la promiscuità occidentale sgomenta i musulmani, le trecento mogli del sovrano saudita ‘Abd al-‘Aziz sconcertano altresì gli occidentali. Queste differenze non sono casuali, ma derivano da un contrasto fondamentale tra la religione cristiana e quella islamica: l’accento posto sull’etica contro quello posto sulle leggi. I controlli sull’attività sessuale rispecchiano questa differenza.

L’Occidente limita il sesso principalmente dando agli uomini e alle donne degli standard di moralità e applica le inibizioni sessuali attraverso una “forte interiorizzazione dei divieti sessuali durante il processo di socializzazione”. I cristiani hanno a lungo associato il sesso alla depravazione. “L’etica interiorizzata della castità prematrimoniale e post-nuziale sarà in genere sufficiente per prevenire gli abusi della loro libertà attraverso la fornicazione o l’adulterio ogni volta che si presenta un’opportunità favorevole. Tra gli occidentali per i quali la vecchia morale non vale più, prendono posto nuove considerazioni etiche e personali; sebbene siano più lassisti, anche costoro limitano l’attività sessuale a una piccola percentuale di possibili opportunità.

I musulmani, al contrario, dipendono da “garanzie precauzionali esterne” per limitare il sesso, “isolando le ragazze nubili o fornendo loro governanti o altre scorte protettive quando escono in pubblico e contrastano l’adulterio con espedienti come il velo, l’isolamento negli harem o la sorveglianza costante”. Come osservato, piuttosto che inculcare principi etici interiorizzati, l’Islam stabilisce dei limiti fisici per tenere separati i sessi e punisce duramente le trasgressioni, rendendo estremamente difficili le possibilità di incontro per le persone non sposate di sesso opposto, soprattutto nelle aree urbane. Mentre la civiltà occidentale fa affidamento sul senso di colpa personale per scoraggiare i misfatti, la civiltà islamica dà credito ai sentimenti di vergogna pubblica.

Questa differenza crea problemi alle persone che ravvisano nelle legge sacra una guida nella vita quotidiana, poiché perdono spesso il loro orientamento di fronte a restrizioni etiche interiorizzate. Abituati agli innumerevoli precetti imposti dallo stile di vita della sharia, i musulmani si aspettano di essere controllati dal loro ambiente. Non sorprende affatto che i musulmani di entrambi i sessi che vivono in contesti occidentalizzati spesso fraintendono le regole fondamentali, interpretando la libertà come una possibilità di fare quello che vogliono; questo può portare a comportamenti inaccettabili. Così, un uomo musulmano potrebbe fraintendere l’apparente disponibilità delle donne occidentali ed essere stupito dalle reazioni indignate alle sue avances. 

Le pratiche occidentali attirano immancabilmente alcuni musulmani, comprese le donne che vogliono ottenere la libertà e i diritti di cui godono le loro controparti occidentali e gli uomini sono attratti dal brivido di avere un maggiore contatto con le donne, sia emotivamente sia spazialmente. (Si potrebbe tuttavia osservare che gli uomini musulmani spesso si aspettano di mantenere intatto il loro vecchio potere.)

Altri temono fortemente gli effetti delle influenze occidentali: per i fondamentalisti, l’idea di avvicinare uomini e donne rischia di minare la capacità maschile di osservare la sharia; i non-fondamentalisti vedono il problema nel modo più diffuso, ravvisando nei contatti non regolamentati tra i sessi una minaccia per le fondamenta della vita comunitaria. La resistenza alle influenze occidentali ha poco a che fare con la moralità e dipende piuttosto dai timori di forze scatenate che distruggerebbero la società islamica.

La riluttanza ad accettare i costumi occidentali è quindi dettata principalmente da preoccupazioni politiche e i musulmani considerano “ogni cambiamento nei rapporti uomo-donna come una minaccia alla forza dell’Umma”. L’apprensione in merito alla dimensione politica delle relazioni tra i sessi permea la vita musulmana. Pertanto, nel 1971, un uomo marocchino scrisse una lettera a un servizio di consulenza, descrivendo le difficoltà da lui affrontate sposando la donna che amava: “Non riesco più a concepire la mia vita senza questa ragazza e se provassi a separarmi da lei potrei trovarmi in una situazione che è pericolosa non solo per me, ma anche per l’Umma musulmana, e anche per la religione”. Quando uno scandalo che coinvolgeva delle operaie che avevano posato nude per delle foto richiamò l’attenzione del primo ministro dello Stato di Selangor, in Malesia, egli rispose definendo tale scandalo una questione “pericolosa quanto il comunismo e quanto la minaccia posta dai criminali”.

Le influenze occidentali sulle relazioni tra i sessi incidono molto di più della vita personale; minando l’ordine islamico come ideologia politica, tali influenze inducono numerosi musulmani a temere tutto ciò che è collegato all’Occidente e alla vita moderna. L’Occidente non rappresenta soltanto una minaccia esterna, come infedele; erode anche i meccanismi islamici per far fronte alla minaccia interna, la donna.

L’antinomismo ha effetti simili anche in altri ambiti della vita privata, intaccando il divieto di consumare carne di maiale, l’alcol, la droga, di giocare d’azzardo e di addebitare interessi. I musulmani che abbandonano la legge non la rimpiazzano con un codice di etica personale, ma si concedono una gratificazione sfrenata. Scambiando la libertà per licenza e l’etica personale per indulgenza, alcuni musulmani non praticanti continuano a infischiarsene dei precetti morali ancor più fondamentali, come quelli riguardanti la fiducia, il rispetto e l’onestà. Questo comportamento getta comprensibilmente un’ombra sui costumi occidentali.

L’amoralità dei musulmani che non sono osservanti conferma la determinazione dei musulmani devoti di vivere rigorosamente secondo i dettami della sharia, dividendo le società islamiche in due fazioni, i fondamentalisti e gli occidentalizzati, i religiosi e gli anti-religiosi, i morali e gli amorali, compassati e gli edonisti. Soltanto alcune persone (e la maggior parte di loro tende a provenire dalle classi superiori) trovano posto nella nicchia di mezzo in stile occidentale, adottando una condotta  etica ma non religiosa. Contrariamente all’arena politica, dove molti musulmani si collocano nella sfocata via di mezzo del riformismo, gli stili privati sono polarizzati, dividendo e destabilizzando l’Umma.

*Traduzione di Angelita La Spada – http://www.danielpipes.org

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